Crisi:Duro impatto della recessione sul mercato del lavoro

Fonti:

Dati  estrapolati dal focus  economico n.4 2010 del centro studi BNL

Comunicato ISTAT del 29 Gennaio 2010 occupati e disoccupati Italia

Banca D’Italia: Papers -La mobilità del lavoro in Italia: nuove evidenze sulle dinamiche migratorie

Sintesi rapporto 2010 dell’Eurispes

I dati pubblicati oggi dall’Istat confermano il forte impatto che la recessione sta avendo sul mercato del lavoro in Italia.

La recessione ci dicono che è  finita, ma la crisi del mercato del lavoro prosegue.

A dicembre 2009 il tasso di disoccupazione su base destagionalizzata è aumentato all’8,5% dall’8,3% del mese precedente. Dall’inizio della crisi il tasso di disoccupazione è cresciuto di circa 2 punti percentuali. Sono 2 milioni le persone senza lavoro in Italia è il dato peggiore dal 2004.

Come accaduto in passato, la riduzione degli occupati prosegue nonostante l’economia sia tornata a crescere. A dicembre 2009 il numero degli occupati è risultato su base destagionalizzata pari a 22,9 milioni. Dall’inizio della crisi gli occupati si sono ridotti di circa 500mila unità. Il peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro non ha interessato in maniera omogenea tutte le fasce di età.

L’impatto della crisi è risultato particolarmente severo tra i più giovani; tra 15 e 24 anni il tasso di disoccupazione è aumentato di quasi 6 punti percentuali. Il mercato del lavoro in Italia, come nel resto d’Europa, si caratterizza per un profondo squilibrio intergenerazinale.

Gli effetti della recessione si sentono sul mercato del lavoro e, soprattutto, sui giovani.

I dati sull’occupazione e sul tasso di disoccupazione evidenziano come da sempre i più giovani incontrino maggiori difficoltà nel trovare un impiego. La crisi ha messo in risalto un’ulteriore criticità: durante i periodi di recessione i giovani si confrontano con un maggiore rischio di perdere il posto di lavoro.

La crisi accentua la precarietà dell’occupazione giovanile,dal 2007 anno di inizio della crisi ad oggi, a fronte di un amento della disoccupazione che segna un +1,8% la disoccupazione giovanile fra 15 e 24 anni segna un +5%.

Grafico e tabella nostra elaborazione su dati istat

Nell’area dell’euro il tasso di disoccupazione di chi ha tra 15 e 24 anni è più che doppio rispetto alla fascia 25-54. In Italia il tasso di disoccupazione giovanile supera di circa tre volte quello della popolazione adulta.

La crisi accresce l’inattività dei giovani nel Mezzogiorno d’Italia.

Il mercato del lavoro in Italia è caratterizzato da profonde differenze a livello territoriale. Nel III trimestre 2009 a fronte di un tasso di disoccupazione pari al 7,4% nella media dell’Italia, il numero delle persone in cerca di occupazione era pari al 4,9% della forza lavoro nel Nord, al 6,8% nel Centro e al 12,3% nel Mezzogiorno. La criticità del mercato del lavoro nel Mezzogiorno appare evidente analizzando tutte le fasce di età considerate. Tra i più giovani, la situazione nel Mezzogiorno appare particolarmente critica: il tasso di disoccupazione nella fascia di età 15-24 anni è pari al 35,5%, più del doppio di quanto registrato nel Nord (16,8%). Confrontando le aree nelle quali viene suddivisa l’Italia dall’Istat con i valori rilevati nelle altre economie europee si evidenzia come, mentre il Nord si posizioni in termini di disoccupazione giovanile su livelli inferiori a quelli medi dell’area dell’euro, il valore registrato nel Mezzogiorno risulti il più elevato, superando anche quello della Spagna.

Indicazioni simili si ottengono considerando il tasso di occupazione, che in Italia assume valori che vanno dal 45% del Mezzogiorno al 66% del Nord, a fronte di un valore medio per l’Italia pari al 57,8%.

