Crisi: E’ giunto il momento delle scelte!

Grafico nostra elaborazione. Fonte dati Angus Maddison

«Sindrome 37» Roosevelt tagliò il New Deal troppo presto.

Fonte: Il sole24ore.it

C’è sempre una vulgata che passa di bocca in bocca, non corrisponde molto alla storia vera, e per farlo dimentica pezzi che guasterebbero il quadretto.

Ad esempio, il cruciale 1937 è sistematicamente ignorato dalla vulgata degli anni 30 americani e del New Deal, ricchi di insegnamento oggi anche per l’Europa, che allora viveva le sue convulsioni post e pre belliche e ha poco da insegnare.
La vulgata dice che Franklin Roosevelt arrivando nel marzo del 1933 applicò la ricetta keynesiana della spesa pubblica a oltranza e alla fine, ci volle qualche anno, risollevò l’economia. Happy days are here again diceva la canzone della campagna roosveltiana del ’32. Sembrava quasi vero, riuscito, a inizio ’37. Non ancora happy, ma almeno un po’ meno gloomy. Poi, a ’37 inoltrato, un secondo capitombolo, per certi aspetti peggiore di quello del ’29-30. Per una serie di errori che, ha scritto domenica Paul Krugman sul New York Times, l’amministrazione Obama non deve ripetere. Krugman insiste da tempo su questo e lo dicono dalla scorsa primavera anche altri economisti fra cui Christina Romer, capo dei consiglieri economici della Casa Bianca.

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Riflessione.

E’ giunto il momento delle scelte!

Ora gli economisti si dividono come sempre, c’è chi come Alesina( leggi nostro post in merito) e vuole un ritorno alla medicina della mano invisibile del laissez-faire .

E chi invece come P.Krugman e Joseph Stiglitz vogliono un maggiore intervento da parte dello stato, al fine di consolidare il lavoro gia fatto ed evitare gli errori del passato.

La mia simpatia per keynes mi porta a vedere con favore la tesi del consolidamento. Ma sarei sciocco se mi basassi solo sulle simpatie, per la verità la via maestra dovrebbe essere la storia essa e soltanto essa è maestra di vita. Nei grafici proposti si vede chiaramente non solo l’errore di Roosevelt del 1937 ma è evidente che in un arco di 30 anni solo una politica che punta alla piena occupazione raggiunta con l’economia di guerra e la successiva attuazione del piano Marshall porto gli Stati Uniti (e non solo loro) fuori dalla recesione, gettando le basi per i successivi anni di prosperità.

Grafico nostra elaborazione. Fonte dati Angus Maddison

Perchè bisogna puntare sulla piena e buona occupazione?

Il costo della disoccupazione

Tra i costi dell’economia, quello della disoccupazione è il più drammatico. Ogni disoccupato costa non solo perché è a carico della collettività, ma anche perché la sua produzione potenziale è persa. Quando la disoccupazione è di massa, come nel caso attuale dei paesi dell’EU, essa diventa il principale costo dell’economia. Se vogliamo innestare la ripresa economica, risanare i bilanci ecc., questo costo deve essere assolutamente rimosso.

Nel 1945, sul finire della Seconda Guerra Mondiale, uno dei principali collaboratori di Roosevelt, Henry Wallace, elaborò un calcolo della ricchezza persa a causa della disoccupazione.

Il risultato fece una tale impressione che sotto il suo impatto pubblico fu varata la Legge per la Piena occupazione che il Congresso varò nel 1946. Wallace era stato ministro dell’Agricoltura e del Commercio di Roosevelt, di cui si apprestava a raccogliere l’eredità politica e la Presidenza, ma la corrente avversaria nel Partito Democratico impose Truman e le cose presero un’altra piega. Tenace sostenitore della teoria economica di Alexander Hamilton e del suo Rapporto sulle Manifatture, Wallace pubblicò un libro intitolato “60 Million Jobs”, che rilanciava l’obiettivo delineato da Roosevelt di creare 60 milioni di posti di lavoro nel dopoguerra proseguendo nel ruolo dirigistico dello stato inaugurato con il New Deal e proseguito con la mobilitazione bellica. In quel libro Wallace calcolò e illustrò con un grafico il dato secondo cui la disoccupazione seguita alla Grande Crisi del 1929 aveva provocato agli Stati Uniti la perdita di 350 miliardi di dollari, equivalenti a due volte l’intera produzione del 1942 causa della Grande Depressione. Il fondo della depressione si toccò nel 1932, con oltre 10 milioni di disoccupati.

Grafico di Henry Wallace

Dal 1933, anno di partenza del New Deal, la curva dell’occupazione risale decisamente, fino a oltrepassare nel 1942 la soglia della piena occupazione e della forza lavoro impiegabile. E’ un paradosso che si spiega con la mobilitazione bellica che coinvolse le donne e gli anziani normalmente non considerati come parte della forza lavoro. Per fare questo calcolo, Wallace aveva preso come punto di riferimento la piena occupazione raggiunta nel 1940 e addirittura superata durante la mobilitazione bellica.

Il ragionamento di Wallace era elementare: volendo mantenere la piena occupazione nel dopoguerra dobbiamo garantire posti di lavoro al 55% della popolazione, percentuale raggiunta prima del 1929. Da qui, la cifra di 60 milioni di posti di lavoro da raggiungere nel 1950. La maggior parte dei nuovi posti di lavoro avrebbe dovuta essere creata nelle manifatture, l’unico settore in grado di generarne altri, e i bisogni del mercato interno avrebbero avuto la priorità.

Approfondimenti:

Krugman: possibile nuova recessione in USA.Una probabilità compresa tra il 30% e il 40%. L’Economista teme l’esaurirsi dei programmi di stimoli federali.

America alla deriva tra Atlantico e Pacifico di Carlo Bastasin

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