Crisi: Per Bankitalia la disoccupazione reale è oltre l’11%.

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Sintesi

La crescita dell’economia mondiale rallenta – La crescita dell’economia mondiale ha dato segni di decelerazione nel corso dell’estate. Le proiezioni del Fondo monetario internazionale (FMI) prefigurano un’attività economica segnata da una minore vivacità nel secondo semestre e da un ulteriore, lieve rallentamento nel 2011, sia nei paesi avanzati sia in quelli emergenti. Ne sarebbero causa l’esaurirsi del riaccumulo di scorte e l’affievolirsi delle principali misure di stimolo fiscale. La dinamica dei prezzi resterebbe in generale contenuta nelle economie avanzate; pressioni inflazionistiche persisterebbero in quelle emergenti.

In questo quadro congiunturale le banche centrali dei paesi avanzati hanno mantenuto o rafforzato l’orientamento già fortemente espansivo della politica monetaria; in alcune economie emergenti le autorità hanno continuato a rendere più stringenti le condizioni monetarie.

Sono migliorate le condizioni sui mercati azionari; tornano tese quelle sui mercati dei titoli pubblici di alcuni paesi dell’area – Gli indici dei corsi azionari sui principali mercati hanno ripreso a salire nei mesi estivi. Dall’inizio di agosto sono tornate le tensioni sui mercati dei titoli di Stato di Grecia, Irlanda e Portogallo, innescate da rinnovate preoccupazioni circa le condizioni dei conti pubblici e di banche di quei paesi. Il differenziale di rendimento tra i rispettivi titoli pubblici decennali e quelli tedeschi, già ampio, si è ulteriormente allargato, toccando un picco alla fine di settembre; nella prima metà di ottobre le tensioni si sono attenuate, in misura più accentuata in Grecia dove il differenziale è tornato ai valori di metà giugno. La generale ricomposizione dei portafogli verso attività considerate meno rischiose (flight-to-quality) ha anche causato un aumento del differenziale tra il rendimento, pressoché invariato, dei titoli di Stato italiani e quello dei titoli tedeschi, in discesa.

Trovano attuazione alcune linee di riforma della regolamentazione finanziaria – È proseguita l’azione volta a ridefinire il quadro regolamentare e l’architettura della supervisione su intermediari e mercati. È stata approvata dal Parlamento europeo la creazione di un sistema europeo di vigilanza finanziaria; il Comitato di Basilea ha ridefinito i requisiti patrimoniali per le banche, dando attuazione alle raccomandazioni dei Capi di Stato e di governo dei paesi del Gruppo dei Venti.

Nell’area dell’euro la crescita è diseguale tra paesi e tende a rallentare – I divari di crescita tra i maggiori paesi dell’area dell’euro tendono ad ampliarsi. Nel complesso dell’area il PIL è cresciuto dell’1 per cento nel secondo trimestre rispetto al primo (contro lo 0,2 del periodo precedente); l’accelerazione ha riflesso quella delle esportazioni e degli investimenti, mentre la dinamica dei consumi delle famiglie, benché positiva, è stata ancora frenata dall’incertezza delle prospettive sull’andamento dell’occupazione. In Germania l’incremento del PIL è stato molto più deciso (2,2 per cento nel secondo trimestre); dal punto di minimo ciclico l’economia tedesca è finora complessivamente cresciuta del 4,2 per cento, circa tre punti più della media degli altri paesi dell’area; in Francia e in Italia il recupero è stato solo dell’1,9 e dell’1,3 per cento, rispettivamente. L’accresciuta capacità delle imprese tedesche di competere nei mercati più dinamici si è riflessa in una espansione delle loro vendite all’estero nettamente superiore a quelle degli altri paesi dell’area.

La progressiva discesa dell’indicatore €-coin, poco sopra lo 0,3 per cento in settembre su base trimestrale, lascia prevedere una più moderata dinamica del prodotto dell’area nel terzo trimestre. Tale rallentamento è avvalorato dagli altri indicatori congiunturali disponibili e dalle inchieste presso le imprese. Secondo le attese degli operatori professionali censiti in settembre da Consensus Economics, il PIL dell’area dell’euro crescerebbe nel 2010 dell’1,6 per cento, con una modesta decelerazione nel 2011. Tali valutazioni sono in linea con quelle dei maggiori organismi internazionali e con le recenti proiezioni degli esperti della Banca centrale europea.

Il quadro inflazionistico rimane stabile, beneficiando anche della moderazione della componente interna dei costi. Gli indicatori sulle aspettative di inflazione a medio e a lungo termine sono in flessione dall’inizio dell’anno, su valori che permangono compatibili con l’obiettivo di stabilità dei prezzi.

In Italia la ripresa ciclica è proseguita nel secondo trimestre… Nel secondo trimestre del 2010 il PIL in Italia è aumentato a un ritmo lievemente superiore a quello di inizio d’anno (0,5 per cento sul periodo precedente). A un’ulteriore, robusta espansione delle esportazioni si è affiancato il deciso rialzo dell’accumulazione in macchinari e attrezzature, che ha beneficiato di agevolazioni fiscali in scadenza alla fine di giugno. Per contro, i consumi delle famiglie hanno continuato a ristagnare e gli investimenti in costruzioni si sono ancora contratti.

