Crisi: Il risveglio del Dragone

Il risveglio del Dragone.Moneta, banche e finanza in Cina
Autori:i Michele Bagella, Rosario Bonavoglia- Editore: Marsilio – Anno: 2009 – Euro.10.

Lettura veloce e interessante per comprendere chi sono i nostri competitori. Alla base di una buona strategia Manageriale c’è questo concetto e, deve rispondere alle seguenti domande:

– Chi sono i miei competitori,

– Quali sono i loro punti di forza,

– Quali sono i miei punti di forza,

– Come mi colloco sul mercato,

– Che cosa ha il mio prodotto di diverso da quello dei miei concorrenti,

– La diversità del mio prodotto è un vantaggio competitivo,

– Se mi colloco sulla fascia di prezzo dei miei concorrenti, i margini operativi sono sufficenti a riprodurre il ciclo economico  aziendale,

– a quale trghet di consumatori mi rivolgo,

– La diversità del mio prodotto, mi consente un posizionamento di prezzo più alto rispetto alla concorrenza (e qui entra in gioco il targhet dei consumatori)

L’Istat oggi ci comunica che : L’indice della produzione industriale fatto 100 il 2005 nel 2007 segnava 105,8 a gennaio 2010 segna 85,1.E evidente che la crisi ci sta facendo perdere il 20,70% della produzione industriale ( Comunicato ISTAT ).

Numeri che dovrebbero far tremare come foglie al vento, è, un quarto della produzione che non c’è più. Visto i dislocamenti all’estero delle industrie e, la chiusura di molte PMI, difficilmente  i tempi di ripresa saranno rapidi e veloci, perlomeno nei paesi industrializzati.

Cosa ci aspetta in futuro: dopo la lettura del libro la retorica sulla meraviglia dello sviluppo Cinese, viene meno anche al più incallito sostenitore della “forza creatrice e distruttrice” di Schumpeter, concetto che tanto piace alla lederschip economica e politica sia di destra che di sinistra. La scelta dei professori Bagella e Bonavoglia, dell’Università di Tor Vergata, di scandagliare il mondo della finanza cinese. Di fatto è l’analisi dettagliata di un oggetto di ricerca poco trattato nel panorama bibliografico italiano “moneta, banche e finanza in Cina” , non poteva che restituire un’immagine diversa da quella offerta dalla vulgata (troppo spesso) corrente. La Cina che emerge dalle pagine del volume, quasi sempre accessibile anche per i non addetti ai lavori è,  molto più che un moloch caricaturale nel quale coesistono inspiegabilmente socialismo orientale e capitalismo spietato.


Gli autori evidenziano i “tre eccessi”: il centralismo dettato dal Partito comunista, il grande esercito di riserva della forza lavoro ( come sosteneva Marx è il motore della riproduzione capitalistica borghese) ma che è giustamente alla base di un’enorne domanda potenziale di consumi e investimenti, il basso valore dello yuan rispetto a dollaro ed euro. Tutto il sistema si regge sul sistema bancario e finanziario, visto che secondo gli autori già Deng Xiaoping riteneva che “creare mercati finanziari efficienti” fosse “fattore imprescindibile per un’efficace strategia di sviluppo”.Non a caso, parallelamente alla più nota liberalizzazione e apertura internazionale dei mercati sancita dall’XI congresso del Partito (1978). Nel 2001 segue una fase di apertura, innanzitutto ai competitor internazionali, in vista dell’accesso al Wto.

Aggiungo io perchè l’analisi non è presente nel libro, che ora parte la seconda ondata Cinese, quella del fondo sovrano che detiene una enorme massa monetaria che servirà per l’acquisto di interi settori industriali fuori dalla Cina. La vendita ai russi delle acciaierie Lucchini di Piombino è un esempio, di fatto  i russi stanno trattando la vendita con i cinesi, Bersani nell’ultima visita a Piombino, visti i timori dei lavoratori della Lucchini, ha affermato “ non demonizziamoli anche quando comprano”.

Capisco che la vendita ai Cinesi è meglio di 100 delegazioni commerciali in Cina e, apre le porte d’oriente. Ma il dubbio che sarà solo per pochi anni, e l’acquisto di asset indutrialia all’estero per la Cina è funzionale al suo sviluppo interno. Allora la speranza è quella di non adagiarsi sugli allori, per costruire una potenza economica di nome EUROPA con tutto quello che ci sta dentro, valori sociali compresi.

P.S :

Forse una riflessione politica più ampia su questo modello di commercio Internazionale non guasterebbe. E’ molto probaile che: la chiusura di molte aziende anche sul nostro territorio legate al settore dell’alta moda. L’ultima in ordine cronologico è il calzaturificio Gemina di S.Mari a Monte con 107 dipendenti, dipenda proprio da questi fattori e, distorsioni che creano vantaggi competitivi a livello di sistema paese non sostenibili per noi a causa di valori sociali diversi. La responsabilità sociale non può essere relegata al singolo imprenditore o al capitale finanziario che è mobile, le istituzioni contano come afferma l’economista Douglas C. North ( istituzioni cambiamento istituzionale, evoluzione dell’economia. Il Mulino 1994) e sono il braccio visibile della politica quando diventa politica economica.

Andamento delle quotazioni del petrolio durante la crisi

Fonte Il sole24ore del 10/03/2010

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