Nella fascia di età 15-24 anni il tasso di occupazione è pari nel Mezzogiorno a solo il 15,3%, valore di molto inferiore a quello registrato in tutte le economie dell’area dell’euro.

Particolarmente interessante durante la crisi appare la dinamica delle grandezze del mercato del lavoro relative alla fascia di età 15-24 anni. Dal III trimestre 2008 al III trimestre 2009 in Italia il numero degli occupati con età compresa tra i 15 e i 24 anni si è ridotto di 174 mila unità, con un calo dell’11,4%. La crisi ha, quindi, prodotto effetti differenti nelle tre aree geografiche.

Le condizioni del mercato lavoro sono ovviamente peggiorate ovunque, ma nel Mezzogiorno si è assistito a un più intenso processo di scoraggiamento dei giovani.

Una contemporanea riduzione degli occupati e delle persone in cerca di occupazione è rappresentativa di una forte uscita dal mercato del lavoro. L’assenza di prospettive di una rapida ripresa dell’occupazione in una realtà caratterizzata da problematiche strutturali ha indotto i giovani ad abbandonare la ricerca di un’occupazione ed entrare in quella che viene definita l’area di inattività. Tra il III trimestre 2008 e il III trimestre 2009 il tasso di attività si è ridotto nel Mezzogiorno di 2,3 punti percentuali (dal 26% al 23,7%). Nel Nord il calo è stato di 1,7 punti percentuali e nel centro di 1 punto percentuale.

La persistente difficoltà dei giovani del Mezzogiorno nel trovare un’occupazione potrebbe favorire, qualora la ripresa del mercato del lavoro si manifestasse con intensità differente a livello territoriale, lo spostamento dei giovani verso le regioni del Centro-Nord, fenomeno che, sebbene con intensità differenti, ha interessato la storia dell’Italia dalla metà del secolo scorso.

Un recente studio della Banca d’Italia ha analizzato il processo migratorio: tra il 1990 e il 2005 sono emigrate dal Mezzogiorno verso il Centro Nord quasi due milioni di persone.

Trasferimenti di residenza (intraregionali e interregionali) per area d’iscrizione, ogni 1000 abitanti. Fonte: elaborazioni su dati Istat, Iscrizioni e cancellazioni dalle anagrafi e RFL.

Il fenomeno ha da sempre interessato in maniera significativa i giovani. Sebbene le condizioni e le caratteristiche del migrante siano molto cambiate nel corso degli anni, secondo i dati di una rilevazione campionaria condotta sugli anni 2004-2007 il 17,5% di coloro che si sono trasferiti dal Mezzogiorno al Centro Nord ha un’età compresa tra i 15 e i 24 anni, mentre il 45,9% appartiene alla fascia 25-54.

In tutta Europa la crisi del mercato del lavoro prosegue nonostante l’economia sia tornata a crescere.

La crisi del mercato del lavoro ha colpito con maggiore severità i più giovani, confermando lo squilibrio intergenerazionale che da sempre caratterizza, sebbene con intensità differenti, tutti i paesi dell’area dell’euro.

Nell’area dell’euro il tasso di disoccupazione 15-24 anni risulta pari a più del doppio di quello 25-54 (8,1% e 18,8%), mentre il tasso di occupazione 15-24 è pari a poco meno della metà di quello 25-54 (35,9% e 78,4%).

Nel III trimestre 20092, nell’area dell’euro, a fronte di un tasso di dicoccupazione totale pari al 9%, le persone in cerca di occupazione con un’età compresa tra i 15 e i 24 anni erano pari al 18,8% della forza lavoro corrispondente. La posizione nel mercato del lavoro dei più giovani viene di solito valutata confrontandola non tanto con il dato complessivo quanto con quello relativo alla popolazione con età compresa tra i 25 e i 54 anni . In questa fascia di età il tasso di disoccupazione nell’area dell’euro era pari a settembre del 2009 a meno della metà di quanto registrato tra i più giovani (rispettivamente 8,1% e 18,8% )

La crisi accresce la precarietà dell’occupazione giovanile.

