Un risparmiatore consapevole – Rapporto 2009

Un risparmiatore consapevole – Rapporto 2009 sul risparmio e sui risparmiatori in Italia.

La crisi non ha fermato il risparmio. In Italia, secondo il Rapporto 2009 di BNL e Centro Einaudi, la percentuale di chi è riuscito a risparmiare risale quest’anno al 47% dal 31% del 2008.

Migliora il giudizio sulle condizioni correnti del reddito famigliare, che il 57% degli intervistati considera sufficiente o più che sufficiente.

La fase acuta della crisi è stata superata, ma c’è un bradisismo della lungimiranza che rischia di pesare sugli orizzonti, rendendoli più incerti e più brevi.

All’inizio degli anni Ottanta, quando iniziò la serie del Rapporto BNL-Centro Einaudi, la quota di coloro che dichiaravano di risparmiare sulla base di obiettivi specifici era pari al 60%. Oggi questa quota è ridotta al 24%.

Allo stesso modo, nel 2009 la percentuale di chi individua nella sicurezza di non perdere il capitale la qualità primaria di un investimento del risparmio tocca un massimo del 56%.

Distanziati si collocano il rendimento di breve periodo, la liquidità e, soprattutto, il rendimento che si può ottenere nel lungo termine al quale solo il 9% degli intervistati assegna una posizione di primato. Meno di un italiano su dieci volge prioritariamente lo sguardo al lungo termine nell’investimento dei propri risparmi. Questo accorciamento d’orizzonte non è privo di fondamenti. La svalutazione del futuro rispetto al presente è anche un correlato diretto dell’eccezionale abbassamento che la crisi ha prodotto in quello che è l’incentivo fondamentale alla rinuncia al consumo immediato e al trasferimento di risorse dall’oggi al domani.

Permangono preoccupazioni sugli orizzonti a medio termine: circa due risparmiatori su tre ritengono che gli anni 2010-2015 rappresenteranno un periodo di abbassamento del tenore di vita e di crescita debole. Rimane solida la fiducia nelle banche – che nel 66% dei casi non è inferiore ai livelli pre-crisi – e cresce la quota di coloro che effettuano confronti e risultano aver cambiato il proprio intermediario principale nel corso degli ultimi due anni.

Come si può osservare nella tabella sotto le famiglie con un mutuo ipotecario mostrano una situazione complessivamente meno problematica rispetto a quella evidenziata dalle famiglie indebitate a breve termine.

Tale circostanza è la risultante della maggiore selettività degli intermediari nella concessione dei mutui e della più ampia domanda di credito al consumo da parte dei nuclei familiari caratterizzati da redditi più bassi, come dimostrano le differenze socio-economiche tra mutuatari e intervistati con finanziamenti al consumo. La categoria apparentemente più a rischio risulta essere quella delle famiglie che hanno ceduto il quinto dello stipendio (o della pensione).

La crisi economica e le difficoltà delle famiglie indebitate
(valori percentuali riferiti agli intervistati che hanno stipulato i singoli contratti)

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