La crisi non è finita di Nouriel Roubini, Mihm Stephen

La crisi non è finita di Nouriel Roubini, Mihm Stephen

Listino:€ 19,00 – Editore:Feltrinelli – Data uscita:19/05/2010 – Pagine:400.

La crisi non è finita, è il titolo di un bel libro di due econonisti americani, Nouriel Roubini e Stephen Mihm, pubblicato da pochi giorni anche in italiano. Il loro discorso verte sull’economia internazionale, sulle difficoltà di ripresa stabile mancando politiche adeguate di regolazione dei mercati finanziari a livello globale.

Succede sempre così nelle crisi, si pensa che questa volta sia differente e invece gli eccessi si ripresentano, con molti tratti comuni alle crisi precedenti. Nouriel Roubini, insieme a Stephen Mihm traccia in questo libro lo sviluppo della crisi subprime e delle ripercussioni nel mondo finanziario, cogliendo i germogli nei diversi anni che l’hanno preceduta generati da un enorme accesso al credito e da uno stimolo smisurato proveniente dalle politiche monetarie.

Interessante è anche scoprire le molte similitudini con le precedenti crisi e quanto queste siano sempre più frequenti, tanto da non doverle più denominare cigni neri, bensì bianchi.

“La crisi non è finita” è un libro per capire, un libro per cogliere cosa tutt’ora vi è di anomalo nella finanza e per comprendere quali potrebbero essere le soluzioni; un libro che non fa mistero di quali potranno essere le estreme conseguenze. Il libro è un percorso illuminante, che non risparmia il giudizio sugli uomini che nel passato contribuirono a produrre le “esuberanze irrazionali” dei mercati.

Terza di copertina:

Nel settembre del 2006, dal podio del Fondo monetario internazionale, un professore di economia della New York University ammonì i presenti su un imminente, terribile crack dell’economia mondiale, innescato dalla crisi dei mutui immobiliari americani, dall’oscillazione dei prezzi del petrolio e dalla conseguente crisi di fiducia dei consumatori.

All’epoca nessuno diede peso alle sue fosche analisi, ma oggi Nouriel Roubini è riconosciuto come uno degli economisti più autorevoli del mondo, dopo che tutte le sue previsioni si sono puntualmente avverate.

In questo libro Roubini svela finalmente ai lettori in che modo è riuscito a prevedere prima di altri la crisi in arrivo, evidenzia gli errori da evitare nella fase attuale, indica i passi da compiere per uscirne in modo stabile. Centrale nella sua visione è la convinzione che i disastri economici non sono “cigni neri”: eventi unici e imprevedibili, privi di cause specifiche.

Al contrario, i cataclismi finanziari sono vecchi quanto il capitalismo stesso e si possono prevedere e riconoscere mettendo a confronto i dati ricavabili dalle diverse realtà geografiche e dalle diverse epoche storiche. Solo ricavando i giusti insegnamenti da queste esperienze, ammonisce Roubini, possiamo fronteggiare l’endemica instabilità dei sistemi finanziari, imparare a prevederne i punti di rottura,circoscrivere i pericoli di contagio globale, e soprattutto riuscire a immaginare un futuro più stabile per l’economia mondiale.

Estratto dell’intervista a N. Roubini al festivale dell’economia di Trento

Sì, la crisi non è finita, avverte: “Errato pensare di essere di fronte ad avvenimenti rari, eccezionali, al passaggio di un cigno nero che prima di ricomparire chissà quanto tempo passerà ancora. Macché. Questo secolo, specie per quel che riguarda le economie emergenti, è disseminato di crisi. Eppure non sono avvenimenti da accettare supinamente, in parte sono prevedibili e in qualche misura anche prevenibili. Va soprattutto compreso quel delicato passaggio rappresentato dal passaggio dal debito privato a quello pubblico. Rimettere a posto le cose ha costi altissimi, si pensi a quel che significa il salvataggio delle banche che in alcuni Paesi ha voluto dire metterle nella lista spese del bilancio pubblico. Le crisi hanno tratti comuni: il boom ecomico che precede il crollo, un incremento assurdo del valore della Borsa, la deviazione enorme dei prezzi dal valore reale, il rapido accumulo del debito. Chi è il colpevole? Sono in molti. Scarsi controlli delle istituzioni finanziarie, un certo lassismo, distorsioni nel comportamento dei banchieri, agenti di rating disinvolti, la stessa stampa che dipinge una realtà nella quale sembra sia tutto possibile senza accorgersi che molto si regge su un castello di carta. L’errore degli esperti che continuano a pensare alla crisi come a qualcosa di eccezionale e non come ad una regola”.

Continua Roubini: “Vi è stata una esuberanza psicologica, tutti volevano stare nella bolla, poi hanno sbattuto la faccia nella realtà. La gente non impara niente, un festival come questo serve anche a far capire le cose. E la cosa è che c’è stato un eccesso di accumulo di debito. Guardate, la Grecia è solo la punta dell’iceberg, un piccolo assaggio. I grandi deficit di bilancio sono comuni a molti Paesi dell’Europa, specie ad est e lo stesso mercato americano potrebbe avere problemi. E’ inevitabile ricorrere alla riduzione della spesa pubblica e all’aumento degli introiti. La cifra fatta per il debito complessivo europeo – 750 miliardi di euro – è sintomatica se si pensa ai 30 che hanno portato il Brasile anni fa in zona fallimento. Certo, alcuni paesi – Usa, Giappone, Gran Bretagna – in possesso di monete “mondiali” possono monetizzare il deficit con inevitabile aumento dell’inflazione. Ma nelle zone deboli dell’euro – dalla Grecia alla Spagna – la BCE non può certo monetizzare i debiti. Se la Grecia non risolve il suo problema l’unica soluzione è il default o la ristrutturazione del debito pubblico. E poi, abbiamo garanzie che i governi riusciranno a far digerire le misure prese? Per evitare lo scompaginamento dell’unione monetaria europea si può pensare alla deflazione ma vuol dire recessione, non sopportabile per anni e con enormi costi sociali e politici oppure si deve ricorrere alle riforme strutturali, come in Germania. Ma servono 10 – 15 anni di tempo. Ecco perché dico che la svalutazione dell’euro appare come la soluzione necessaria, auspicabile ed inevitabile. Per arrivare a quel buon equilibrio tra condizioni fiscali e politiche monetarie, per evitare deflazione e recessione. E poi, con l’austerità fiscale accompagnata dalla crescita economica aiutata da riforme strutturali, stimolare la domanda interna. Proprio come ha fatto la Germania”.

Approfondimenti sulla tematica delle crisi economiche.

Saggi in formato pdf:

Euforia e Panico storia delle crisi finanziarie di Charles P.Kindleberger – Anno di pubblicazione 1981

Papers:

Le regole del gioco, l’instabilità e le crisi di ALESSANDRO RONCAGLIA

Moneta e Credito: L’aumento dei prezzi delle attività e la politica monetaria di CHARLES P. KINDLEBERGER

La dinamica delle Crisi Finanziarie i modelli Minsky e Kindleberger

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Una risposta a La crisi non è finita di Nouriel Roubini, Mihm Stephen

  1. antonio ha detto:

    SI DEVE PUNTARE AI MARCATI ,EMERGENTI NON DOBBIAMO CONTINUARE A CERCARE RIFORME STRUTTURALI COME HA FATTO LA GERMANIA ANCHE PERCHè NON CI SONO PIù I TEMPI PER FARLO DOVREBBERO PASSARE DA I 10 , 15 ANNI NON SI PUò,.

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