Crisi: Il rapporto dello yuan-renmimbi con il $ USA.

Cina Manipolazione della valuta.

Lo sguardo troppo corto della Cina sul renmimbi di Lorenzo Bini Smaghi.

Accademici e autorità politiche sono perfettamente d’accordo sul fatto che per rimettere in sesto e in moto l’economia mondiale è necessario procedere a un significativo riequilibrio.

Si rendono infatti indispensabili maggiori risparmi nei paesi che presentano disavanzi e unamaggiore domanda nei paesi eccedentari, specialmente i mercati asiatici emergenti. Nondimeno, la maggior parte delle organizzazioni internazionali prevede che a medio termine gli squilibri nei pagamenti aumenteranno ancora. Il Fondo monetario internazionale calcola che i surplus delle partite correnti cinesi aumenteranno nel 2010 fino a raggiungere l’ 8,6% del prodotto interno lordo, dopo essere scesi l’anno scorso al 7,8 per cento. La ragione principale per l’attuale assenza di provvedimenti correttivi è che la classe politica in tutto il mondo più che sui vantaggi a lungo termine è incline a concentrarsi sui costi a breve termine delle operazioni di riequilibrio. Si tratta della medesima scarsa lungimiranza che è prevalsa nel periodo antecedente alla crisi, e che è ritornata ancora una volta in primo piano.

Si considerino, ad esempio, le attuali rigidità nelle politiche di cambio di varie economie asiatiche emergenti, in particolare quella cinese. Rimuovere queste rigidità gioverebbe sicuramente a un’economia mondiale più bilanciata, con benefici sia nei paesi eccedentari sia in quelli che presentano disavanzi.

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Nel grafico sopra si evidenzia: che dal 21 luglio 2005 l’aggancio al dollaro USA della valuta cinese lo yuan-renmimbi, Cala rispetto al decennio precedente del 20%.

Per dieci anni il renminbi è stato strettamente ancorato al dollaro statunitense ad un tasso fisso di 8,28 renminbi per dollaro statunitense. Il 21 luglio 2005 la Banca Popolare Cinese ha rivalutato il renminbi ad un tasso di 8,11 renminbi per dollaro statunitense. Le autorità cinesi hanno inoltre sganciato il renminbi dal dollaro statunitense preferendo un paniere di valute internazionali. Dal 21 luglio 2005 il valore del renminbi può fluttuare in una banda di oscillazione pari allo 0,3% del valore di riferimento della valuta.

Il tasso di cambio del renminbi è al centro di un teso dibattito internazionale.

Molti economisti, ed i governi di USA e della Comunità Europea ritengono che la moneta cinese sia fortemente sottovalutata, favorendo così eccessivamente le esportazioni cinesi e, con tale pressione, causando una forte limitazione del mercato del lavoro nei paesi più sviluppati.

Diverse imprese occidentali importatrici non si oppongono alla condizione di un renminbi così sottovalutato; data la loro condizione intermedia nel filone commerciale dei prodotti provenienti dalla Cina a prezzi così convenienti, la vendita di tali prodotti sul mercato occidentale permette amplissimi margini di guadagno.

Le autorità cinesi temono che l’abbandono del tasso di cambio fisso possa favorire le attività di speculazione finanziaria, la destabilizzare dell’economia cinese e la crescita del PIL, ritenuta ad oggi soddisfacente.

La conseguenza della politica cinese è un graduale depprezzamento della moneta cinese del 20% nei confronti del dollaro statunitense a partire dal luglio 2005 alla primavera 2008 costringendo L’America ad gravoso Trade Deficit.

Il governo Americano il 3 aprile 2008 ha preso i seguenti provvedimenti legislativi :

Cina Valuta Manipolazione Act del 2008.

Un disegno di legge che richiedere al Segretario del Tesoro di intervenire in materia di  manipolazione della valuta da parte della Repubblica popolare cinese.

I punti essenziali dell’intervento per definire il disegno di legge:

1) Definire il rapporto da portare all’attenzione del Congresso sul piano d’azione per porre rimedio a tale valuta manipolazione da parte del governo cinese.

