Crisi:Il Marchionne pensiero

Sembra che al Meeting di Rimini di CL il Marchionne pensiero vada a ruba e strappi applausi e commozioni.

Riporto in fondo l’intervento di Marchionne al Meeting di Rimini è un file in pdf di 36 pagine, confesso che non l’ho letto tutto faccio fatica al computer, preferisco stamparlo, e, non posso farlo fino a domani.

Ma dalle prime pagine si preannuncia un discorso intenso frutto di una visione aperta al mondo. Il ragazzo partito dall’Abruzzo è diventato uno dei Manager mondiali più conosciuti al mondo.

Che dire, niente se non il fatto che probabilmente elude il problema in quanto o sei globale o sei razzista, il che non centra niente, nessuno mette in discussione il diritto dei Cinesi o degli indiani che insieme fanno il 30% della popolazione mondiale di dover commerciare con il mondo. Quello che è in discussione sono l’assenza di un minimo di regole comuni all’interno del WTO. Del resto se gli stati vogliono regolamentare la finanza a livello mondiale con alcune regole comuni sulla trasparenza e sul fatto di avere un rapporto riserve esposizioni più equilibrato, non capisco perchè un minimo comune di regole non ci possa essere anche sulle norme che regolano il lavoro al fine di evitare una eccessiva concorrenza che si basa esclusivamente sul dumping sociale.

MARCHIONNE SCRIVE:

“Quando sono arrivato, nel 2004 ( in Fiat), ho trovato una struttura immobile, chiusa su se stessa, che prendeva come base di riferimento i propri risultati invece delle prestazioni della concorrenza.”

Grafico nostra elaborazione su dati istat 100 statistiche

Classico esempio da manuale, e nemmeno originale il paragone in un’altra edizione del Meeting lo aveva fatto A.Profumo AD di Unicredit in risposta a Bersani. Ma non è neanche farina del loro sacco, è, una variante di un vecchio articolo del 1976 di Milton Fredeman dal titolo “La responsabilità sociale delle imprese consiste nell’aumentare i profitti “.In quell’articolo Fredeman afferma: ” I Manager sono degli agenti in conto terzi, che operano per conto degli azionisti (la proprietà) quindi non possono fare beneficienza con soldi che non sono loro” l’articolo è chiaramnte scritto in contrapposizione all’approccio della responsabilità sociale dell’Impresa, in quell’occasione Fredeman arriverà ad affermare che non è compito dei manager sostituirsi allo stato, a loro spetta solo fare profitti rispettando le regole, ma quelle le fanno i politici.

La comunità Europea nel libro verde sulla Responsabilità sociale dell’impresa consapevole di questa cosa e della diversità di legislazione a livello mondiale, arriverà a dire che sarebbe una buona norma andare oltre la norma, chiarendo che le multinazionali quando vanno nei paesi esteri dovrebbero portarsi dietro oltre ai Capitali anche i valori del loro paese di origine. Capite seguendo il ragionamento di Marchionne del perchè il consiglio della UE sia stato disatteso.

Ora capite anche che Marchionne fa il suo lavoro quello per cui è pagato, spetta ad altri cercare di eliminare alcune storture globali, una cosa è competere sulla dotazione di infrastrutture di un paese, sulla capcità dei loro imprenditori di investire in R&S e di innovare sulle regole che non devono essere oppressive ma ma snelle dove possibile e giuste ed eque come principio.

E qui che si gioca il destino dei governi Europei di CS, nel saper raccogliere la sfida facendo in modo che i costi di transizione non ricadano solo e soltanto sull’anello più debole della società.

CERTO NON E NE SEMPLICE NE FACILE, MA COSA E’ MAI STATO FACILE NELLA POLITICA CON LA P MAIUSCOLA FATTA NELL’INTERESSE DEI MOLTI E A DISCAPITO INEVITABILE DEI POCHI, QUEI POCHI CHE SPESSO DETENGONO LA MAGGIOR PARTE DELLA RICCHEZZA GLOBALE.

Discorso di Marchionne al Meating di Rimini

Tabella nostra elaborazione su dati istat 100 statistiche

Non ho commentato il grafico e la tabella perchè il lettore deve valutare da se i dati, mi sembra chiaro che in Italia non esiste comunque un problema di produttività per occupato nemmeno con i paesi dell’est Europa. Certo dal 2000 al 2008 l’Italia ha perso 17,7 punti di produttività mentre la Germania paese economicamente più forte in Europa nel solito periodo ha perso solo 0,4 punti cosi come la Francia che si mantiene comunque 12 punti sopra alla Germania.

Allora va tutto bene in Italia?

Non di certo, infatti il rapporto PIL per ora lavorata e un rapporto disastroso dal 2000 al 2008 perdiamo 10,9 punti. Se facciamo 100 l’anno 2008 della Germania siamo sotto di 20,10 punti, mentre la differenza Italia Germania nel 200 era di 8,2 punti. In sostanza dal 2000 al 2008 nei confronti della Germania abbiamo perso altri 11,9 punti di Pil per ora lavorata.

Tabella nostra elaborazione su dati istat 100 statistiche

Dalla Tabella: si vede chiaramente che nel rapporto PIl ora lavorata, siamo fanalino di coda delle cinque maggiori economie industrializzate della Ue.

Il problema, è un problema di produttività o di prodotto che forma il montante del PIL?

A parità quantitativa di fattori di produzione, se per produrre una sedia impiego due ore ma o un costo dei fattori produttivi maggiore, a parità di prezzo di mercato cosa comprimo, il fatturato o la Produttività?

Il Pil, è anche la somma del fatturato delle singole unità produttive?

Trova le risposte e trovi il problema, ma sopratutto trovi quello che non ti dice Marchionne o quelli come lui.

Poi intendiamoci la narrazione del suo discorso è anche suggestiva, mica la Fiat lo paga per nulla,e,non è neanche stupido, è solo di parte fa il suo lavoro.

 

Approfondimenti:

Altri documeni della UE sulla RSI

Cos’e La responsabilità sociale dell’impresa?

Crisi: Ma come ragionano i Manager?

ISTAT: Misure di produttività

Produttività definizione Istat:
La produttività è genericamente definita come il rapporto tra una misura del volume di prodotto realizzato e una misura del volume di uno o più input impiegati nel processo produttivo. La produttività del lavoro è definita come valore aggiunto ai prezzi base a valori concatenati per ora lavorata, mentre la produttività totale dei fattori è definita come rapporto tra valore aggiunto ai prezzi base a valori concatenati per ora lavorata e un indice composito dell’impiego degli inputs di capitale e di lavoro.

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