Crisi:Quale pensiero economico per la ripresa? Chi la guiderà?

Nella foto l’economista Canadese J.K.Galbraith

John Kenneth Galbraith diceva che come le guerre sono troppo importanti per essere lasciate ai generali, così una crisi economica è troppo importante per essere lasciata agli economisti.

Sopratutto se gli economisti sono detentori del solito pensiero economico che ci ha guidati verso questa crisi, la più tremenda crisi economica degli ultimi cento anni.

Peter Drucker sosteneva che i Manager “sono gli uomini della conoscenza” una conoscenza che secondo Drucker doveva essere messa a disposizione dell’impresa, e di conseguenza della comunità.

Nel pensiero di Drucker l’impresa non è un soggetto estraneo alla comunità, ma è integrata in essa ed è il veicolo con cui le comunità raggiungono il benessere economico.

Purtroppo di persone oneste come Drucker non ne sono rimaste molte, guardando la situzione attuale sembrerebbe che il mondo sia stato guidato dall’ignoranza invece che dalla conoscenza.

Non solo: sembrerebbe anche un mondo stupido perchè come affermava M.Weber la differenza fra uno stupido e uno intelligente si vede dalla prova martello ” lo stupido dopo essersi dato una martellata sul dito lo rimette esattamente al solito posto, l’intelligente sposta il dito”.

Ora dove andrà il mondo se lo guidano uomini come Martin Feldstein mi sembra di poter affermare che è una cosa già nota.

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Grazie Reagan grazie Thatcher non si torna indietro di Martin Feldstein

Trent’anni fa Ronald Reagan e Margaret Thatcher innescarono una radicale rivoluzione politica e di pensiero in economia e nella politica globale. Le economie di Stati Uniti e Gran Bretagna sono oggi profondamente diverse rispetto ad allora, proprio in ragione di ciò che essi fecero. Il crollo del comunismo in Europa orientale e dell’ex Unione Sovietica sono stati anch’essi frutto delle loro politiche.
Naturalmente, Reagan e Thatcher hanno sempre avuto critici e denigratori, alcuni dei quali oggi credono che l’economia mondiale ritornerà alle politiche pre-reaganiane e pre-thatcheriane. Ma chiunque ricordi come erano l’economia americana e quella britannica prima di Reagan e Thatcher, chiunque conosca i loro cambiamenti, deve riconoscere che il mondo non può più invertire il senso di marcia.
Ho avuto la fortuna di lavorare per il presidente Reagan in qualità di consulente capo per l’economia. Per i suoi stretti rapporti con il primo ministro britannico Thatcher ho avuto molteplici occasioni di incontrare anche lei. Posso sinceramente dire che entrambi sono stati rivoluzionari nel loro modo di pensare e nella loro abilità di ispirare gli altri ad accettare cambiamenti fondamentali.

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