2) Avviare rapidamente i negoziati bilaterali con la Repubblica popolare cinese al fine di garantire che di regolarmentare il tasso di cambio tra la moneta e il dollaro statunitense, al fine di consentire effettivo equilibrio delle rettifiche di pagamento e di eliminare un vantaggio concorrenziale sleale nel commercio

3) Incaricare il direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale (FMI) per utilizzare il voto degli Stati Uniti per garantire che la Repubblica popolare cinese ha una tale azione per conseguire questi obiettivi.

È interessante notare che l’introduzione di questo gioco di modificare la legislazione ha ricevuto una risonanza pari a zero nella stampa mainstream finanziaria.

Chiaramente, con l’introduzione di questa iniziativa si può dedurre che dell’equilibrio paralizzante dell’America, il deficit commerciale, è stata accusata di esserne responsabile la Cina, e il segretario americano del Tesoro Paulson  era stato incaricato di porre fine ad esso.

La Cina,  ha dimostrato come si è letto sui quotidiani in questi ultimi mesi, che non è disposta ad apportare il necessaro  aggiustamento monetario per lo yuan, aggiustamento necessario per consentire un sostanziale miglioramento della bilancia commerciale.

Ma qualcosa L’America dovrà fare, per rallentare la crescita delle esportazioni cinesi, visto i risultati  odierni che sono sotto gli occhi di tutti.

Per maggiori dettagli sulle conseguenze di questo modello di espoprtazioni da parte della Cina si rimanda a questo Post

Cambi euro, dollaro, yuan

Approfondimenti:

Paolo Savona: L’euro, il dollaro e il sogno di una politica europea indipendente.Una lettera aperta a Giacomo Vaciago.

La Cina pensa a svalutare yuan per sostenere l’export

Il nodo del cambio dollaro-yuan nell’agenda di Hillary in Cina

Il mercato dei cambi rischia di “congelare” la ripresa in Europa

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5 risposte a Crisi: Il rapporto dello yuan-renmimbi con il $ USA.

  1. e_ros ha detto:

    Ciao Key,
    due considerazioni.
    Gli Stati Unii non presentano ( dopo la correzioni dei consumi del 2008-2009 ) piu’ quei sbilaci nelle partite correnti degli anni precedenti. Anzi direi che già l’ano scorso ma penso anche quest’anno le ‘esportazioni’ americane nel mondo continueranno a crescere a due cifre.

    Dal punto di vista della Cina ti faccio presente che: a) detiene quasi 1 trl di titoli denominati in dollari americani ( capisci che concedere un anche un 10% di svalutazione significherebbe perdere quasi 100bln in conto capitale ) b) è errato pensare al mercato cinese come se fosse un economia di mercato ( ne riparleremo su questo punto ) c) i Cinesi ( a cui tutto si puo’ dire eccetto che sono ‘stupidi’) hanno ben chiaro in mente quello che successe al Giappone nei primi anni novanta DOPO che cedetro alle volontà americane di rivalutare la loro moneta ( ma in quel caso, sai, avendo i marines in casa!! ) :))

    Non confondere quelle che sono piccole mosse di ‘cabotaggio’ politico ( per accontentare una parte della base elettorale dei democratici ) con il quadro d’insieme dei rapporti geopolitici economici e finanziarie tra le due grandi potenze in questione.

    Saluti e a presto.

    • keynesiano ha detto:

      Capisco il punto di vista Cinese e_ros e detto fra di noi non è che il saldo della bilancia commerciale degli States godeva di buona salute anche prima del 2000 il grafico nell’altro post si ferma al 1955 ma il foglio eltronico elaborato arriva al II trim del 2008 ed è dal 1977 che il saldo della bilancia commerciale è negativo e gli anni prima non è che fosse sempre positivo. Quindi è probabile che gli Americani debbano cominciare a rivedere qualcosa nei loro stili di vita.

