Crisi: C’è la ripresa?

Indice OCSE

In Germania volano a giugno gli ordini all’industria.

Crescita del 4,5% su base mensile contro attese limitate a un +0,9 per cento. Su base annua flessione del 25,3 per cento.

Cina, Usa e Germania guidano la ripresa globale.

In estratto: ilsole24ore.com

È finita? Sì, sembra proprio di sì. Fare previsioni è diventata un’attività rischiosa, ma gli analisti ormai sono quasi certi: il mondo sta uscendo dalla crisi. La ripresa è lenta, zoppicante, e non coinvolgerà subito i lavoratori, che continueranno a soffrire; ma le prospettive sono positive.

Il super indice dell’OCSE segnala che l’Italia è prima in Europa per segni di ripresa: il superindice italiano è salito di 4,8 punti percentuali a 103,3. ( +3,3%). La Francia è seconda a 102,7 (+2,7%). La Germania a 95 (-5%). La Cina 96,3 ( -3,7%). Gli Stati Uniti 92,8 (-7,2%).

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Cosa ci attende?

Io lascerei perdere gli indici, quelli per il momento servono al governo per fini propagandistici (c’è troppa volatilità sui dati macroeconomici).

Quello che invece ci dobbiamo aspettare è semplicemente quello che è sempre stato, il  riequilibrio che avviene dopo ogni crisi economica.

La crisi è di fatto: un evento “potenzialmente trasformativo” legato a un periodo caratterizzato da calo della produzione e/o del reddito.

La crisi odierna ci sta dimostrando sempre più che lo sviluppo economico contemporaneo si sta strozzando con un cappio che si è preparato da solo. Una buona parte del tasso di crescita economica degli ultimi anni, spesso anche portentoso, si è fondato sull’indebitamento dove a garanzia c’era il nulla, e la grave recessione in atto ce lo sta dimostrando, riportandoci indietro.

La crisi, ci sta riportando indietro ai volumi  concreti dell’economia reale, annullando i volumi raggiunti con la finanza, che ha fatto da surrogato all’economia esprimendo valori slegati dalla realtà; e la tanto attesa ripresa potrebbe non essere altro che una lunga ed estenuante stagnazione.

Il mercato finanziario è cresciuto troppo rispetto al mercato reale anche a causa degli strumenti ibridi di indebitamento, sempre più complessi e di difficile valutazione fino a che non sono andati in in default (tralascio per una questione di sintesi, il ruolo perverso e moralmente dubbio delle agenzie di Rating).

Quindi va bene guardare al miglioramento dei dati sul mese precedente, ma quello che preoccupa è : quando raggiungeremo i livelli di produzione antecedenti la crisi?

Perchè senza quei livelli di produzione, ci sarà inevitabilmente chi non rientrerà  molto presto a livelli e tenori di vita che aveva prima del 2007.

Non andrebbe mai dimenticato che l’indebitamento degli Americani di fatto alimentava la domanda aggregata. Gli Americani così agendo, si erano sostituiti agli investimenti statali che spesso sevono a tale scopo.

Insomma, se vuoi dare una casa a tutti, anche a chi non ha un lavoro, non ha reddito e non può dare garanzie, ci sono due modi:

1-gli presti i soldi sapendo che difficilmente te li protrà restituire,

2-costruisci le case come stato e le dai in affitto in proporzione al reddito.

La cultura Americana ha favorito la prima ipotesi. Inoltre le guerre vanno finanziate e sostenute dal consenso democratico; in questo caso la senzazione di benessere economico crea consenso sulle scelte politiche messe in atto.

In conclusione, non vi illudete,  guardare il bicchiere mezzo pieno non gioverà alla realtà dei fatti, forse aiuta qualcuno a vivere meglio, illudendosi, che è quasi finita o che le conseguenze ricadranno sugli altri.

Di fatto: oggi non è ancora chiaro chi pagherà le conseguenze materiali dell’attuale crisi economica e per quanto tempo.

Solo una  combinazione massiccia di politica-economica e di welfar messe in atto contemporaneamente può darci la speranza che la crisi possa essere superata limitando i danni.

Il welfar:

– deve mettere in atto la riorganizzazione degli ammortizatori sociali in senso universalistico.

La politica-economica:

– si deve riappropriare del concetto di programmazione di lungo periodo, attuando progetti per nuove e moderne infrastrutture sul versante dei trasporti,della mobilità urbana, sviluppo delle nuove fonti energetiche, di servizio alla famiglia come asili e scuole,

– andrebbero ampliati i servizi alla persona  il cosiddetto terzo settore è fondamentale e andrebbe agevolato sul versante fiscale,

– Incentivazione fiscale per chi investe in R&S e nell’innovazione tecnologica,

– Sgravi fiscali in base al reddito, agevolando i redditi da lavoro dipendente bassi e medio bassi, equilibrando le minori entrate con una forte e sotanziale riforma dei costi dello stato eliminando la burocrazia inutile e i privilegi di casta.

– Liberalizzazione delle professioni, agevolando le nuove iniziative con la creazione di banche d’impresa che sappiano valutare la fattibilità e la redditività dei progetti. Banche che abbiano la capacità di rischiare assumendosi l’onere di finanziare nuove attività imprenditoriali sulla base di un Business Plan, eliminando la richiesta delle abituali garanzie. Garanzie che non può certo dare chi entra per la prima nel business d’impresa.

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