Crisi: Italia il Credit Crunch c’è eccome!

Fonte La Repubblica del 07/12/2009 Finanza e Mercati pag.14

Credito, in Italia non c’è stato ‘crunch’ ma alle imprese serve un sostegno diverso.

di Giovanni Ajassa (Responsabile del centro studi di BNL)

Il conto è semplice. Basta prendere il valore dei prestiti bancari alle società non finanziarie, dividerlo per l’ammontare del PIL annuale e moltiplicare per cento. Il risultato, che gli economisti chiamano “intensità creditizia”, ci dice quanti euro di credito alle imprese esistono ogni 100 euro di prodotto interno lordo della nazione. Agli albori della crisi finanziaria, alla metà del 2007, in Italia c’erano 51 euro di prestiti alle imprese per 100 euro di Pil. A settembre 2009 i 51 euro di metà 2007 sono diventati 57. E’ vero che il credito alle società non finanziarie ha decelerato, tanto da posizionarsi su una crescita annua intorno allo zero all’inizio dell’autunno. In alcune branche produttive è anche diminuito. Ma l’attività economica ha fatto decisamente peggio.

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La Questione se in Italia c’è il credit crunch o no è una diatriba che si è innescata fin dagli inizi di questa crisi.

L’ottimo Giovanni Ajassa che dirige il centro studi di BNL ( trovate il  link sulla barra destra del sito) fa una valutazione a mio parere troppo semplicistica, riprende in sostanza quello che è stato il documento di Novembre dell’ABI.

Nonostante io abbia stima del centro Studi di BNL tanto da consultare settimanalmente i loro Focus economici, che hanno il pregio della chiarezza e della semplicità, di conseguenza sono  alla portata di tutti. Questa volta però non sono assolutamente d’accordo con l’editoriale del direttore.

Purtroppo le statistiche sono come i polli di Trilussa ” se siamo in due e io mangio due polli, per la statistica abbiamo mangiato un pollo ciscuno”, da qui il fatto che bisognerebbe andare oltre un dato puramente quantitativo.

Da una parte è vero: il PIL è calato,di conseguenza in condizioni normali deve calare anche il prestito alle imprese sopratutto quello erogato per finanziare i flussi di cassa. Va detto però , che sul montante dei prestiti bancari le PMI sono quelle che di più hanno sempre subito una certa stretta creditizia da parte delle banche. Ora per via della crisi in atto e altri fattori strutturali propi dell’Italia che vedremo in seguito le PMI stanno subendo una stretta creditizia non sostenibile. Non bisognerebbe mai dimenticare che: le PMI sono quelle aziende che più di ogni altro mantegono e reintegrano l’occupazione locale nei confronti della grande industria che disloca e licenzia .

Il dato sulla stretta creditizia è confermato dall’organismo per eccellenza del sistema bancario, la Banca D’Italia, che nel suo bollettino economico n.59 di ottobre  2009 a pag.30 produce questo grafico:

Come si può vedere l’indice di indebitamento verso le banche è calato per tutto il settore produttivo, ma le PMI avevano chiesto meno denaro alle banche negli anni precedenti alla crisi.

L’indice cala fino a zero, segno evidente di una forte stagnazione delle cotrattazioni. Insomma le banche si sono limitate a gestire il corrente quando attirittura non hanno chiesto i rientri delle posizioni a vista.

Inoltre, dal grafico fornito con l’articolo di Repubblica, emege che il nostro sistema produttivo è il più indebitato verso il sistema bancario rispetto a quello di Germania e Francia, con una forchetta di diversi punti percentuale. Ma il grafico della Banca D’Italia evidenzia: che questo non dipende dalle PMI, come si vede la linea del debito delle PMI è essenzialmente stazionaria dal 2002 fino a metà 2007; E questo la dice lunga in un paese il cui sistema produttivo è fatto essenzialmente di PMI.

Inoltre non andrebbe mai dimenticato, che l’Italia è l’unico paese in Europa una parte di pagamento anticipato sulle tasse, è un paese dove la gestione del saldo i.v.a. con l’erario a tempi lunghi, inoltre l’Italia è un paese in cui la Pubblica Amministrazione a tempi biblici di pagamento. Questi sono tutti fattori che sottraggono risorse di denaro liquido alle imprese,obbligandole, a ricorrere al sistema bancario per finanziare i flussi di cassa necessari alla produzione. Le PMI sono state quelle che maggiormente hanno investito per far fronte alla competizione imposta dalla globalizzazione, ora che la produzione è calata, rischiano di non avere liquidità sufficente per far fronte agli impegni economici presi in precedenza.

La nostra struttura produttiva fatta di PMI, è stata riconosciuta da tutti gli adetti ai lavori come il settore più dinamico della produttivita, un settore imprenditoriale che mantiene l’occupazione locale per i motivi sopra scritti. Mi sembra di poter affermare: che lasciare morire questo settore produttivo per carenza di credito sia un grosso errore come sistema paese. Sopratutto dopo che le banche sono state salvate grazie alle massiccie operazioni di politica monetaria non convenzionale (soldi pubblici e quindi di tutti noi). Di conseguenza: non solo è un atto ingiusto, ma è soprattutto delterio. Si rischia una volta  finita la crisi, di ritrovarci con il settore industriale più dinamico che abbiamo completamente decimato. Un settore produttivo che difficilmente potrà essere ricostruito in tempi brevi.

Bisogna che chi fa politica economica in questo paese ricordi ai banchieri: che la funzione storica delle banche è quella di essere di supporto alla crescita del sistema economico e non viceversa.

Approfondimenti:

Prestiti alle imprese in calo. Confindustria: è credit crunch

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