La disuguaglianza intergenerazionale che caratterizza il mercato del lavoro nei paesi dell’area dell’euro è sia il risultato di una difficoltà strutturale di medio periodo dei giovani nel trovare un impiego sia l’effetto della crisi che ha interessato l’economia mondiale nel biennio 2008-2009.

Negli anni precedenti la crisi in quasi tutti i paesi dell’area dell’euro si era assistito ad un graduale miglioramento delle condizioni dei giovani nel mercato del lavoro. Dal 1983 al 2007 nell’area dell’euro il tasso di disoccupazione 15-24 si era ridotto di circa il 5%, rimanendo, comunque, su livelli superiori a quelli relativi all’intera forza lavoro. Il calo era risultato superiore al 20% in Spagna, intorno al 12% in Irlanda e di poco superiore al 10% in Italia. In Germania e in Francia il tasso di disoccupazione giovanile era, invece, aumentato (rispettivamente del 3,7% e dello 0,8%).

L’Eurispes nel suo rapporto segnala inoltre che in Italia una famiglia su tre non arriva a fine mese.

E sempre sul tema del lavoro: segnalo un dato sugli stipendi che, secondo quanto emerge dal rapporto 2010 dell’Eurispes, sarebbero più bassi tra i paesi industrializzati. Nel documento l’istituto ricorda che nell’area Ocse a parità di potere d’acquisto, il nostro paese occupa il ventitreesimo posto sui trenta paesi monitorati, con un salario medio netto annuo che ammonta a 21.374 dollari, pari a poco più di 14.700 euro.

Tra i paesi con il maggior salario medio netto annuo per un lavoratore senza carichi familiari si collocano tra i primi dieci: Corea del Sud (39.931 dollari), Regno Unito (38.147), Svizzera (36.063), Lussemburgo (36.035), Giappone (34.445), Norvegia (33.413), Australia (31.762), Irlanda (31.337), Paesi Bassi (30.796) e Usa (30.774). Il nostro Paese con 21.374 dollari occupa invece la ventitreesima posizione, collocandosi dopo quegli altri paesi europei con retribuzioni nette annue che si aggirano in media intorno ai 25.000 dollari, tra i quali: Germania (29.570), Francia (26.010), Spagna (24.632), e superando invece solo: Portogallo (19.150), Repubblica Ceca (14.540), Turchia (13.849), Polonia (13.010), Slovacchia (11.716), Ungheria (10.332) e Messico (9.716).

Grafico nostra elaborazione su dati OCSE

Altri post correlati scritti dall’utore su siti esterni.

Crisi:Anche Berlusconi ammette “la crisi è grave”

Crisi:Ocse,stipendi italiani tra i più bassi, -17% rispetto alla media

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Crisi Mondiale, Economia, Lavoro, Papers. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Crisi:Duro impatto della recessione sul mercato del lavoro

  1. mago H ha detto:

    Forse x uscire da questo situazione di precariato bisognerebbe creare le condizioni per cui le imprese facciano ricorso a forme contrattuali flessibili esclusivamente nei casi in cui l’esigenza di lavoro sia effettivamente flessibile. Per tutti gli altri casi le imprese devono essere incentivate ad assumere i lavoratori a tempo indeterminato. O quanto meno non devono essere incentivate a fare il contrario
    http://www.loccidentale.it/articolo/ariecco+l'articolo+18.0086061

    • keynesiano ha detto:

      Ciao Mago, scusa per il ritardo della risposta.

      Concordo con quanto da te affermato.

      Ma aggiungo:che occorre anche un welfare che guardi alla riqualificazione dell’uomo nel mondo del lavoro e non come il nostro che tutela ad oltranza il posto di lavoro e chi è occupato, scaricando il costo della competizione economica sulla precarietà.

      La precarietà è cosa diversa della flessibilità. Si ha flessibilità come società: se si è in condizione di riqualificare il lavoratore per rioccuparlo in quei settori produttivi che hanno uno sbocco commerciale.

      Ciao e grazie di essere intervenuto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...