Crisi: La scuola di Chicago e la crisi di inizio millennio

“La Scuola di Chicago porta le responsabilità dell’idea che i mercati sono auto-regolati e il ruolo migliore per il governo è di non fare nulla ” (J. Stiglitz).

LA SCUOLA DI CHICAGO E LA CRISI DI INIZIO MILLENNIO

Paper di Giuseppe GAROFALO e Paolo FETONI (Università della Tuscia)

Abstract

Dopo l’autocritica di Richard Posner (“A failure of capitalism”, nel 2009, e alcuni interventi successivi), posizione condivisa in parte da Gary Becker, vi è da chiedersi cosa rimanga della scuola di Chicago, nata, all’inizio degli anni 30 del secolo scorso, con Knight, e affermatasi, negli anni 80, come nuova ortodossia con Lucas (Reh) e Fama (Emh).

La crisi finanziaria ha, in tal senso,posto in una nuova luce il dibattito Saltwater school (le università Usa della costa) vs Freshwater school (le università vicine ai Grandi laghi, tra cui Chicago). L’intervento ricostruisce lo sviluppo della scuola di Chicago ed il consolidarsi di think tank conservatori (in particolare la Mont Pelerin Society di, tra gli altri, von Hayek e Friedman), e,soprattutto, le posizioni più recenti della Scuola, comprese alcune meno organiche (Diamond,Kashyap, Rajan, Zingales).

Al centro del dibattito è il tema fallimenti dello Stato vs fallimenti del mercato e il ruolo delle istituzioni. Sul piano metodologico in discussione è la relazione tra law and economics (L&E), riguardo alla quale è istruttivo il confronto Chicago (di nuovo Posner, prima e seconda maniera) vs Yale (Calabresi).

Dopo aver mostrato gli echi del dibattito in Italia, ci si chiede, in conclusione, se le anomalie che si riscontrano nel paradigma consolidato (Reh, Emh, ma anche L&E) prefigurino l’abbandono degli schemi precostituiti a favore di un quadro teorico meno rigido (Ike, con, oltre a Keynes, il chicagoano Knight), o una semplice pausa di riflessione.

Scarica il papers – file pdf.pag.45

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