… e nel terzo – La produzione industriale, sulla base dei dati Istat fino ad agosto e di nostre stime per settembre, ha mantenuto nel terzo trimestre la dinamica ascendente avviata nella primavera del 2009. Le inchieste presso le imprese manifatturiere delineano una continuazione della ripresa ciclica nei prossimi mesi, sebbene su ritmi più modesti. Nel settore delle costruzioni la tendenza calante dell’attività non mostra invece chiari segnali di inversione.

Dal lato della domanda, le esportazioni hanno subito in luglio una flessione, che sarebbe proseguita in agosto. Le vendite al dettaglio continuano a ristagnare; le immatricolazioni di autoveicoli sono aumentate in misura modesta in estate, dopo la forte contrazione seguita al venir meno degli incentivi. La debole dinamica dei redditi continua a frenare le decisioni di consumo delle famiglie, insieme con la lentezza che sta caratterizzando la ripresa dell’occupazione. Sul mercato del lavoro, a qualche segnale positivo – come il lieve recupero del numero di occupati nella prima metà dell’anno e l’intensificata attività di ricerca di personale da parte delle imprese – se ne affiancano altri più incerti, come le aspettative sui livelli occupazionali rilevate da recenti inchieste presso le imprese.

Gli operatori professionali censiti in settembre da Consensus Economics si attendono una crescita del prodotto in Italia pari all’1,0 per cento nella media del 2010, in linea con la previsione pubblicata nel Bollettino economico dello scorso luglio e con quelle diffuse di recente dalla Commissione europea e dall’FMI.

È confermato l’obiettivo di una lieve riduzione del disavanzo pubblico nel 2010 – Alla fine di settembre il Governo ha aggiornato le previsioni per i conti pubblici; le nuove stime sono in linea con il percorso di consolidamento concordato in sede europea e confermato in maggio. L’indebitamento netto scenderebbe lievemente quest’anno rispetto al 2009, al 5,0 per cento del PIL; l’incidenza del debito pubblico sul prodotto continuerebbe a salire, al 118,5 per cento. Una modesta riduzione del disavanzo emerge dai dati disponibili sui primi nove mesi del 2010.

I conti pubblici continuerebbero a migliorare nel prossimo triennio – Secondo le stime del Governo, il miglioramento dei conti pubblici si rafforzerebbe nel 2011, anno in cui il saldo primario tornerebbe positivo, allo 0,8 per cento del PIL. Dal 2012 l’indebitamento netto si collocherebbe sotto il 3 per cento del prodotto e l’incidenza del debito riprenderebbe a ridursi. La correzione dei conti nei prossimi tre anni si fonda quasi per intero su misure di contenimento delle spese primarie, in particolare di quelle in conto capitale.

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2 risposte a Crisi: Per Bankitalia la disoccupazione reale è oltre l’11%.

  1. e_ros ha detto:

    ciao 😉

    A walk in the old Bretton Woods
    Published: October 22 2010 23:02 by FT

    Last year, the Group of 20 managed to pull together. With the Seoul summit only three weeks away, its members are now determined to pull in opposite directions. US attacks on China’s undervaluation are becoming shriller. Beijing berates the US for flooding the world with liquidity. Most others, caught in the crossfire, blame both – and Brazil’s top representatives are not even attending this weekend’s meeting of finance ministers. Little wonder the Korean hosts had hoped to keep the topic of global rebalancing off the table.

    In an attempt to pour oil on this troubled water – though perhaps adding petrol to the fire instead – Tim Geithner, US Treasury secretary, has written to other G20 finance ministers proposing to broaden the focus from exchange rates. G20 countries, he says, should commit to keep their current accounts – whether deficits or surpluses – within a percentage limit of national output.

    Reorienting the discussion towards current accounts makes good sense. They are at the heart of the global imbalances; exchange rates are merely instruments – and far from the only ones – for influencing them. Current account targets would leave open how excessive balances are to be shrunk – through nominal or real exchange rate adjustments or through other policies that affect public or private sector surpluses and deficits.

    The proposal could be politically fruitful as well as economically sound. In the best of cases, it would encourage China to rebalance in ways it finds more congenial than a very visible concession on the renminbi – such as letting inflation rise or boost households’ spending power. (Though as Mr Geithner makes clear, exchange rate adjustments are needed too.)

    Mr Geithner allows exceptions for “structurally large exporters of raw materials”. Quite right. In 1977 Norway ran a current account deficit of 14 per cent of output as it sucked in capital to develop the North Sea. Today it is a 16 per cent surplus. Such imbalances are not distortions but a natural result of investment and savings needs that vary in time and place.

    Nobody should have any illusion that the G20 – a grouping Indian prime minister Manmohan Singh says is in “serious difficulties” – will make progress on this idea. However one is entitled to wonder what the G20 is for, if not this. And Mr Geithner’s letter shows that, in time, people come round to good ideas. Current account caps were proposed by John Maynard Keynes at Bretton Woods in 1944 – and rejected by the Americans.

  2. e_ros ha detto:

    Come non detto.

    Il primo tentativo è fallito. 😦

    (AGI) Gyeongju – Il comunicato finale del G20 di Gyeongju prevede un accordo sui cambi ma non passa la proposta Usa di porre un tetto del 4% sui surplus e i deficit correnti. I Paesi del G20, si legge nella dichiarazione, “devono muoversi verso sistemi di tassi di cambio piu’ orientati sul mercato e che riflettano i fondamentali dell’economia” e devono “evitare valutazioni competitive delle monete”. Non c’e’ menzione invece di limiti numerici precisi sulle partite correnti. .

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