Crisi:La duratura importanza di Keynes

La duratura importanza di Keynes di Lord Robert Skidelsky

Permettetemi di cominciare col dire qualche parola su Keynes e gli economisti italiani. Keynes aveva conosciuto Luigi Einaudi, un professore di finanza pubblica all’Università di Torino, alla Conferenza di Pace di Parigi nel 1919. Nel 1921, Keynes commissionò un articolo sulla finanza pubblica italiana ad Einaudi, un articolo destinato ai Manchester Guardian Reconstruction Supplements, dei quali Keynes era curatore. L’articolo fu pubblicato nell’ottava edizione, in data 28 settembre 1922. Il 7 dicembre 1921, Keynes fece la conoscenza a Londra di Piero Sraffa, uno studente ventitreenne di Einaudi, che gli si presentò con una lettera di presentazione scritta dal Professore Salvemini. Il rapporto con Einaudi si spense, quello con Piero Sraffa fiorì. Nel corso del tempo, questo rapporto diede vita alla caratteristica scuola italiana di economia keynesiana Sraffiana o neo-Ricardiana, della quale Pierangelo Garegnani, Luigi Pasinetti e Alessandro Roncaglia sono stati degli esponenti illustri.

Continua a leggere l’articolo sul sole24ore.it

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Crisi Mondiale, Economia. Contrassegna il permalink.

4 risposte a Crisi:La duratura importanza di Keynes

  1. e_ros ha detto:

    Bellissimo articolo vero??

    Non condivido il finale; mi fermo molto più modestamente alle teoria delle asimmetrie informative ma sicuramente molto interessante.

    Tu che ne pensi?

    Saluti

    • keynesiano ha detto:

      e_ros io sono Keynesiano cosa vuoi che pensi 🙂

      Keynes era un liberale cresciuto nella culla del liberalismo, le sue idee dovrebbero essere interpretate partendo da questo presupposto.

      Ma come sempre accade,i danni li fa chi viene dopo e le interpreta a uso e consumo, guarda Marx, si mormora che in punto di morte andava dicendo che non era Marxista visto l’andazzo interpretativo delle proprie idee.

      Per quanto riguarda l’articolo, penso che le informazioni nel mercato non potranno mai essere a conoscenza di tutti e in eugual misura. Inoltre non tutti abbiamo i soliti strumenti per interpretarle. Da qui la messa in soffitta dell’uomo economicus che agisce sempre in maniera razionale. Come sosteneva Thorstein Veblen è molto più facile che gli esseri umani agiscano per emulazione. Da qui l’irrazionalità dei mercati, se tu esci da una posizione e facile che io ti segua e via dicendo.

      Sul concetto di rischio: penso che sia utile una interpretazione data da una norma che non centra niente con l’economia, ma è utile la sua interpetrazione: ” Rischio = evento intrinseco che può causare un danno.Quando il rischio non è eliminabile, si prendono precauzioni al fine di attenuarne il danno se l’evento si verifica”. Questo concetto viene dalle norme sulla sicurezza nel lavoro, ma se ci pensi bene si adatta anche all’economia e al concetto di incertezza di Keynes.

      Esempio:Io faccio questa operazione di investimento,so che c’è una soglia di rischio intrinseco, in base alle informazioni che detengo faccio delle valutazioni al fine di prendere la mia decisione, ma a causa della limitatezza delle stesse e dell’incertezza nel tempo, rimane una soglia di rischio che è ineliminabile e con cui devo convivere. L’importante è che ne devi essere consapevole per decidere se accettarlo.

      L’occupazione:qui non è un mistero che io condivida tutto ciò che comunque agevola la piena occupazione a salari adeguati agli standars di vita del luogo in cui vivi. Quindi sono propenso a norme di ridistribuzione della richezza, e a norme che favoriscano la detassazione del reddito da lavoro e aumentino se necessario all’equilibrio economico la tassazione finanziaria.

      Un’ultima cosa, il ruolo delle banche nel sistema economico deve essere funzionale allo sviluppo che crea occupazione. In Italia manca anche la classica banca d’impresa quella che finanzia i progetti sapendone valutare la redditività futura.

      I nostri gelatai quando sono imigrati in Germania non avevano una lira, ma avevano un grande capitale sapevano fare il loro lavoro. Gli bastava trovare un locale per aprire una gelateria e la banca valutando il luogo faceva la sua analisi di redditività, in base a quella gli prestava i capitali necessari per aprire la gelateria. Ora loro non avevano nulla da dare in garanzia (erano partiti con la valigia di carone pressato e basta), mi pare ovvio che la banca era disposta ad accettare un richio a fronte di una remunerazione futura. TI SEMBRA CHE IN ITALIA SIA UGUALE?

      Ciao e grazie della visita.

  2. e_ros ha detto:

    Peccato che hai difficoltà con l’inglese.
    questo ti piacerebbe. *;D

    Near-Rational Wage and Price Setting and the Optimal Rates of Inflation and Unemployment
    George A. Akerlof, William T. Dickens, and George L. Perry*

    https://elsa.berkeley.edu/users/akerlof/docs/inflatn-employm.p

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...