Crisi: Mercato del lavoro, i giovani pagano il conto

Bollettino CNEL – file pdf pag.n.36

Prosegue il deterioramento dell’occupazione cosiddetta “tipica”: nuove perdite tra i dipendenti a tempo indeterminato.

Nel quarto trimestre 2009 la caduta tendenziale del numero degli occupati riflette la persistente riduzione delle posizioni lavorative indipendenti per le quali il ritmo della contrazione si stabilizza però sui livelli del precedente trimestre (-3.0 per cento) – e la nuova flessione di quelle dipendenti (-1.4 per cento) che, a livello di settore, risparmia solo agricoltura e terziario.

In un anno, 253 mila dipendenti hanno perso il posto (ben il 59 per cento rispetto alle perdite complessive). Inoltre, come nel precedente trimestre, questa riduzione non coinvolge più solo i contratti a termine, dato che gli effetti della crisi hanno finito con l’investire in pieno anche l’occupazione più solida, quella dei contratti a tempo pieno e indeterminato, che rispetto allo stesso periodo del 2008 è diminuita dell’1.7 per cento: si tratta della seconda successiva flessione dei dipendenti a tempo indeterminato concentrata secondo quanto affermato dall’Istat nelle piccole impres .

Si consideri infatti che, mentre in quelle medio-grandi la salvaguardia dell’occupazione è stata garantita dall’utilizzo massiccio della Cassa integrazione, nelle imprese più piccole le difficoltà sono state probabilmente maggiori anche a causa di una non perfetta conoscenza dei meccanismi per l’utilizzo di uno strumento nuovo come la Cassa integrazione in deroga. Per quanto riguarda la componente atipica (ovvero i dipendenti a termine e le altre forme di occupazione flessibile), in quest’ultima parte dell’anno sembra essersi alleggerita la fuoriuscita di occupati.

L’occupazione dipendente a termine si è ridotta infatti di 81 mila unità (rispetto ai 220 mila posti andati persi nel terzo trimestre), e ha coinvolto per circa quattro quinti i giovani fino a 34 anni. A questi si aggiungono però gli autonomi (in calo di 112 mila unità) e i collaboratori coordinati continuativi e occasionali (-63 mila) che, anche se formalmente classificati tra le posizioni lavorative indipendenti, molto spesso nascondono in realtà forme di lavoro para-subordinato.

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