Crisi: In Italiai livelli di produzione sono tornati indietro di 100 trimestri.

I livelli della produzione industriale italiana sono tornati indietro, a causa della crisi, di quasi 100 trimestri.

È quanto si legge in un occasional paper della Banca d’Italia dal titolo ” La crisi internazionale e il sistema produttivo italiano:un’analisi su dati a livello di impresa”, appena pubblicato.

Secondo gli esperti di Bankitalia, «misurato in termini di trimestri persi, cioè di quanto indietro nel tempo sono tornati i livelli della produzione, la maggiore gravità della situazione italiana risulta evidente: i 12 e i 13 trimestri di Francia e Germania si confrontano con i quasi 100 dell’Italia». Nel complesso nel nostro Paese le merci prodotte, nella scorsa primavera, «si sono riportate al livello della metà degli anni Ottanta».

Il paper prende in considerazione gli effetti delle ultime tre ondate di recessione globale: quella registrata nel 1974-1975, quella dei primi anni Novanta e quella generata dalla crisi dei mutui subprime in America a partire dal 2008. Negli anni 74-75 l’Italia aveva perso circa 12 trimestri in termini di produzione industriale e circa 8 trimestri in termini di prodotto interno lordo, contro i 10 della Germania e i 7 della Francia. Nella crisi del 92-93, invece, il «salto all’indietròo» in termini di livelli di produzione nel nostro Paese era stato di 23 trimestri.

Secondo lo studio, inoltre, le aziende «che tra il 2000 e il 2006 avevano avviato un processo di ristrutturazione hanno saputo, a parità di altre condizioni, reggere meglio l’urto della crisi, riportando risultati meno deludenti in termini di fatturato, occupazione e investimenti, e prospettando effetti meno pesanti sulla propria attività nell’immediato futuro».

Difficile, però, anche per gli esperti di Bankitalia, esprimere valutazioni sulla fuoriuscita dalla crisi.

«Le prime indicazioni di una attenuazione della fase recessiva – si legge nell’occasional paper – non permettono ancora di valutare la persistenza e l’entità del recupero della domanda mondiale».

Anche in questo caso, per valutare la situazione attuale viene in soccorso lo studio delle crisi degli anni passati.

Secondo lo studio, infatti, «diversamente da quanto avvenuto nel passato, quando le esportazioni avevano contrastato il ciclo negativo, sostenendo la ripresa dell’economia (nel 74-75 grazie alla rapida ripresa del commercio mondiale, nel 92.93 sospinte anche dalla svalutazione della lira), oggi la domanda estera – avvertono da Bankitalia – potrebbe esercitare una spinta assai meno forte».

Le previsioni delle principali istituzioni internazionali, ricorda ancora lo studio, non lasciano intravedere un «pronto e consistente recupero del commercio mondiale che, nelle stime del Fmi, dopo un calo del 12% quest’anno, segnerebbe un debole incremento l’anno prossimo, inferiore al 3%». Inoltre sembra difficile anche ipotizzare «un deprezzamento dell’euro, che comunque non apporterebbe all’Italia il vantaggio competitivo che ci derivò dalla svalutazione della lira all’inizio degli anni ’90». In conclusione, «la ripresa – si legge infine nello studio – dipenderà crucialmente dal recupero di efficienza e competitività nel nostro sistema produttivo».

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