      Quello che non mi quadra, è la globalizzazione cosi come è tal quale, c’è troppa differenza nel costo della forza lavoro e non solo con l’Asia, ma anche in Europa con i paesi dell’est dove la manodopera costa di media 200 euro al mese, se ci aggiungi poi i vantaggi fiscali,la bassa legislazione sul lavoro ecc..ecc.. inoltre alla Cina aggiungi anche il vantaggio del cambio e il gioco è fatto. Hai voglia di aspettare l’emancipazione democratica portata dal benessere economico.
      Oggi con la tecnologia gira veloce tutto e non regge neanche più il fattore investimento in R&S anzi è proprio in quei posti che non mancano gli ingegheri e i soldi. E’ questo e_ros che non mi quadra! La teoria del commercio internazionale e dei vantaggi comparati o competitivi non funziona più nel XXI secolo.

      Concludo, dicendoti di non pensare che io sia anti-cinese mi giudicheresti male, ma il mio punto di vista è quello dell’imprenditore, e so bene che il sistema si adegua a tutto e noi ci stiamo cinetizzando.

      Ma tu che sei il vero economista, dovresti condividere con me, che l’economia e si la gestione delle risorse scarse del sistema, ma la gestione serve per far progredire in meglio e non in peggio.

      Poi se qualcuno mi dice: che siamo destinati ad una livellazione al ribasso perchè nel mondo siamo in tanti, allora comincio a pregare anche se non sono un praticante perchè penso proprio che ne sia arrivato il momento 🙂

      Ma prima di arrivare a tanto, forse c’è una soluzione politica, se la democrazia non si può esportare con le armi allora esportiamola con il benessere, chi vuole partecipare al libero mercato, deve attuare in un arco di tempo prestabilito dalle organizzazioni mondiali un minimo di regole che siano riconosciute democratiche, fra queste c’è un minimo di salario prestabilito, se le politiche di equilibrio interno al singolo paese non lo consente, allora all’adeguamento sul salario va per forza applicato un dazio compensativo. Il motto deve essere che si compete sulle capacità imprenditopriali, sulle capacità di sistema paese, ma non si può competere sul Dumpig sociale, crea guai alla lunga a tutti.

      Ciao e grazie del commento

      • e_ros ha detto:

        innanzitutto, non sono uneconomista. o meglio non lo faccio per lavoro. 🙂

        Tornando al tema… capisco il tuo punto di vista. diciamo che è ‘senso comune’. Peccato pero’ che questo ‘livellamento’ verso il basso dei salari nominali ( quindi, non ‘reali’, al netto dell’inflazione ) non è corretto né teoriccamente né empiricamente.

        la rivoluzione marginalista dei primi anni del ‘900 c’ha lasciato una serie di ‘leggi’ che valgono ancora oggi e che neanche keynes si permise di ‘invalidarle’. una di questa è la seconda legge marginalista,che dice cio’: P(a)/U(a)=P(b)/U(b). dove a e b sono due beni qualsiasi, P(.)= prezzo del bene e U(.)= utilità marginale nel detenere il bene.

        ora detto in termini teorici iPrezzi dei beni non convergono verso il basso ( e quindi i salari per produrli ) bensi convergono al rapporto tra il prezzo dei beni e l’utilità marginale di detenerli.

        Detto in termini pratici: tutto dipende da quello che produci. Ora, se io producono una magliettina bianca di cotone e il consumatore associa a quella magliettina un valore in termini di utilità/prezzo X, allora è chiaro che la cina ci fa il culo!! MA se a quella magliettina ci metti una sigla Dolce&Gabbana, allora il suo prezzo s’impenna PERCHè l’utilità marginale del consumatore ( in tutto il mondo ) nel detenere quella magliettina bianca diventa molto ma molto piu’ alta che del primo caso!!!!

        E guarda che la sigla D&G non è solo frutto del ‘marketing’ ma è anche un prodotto della manifattura italiana, dietro al quale ci sono stilisti, esperti di tessuti, il tessuto stesso, R&D.. etcetcetc… non so’ se mi sono spiegato.
        La specializzazione, la ‘nicchia di mercato’ e perchè no il’Made inItaly’ è quello che ci salverà dalla competizione mondiale.

