Crisi: Governare le tensioni interne agli stati sarà dura…..

Valore aggiunto Manifatturiero – Anno 2000 = 1000

La Cina cresce del 10% l’anno e a ruota ci sono i paesi emergenti. Gli stati industrializzati perdono quote di produzione e aumenta la disoccupazione.

Approfondimenti:

Articoli Quotidiani.

Nel 2040 la Cina sarà un paese di super ricchi di Robert Fogel

IL  RICORSO CINESE ALLA WTO.  Pechino non farci le scarpe

La Cina resta un paese ad alto rischio politico

Zapatero difende la Spagna: «Il nostro sistema finanziario è solido»

Biblio.

Economia politica globale. Le relazioni economiche internazionali nel XXI secolo diRobert Gilpin

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In questo Post mettiamo gli approfondimenti in testa perchè attinenti alla successiva riflessione.

Il saggio, è stato scritto prima della crisi ed è per questo che è un testo interessante.

Va detto: che è per appassionati dell’argomento, sono 440 pagine scritte da uno dei massimi esperti mondiali di economia internazionale.

Per Gilpin l’economia e la finanza sono globali, ma le decisioni rimangono nazionali, gli stati ( le regioni nell’economia mondiale) contano perché dettano le regole del gioco. Regole che non possono prescindere dalla storia e dalle decisioni politiche.

In questo quadro sostiene Gilpin la multidisciplinarietà è fondamentale per le decisioni di politica economica.

Gilpin sostiene che: gli stati moderni sono fortemente autocentrati e difficilmente si interessano al destino degli altri popoli. Da qui tutte le difficoltà di un governo mondiale che coordini l’economia mondiale.

“ Mentre gli economisti guardano a un’economia come a un mercato composto di forze economiche impersonali, gli specialisti di politica economica la interpretano come un sistema sociopolitico popolato da attori dotati di potere. Queste differenze concettuali distinguono lo studio della teoria economica da quello dell’economia politica internazionale”.( Gilpin pag.38).

Mi viene in mente F. Caffè, che nelle sue lezioni di politica economica scrive: “ la politica economica è quella scienza interdisciplinare che coniuga economia, sociologia e scienza delle finanze”.

Se nel WTO: non ci saranno regole a tutela del lavoro, per  evitare il vantaggio competitivo su questo particolare fattore della produzione, al fine di evitare, che sia trattata come una semplice merce che incide sui costi di produzione industriale. Nei prosimi anni : non ci sarà partito al mondo che non dovrà spostare il suo baricentro politico verso destra, narrando la bellezza della Nazione.

Cina Anno 2006 Pensionati con o senza pensione

Without pension = Semza Pensione – With pension = Con Pensione

Gli effetti dei vasi comunicanti che stiamo subendo sono evidenti! In quanto: alla perdita di posti di lavoro nei paesi industrializzati, corrisponde un aumento dell’occupazione nei PSV.

Questo fenomeno, metterà la politica  sempre sotto pressione, e quello che ora viene definito populismo, sarà lo strumento per eccellenza della politica Nazionale.

Chi sosterrà di fatto (i lavoratori), il costo della transazione sociale a causa della ridistribuzione della ricchezza a livello mondiale ( perché di questo si tratta), chiederà,giustamente, sempre più tutele sociali e welfare di cittadinanza. Una politica di transizione supportata da politiche di Welfare idoneo costa e richiede una riorganizzazione dei costi a livello Nazionale.

Italia disoccupazione – Fonte Repubblica Febbraio 2009

Clicca sull’immagine per ingrandirla

Nella riorganizzazione dei costi nazionali: si dovrà tenere ben presente, che non si potrà danneggiare la produzione forzando sulla leva fiscale. Di conseguenza: si dovrà procedere al taglio di privilegi e sprechi,  questo creerà tensioni interne che proverranno da parte di quei lavoratori che operano in settori che sono protetti dalle forze del libero mercato.

Italia disoccupazione per area geografica – Fonte Repubblica Febbraio 2009

Gli esperti di Bakitalia avvertono:

– Che la crescita del Pil italiano si fermerà allo 0,7% per quest’anno e all’1% il prossimo.

-Lo spaccato economico tracciato da Bankitalia promuove l’export, che dovrebbe accelerare nel corso dell’anno.

Meno bene, invece, la componente interna del Pil: la domanda da investimenti e consumi “rimane fiacca”, dicono gli esperti dell’istituto centrale.

La disoccupazione a novembre era all’8,3%, meno del 10% medio dell’Eurozona e degli Usa. Ma  avverte Bankitalia, se ai disoccupati si aggiungono le persone in cassa integrazione e chi è uscito dai conteggi ufficiali perchè ha smesso di cercare lavoro, si raggiungono i 2,6 milioni di persone senza occupazione, con una quota di forza lavoro inutilizzata che diventa “superiore al 10%”.

Spesa in Ricerca in % sul PIL

Italia Saldo Imprese Anno 2009

Indice di qualità  istituzionale

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