Crisi: Crescita economica e istituzioni

Crisi: Area Euro,per il 2010 «Disoccupazione in aumento». Vola la crescita Cinese +10,2%.

Non c’è niente da fare ” le istituzioni contano siano esse formali o informali “.

In questo Post riporto alcuni dati economici dell’ultimo bolletino di gennaio della BCE. Ma prima dei dati segnalo un Workin Papers, in quanto ritengo che una lettura della crescita economia dal punto di vista dell’economia Istituzionalista nel suo complesso aiuti a capire meglio del perchè di certe anomalie. Le crisi sono sempre dei punti di rottura, i vecchi paradigmi vanno in soffitta e se ne affacciano di nuovi, o vengono rivisionati. L’intervento sul vecchio paradigma dipende dalla profondità della crisi stessa. In questo caso: la crisi è mondiale, gli assetti economici e di potere probabilmente cambieranno o saranno ridimensionati. Allora forse è meglio avere una visione più ampia delle cose.

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ISTITUZIONI ECONOMICHE E CAMBIAMENTO ISTITUZIONALE TRA VECCHI E NUOVI ISTITUZIONALISTI

Abstract. Il ruolo delle istituzioni economiche e del loro cambiamento, nell’analisi economica è stato a lungo sottovalutato o ignorato dagli economisti “main stream”. In questo saggio, dopo aver illustrato le necessarie definizioni che concernono l’economia istituzionalista e il loro ruolo nell’economia, presenteremo una rassegna della letteratura istituzionalista, concentrandoci in particolare sul confronto tra la vecchia (Veblen, Commons, Mithchell, ecc) e la nuova economia istituzionalista (Coase, Williamson, North, ecc). L’elemento essenziale che distingue i due approcci è l’individualismo metodologico, a cui la nuova economia istituzionalista rimane legata al contrario della vecchia che lo rifiuta. Questa differenza è fondamentale al fine di ammettere, o meno, la possibilità di processi di massimizzazione da parte degli agenti economici. In seguito affronteremo il delicato problema del cambiamento istituzionale. Infine, presenteremo tre modelli istituzionalisti (Olson et al., 1998; Rodrik, 1999; Jones e Hall, 1998) che, a nostro avviso, evidenziano bene lo stretto legame che esiste tra sviluppo economico da una parte, e governance, istituzioni e gestione del cambiamento istituzionale dall’altra.

Scarica il working Papers – file pdf. pag. 51

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I L CONTESTO ESTERNO ALL’AREA DE L L’ EURO:

“La disoccupazione nell’area dell’euro dovrebbe continuare ad aumentare, attenuando la crescita dei consumi”.

Lo scrive la Bce nel Bollettino mensile di gennaio, aggiungendo che si prevedeno “dinamiche complessivamente contenute dei prezzi, dei costi e dei salari, in linea con una lenta ripresa della domanda nell’area dell’euro e fuori dai suoi confini”.

Per l’economia mondiale si rafforzano i segnali di un ritorno alla crescita.

Nel contempo l’inflazione a livello internazionale è tornata in territorio positivo, per gli effetti base connessi ai prezzi delle materie prime. I rischi per le prospettive dell’economia mondiale sono ritenuti complessivamente equilibrati.

Vi sono evidenze crescenti di un’espansione dell’attività economica mondiale, sorretta sia dalle azioni di stimolo delle politiche monetarie e di bilancio sia dal ciclo delle scorte. L’indice mondiale dei responsabili degli acquisti (PMI) continua a segnalare una crescita dell’economia mondiale e in dicembre è salito a 53,4, da 51,7 nel mese precedente (cfr. figura 1).

Tale aumento va ricondotto in larga misura al recupero del settore manifatturiero, ma anche i servizi hanno continuato la loro ripresa.

Il recupero dell’attività è stato accompagnato da un incremento sostenuto della componente del PMI relativa ai nuovi ordini, soprattutto nel manifatturiero, a indicare una probabile espansione ulteriore di tale settore nel breve periodo.

Essendo rimasta lievemente negativa per alcuni mesi, principalmente a causa degli effetti base connessi ai corsi delle materie prime e all’ampio margine di capacità inutilizzata, l’inflazione generale al consumo sui 12 mesi nei paesi dell’OCSE è tornata in territorio positivo in ottobre ed è
salita all’1,3 per cento in novembre (cfr. figura 2).

Il tasso calcolato al netto dei beni alimentari ed energetici è stato pari all’1,5 per cento in novembre, lievemente inferiore rispetto a un mese prima. Il Global PMI Input Prices Index relativo al settore manifatturiero ha altresì evidenziato un sensibile incremento dei prezzi di acquisto degli input in dicembre, registrando la crescita maggiore da agosto, per motivi in parte riconducibili ai recenti rincari delle materie prime.

AREA EURO:

La crescita nell’area euro nel 2010 avrà un ritmo moderato e il recupero con tutta probabilità sarà discontinuo anche perché la disoccupazione dovrebbe aumentare. È questo l’allarme della Banca Centrale Europea nel suo bollettino mensile.

«Il Consiglio direttivo – si legge nel Bollettino – si aspetta un moderato ritmo di espansione economica nell’area nel 2010, riconoscendo che il processo di recupero risulterà probabilmente discontinuo e che le prospettive restano soggette a incertezza». Per la Bce infatti «alcuni dei fattori che sostengono la ripresa hanno un carattere temporaneo».

Il basso grado di utilizzo della capacità produttiva «potrà verosimilmente ridurre gli investimenti e la disoccupazione nell’area euro dovrebbe seguitare ad aumentare in certa misura, attenuando al crescita dei consumi». Di conseguenza ci si attende che l’economia nell’area cresca «a ritmo moderato nel 2010 e il processo di recupero potrebbe risultare discontinuo».

Non solo, secondo l’Istituto di Francoforte, «è probabile che l’attività sia frenata per un certo periodo dal processo di aggiustamento dei bilanci in corso nei settori finanziario e non finanziario, sia all’interno che all’esterno dell’area euro».


LA CINA E’ UN CASO A PARTE.

Fonte: il sole24re.it

Cina, nel quarto trimestre Pil +10,7%: «Il 2010 andrà meglio»

In Cina il Pil ha mostrato un progresso del 10,7% nel quarto trimestre 2009 portando la crescita complessiva nel 2009 all’8,7% (+9,6% nel 2008) contro un target ufficiale dell’8% e attese di mercato per un +9,5%. Lo ha annunciato l’ufficio nazionale di Statistica di Pechino. «Il 2009 sottolinea l’ufficio di Statistica – è stato l’anno più difficile del nuovo secolo per lo sviluppo economico cinese», tuttavia nel 2010 «l’ambiente sarà migliore».

Per quanto riguarda gli altri dati macroeconomici del Paese, i prezzi al consumo hanno mostrato un progresso dell’1,9% a dicembre. Sull’intero 2009, tuttavia, l’inflazione è stata negativa registrando un calo dello 0,7%.

La produzione industriale cinese ha invece mostrato un progresso del 18,5% a dicembre al di sotto delle attese che stimavano un progresso del 19,8%. Sull’intero 2009 la crescita della produzione industriale si attesta così all’11%.

Secondo la banca mondiale l’economia cinese mostra tuttavia “segni di bolla” speculativa. «Possiamo già vedere dei segni di bolle e dei segni di tensione sull’economia cinese, in particolare nel settore immobiliare».

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