        Quindi, investi in ricerca ed esporta!! 😉

        tanto è vero , che a dispetto delle varie cassandre sulla nostra competitività, l’export italiano ha sempre tirato neglli ultimi 5 anni e ha continuato a tirare anche nella crisi finanziaria.

        Fissare un salario ‘nominale’ minimo per legge a livello mondiale non mi sembra una buona idea.

        Altroè il caso invece di associare all’entrata del WTO una serie di regole anti-dumping piu’ stringenti. Ma, concludo, nel caso della Cina, ci si doveva pensare prima!!!

        Saluti e buona serata.

        Aspetto il prossimo post di Keynesiano. 😀

  2. keynesiano ha detto:

    Come non sei economista!!!!

    non sei tu quello della tesi di laurea su P.Sraffra 🙂

    Scherzi a parte, lo sei per me, in quanto a titolo conseguito con lo studio universitario,e non importa se non era economia la facoltà, anche P.Druker era avvocato fu economista per caso e sociologo per passione.

    Carl Menger e suguaci ringraziano, ma conoscevo la teoria del valore economico che si dà al terzo bicchiere d’acqua quando non si ha più sete.

    La Cina, hai ragione dovevamo pensarci prima aggiungendo al WTO la D di democratico WTOD,ma mai dire mai nella vita chissà che non sia possibile rimediare.

    Peccato che non mi convica più di tanto (allo stato attuale) la teoria del Brand, mi viene in mente il documentario della DISEL che produceva in Polonia e metteva il cartellino con il made in Italy sempre in polonia. Di conseguenza se vuoi produrre in italia lo devi fare rientrando in quei costi (Crisi:Prato,artigiani del tessili elemosina ai semafori. I Cinesi vendono i cappotti a 19 euro). Tralascio tutte quelle aziende che hanno investito come quelle dei termosifoni del Bresciano ma che si vedono fare concorrenza sleale (Le aziende del distretto bresciano si uniscono per combattere i prodotti contraffatti asiatici).

    Vedi e_ros io sono un Livornese residente nel pisano luogo di lunghe tradizioni tessili, ho visto donne (mia moglie) che è entrata in una fabbrica che lavorava per l’alta moda, e dico alta quindi pensa al massimo e ci sei. L’ho vista portarsi a casa capi fatti di strass da cucire uno per uno a mano, per preparare il campionario da mandare alle sfilate. Credo che in 30 anni di lavoro in quella fabbrica sia mancata solo per maternità e un paio di influenze. Ma un bel giorno il proprietario ha deciso di mettere a casa 110 donne e di aprire una fabbrica in Polonia, lasciando a Bientina solo il desing e l’amminitrazione.

    Intervistato dal giornale locale a risposto ” è il mercato bellezza”.

    L’export tira? si certo ma quando scoperchieremo la pentola non solo ci accorgeremo che tira perchè il costo della manodopera è tenuto basso dal precariato, ma non mi meraviglierei che in certi settori come il calzaturiero e il tessile anche nella mitica Toscana ci siano giovani che lavorano per 200 euro al mese quanto i polacchi o i rumeni.

    Il prossimo post è già programmato per domani mattina.

    Ciao e grazie, è un piacere dialogare con te Key.

  3. e_ros ha detto:

    Uhmmm…..

    Dal generale al particulare… e così non vale,pero’!! 🙂

    quello della maglietta di cotone era un esempio,ovviamente. La teoria vale per tantissimi produzioni fatte in Italia, comprate dagli italiani e non. ci sono prodotti a cui noi non sapremmo rinunciare, tutti italiani. E questo tu lo sai bene.

    Per quanto riguarda la filiera produttiva di Prato, penso che tu sappia bene che il problema non è solo quello della concorrenza ‘sleale’ (?) dei prodotti cinesi. Tanto è vero che non si comprenderebbe perchè proprio nel 2009 si venuto giu’ come un castello di carta. uncastello di carta, appunto.

    Ah, ultima cosa…io piu’ di Menger,parlerei di Alfred Marshall. Professore a cambridge del tuo amato keynes. 😉 alla prossima

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