Crisi:G.20,il tempo darà ragione a Keynes

No di Berlino e Tokyo al piano Usa

GYEONGJU: L’iniziativa lanciata dal segretario al Tesoro Usa, Tim Geithner, in una lettera ai suoi colleghi, e diretta soprattutto a limitare il forte surplus della Cina nei confronti degli Stati Uniti, ha incontrato forti resistenze, soprattutto di Germania e Giappone, due paesi con un largo avanzo dei conti con l’estero (si veda il grafico in pagina) ma verrebbe accettata nel comunicato finale, seppure senza alcuna indicazione di obiettivi numerici. Il ministro giapponese Yoshihiko Noda ha dichiarato «irrealistica» la fissazione di un tetto al 4% del Pil, sia per i surplus sia per i disavanzi delle partite correnti, confermando le indiscrezioni della vigilia che indicavano in questo livello il tetto proposto dagli americani. «I paesi con surplus persistente – scrive Geithner, in riferimento trasparente alla Cina – dovrebbero intraprendere politiche strutturali, fiscali e del cambio per spingere le fonti interne della crescita». Pechino, lamentano i partner commerciali, ha basato finora il suo modello di crescita interamente sull’export, favorito da un cambio ampiamente sottovalutato.

I Paesi poveri fanno credito ai paesi ricchi.

QUANDO SI E’ MAI VISTO UN POVERO FARE CREDITO A UN RICCO?

Per capire l’effetto della bilancia commerciale bisogna ragionare in termini di ” economia monetaria di produzione”.  Un disavanzo commerciale in deficit equivale al passaggio di produzione, e alla produzione di merci è legata l’occupazione.

Tradotto: se la bilancia commerciale è in negativo, vuol dire che la controparte non ha comprato un equivalente monetario di prodotti dal paese scambista; Il deficit produttivo si ripercuote sull’occupazione che è legata alla produzioni di merci.

MA LE MERCI VANNO PAGATE IN $  E DI CONSEGUENZA IL SURPLUS COMMERCIALE DIVENTA ANCHE UN SURPLUS ECONOMICO, CHE IN MANO ALLA CINA CHE E’ UN PAESE DIRIGISTA CON UNA POPOLAZIONE CHE RISPARMIA IL 40% DEL PROPRIO REDDITO, IL SURPLUS COMMERCIALE DIVENTA UNA RICHEZZA DA PILOTARE A PIACIMENTO .

Per la verità va detto che gli Stati Uniti hanno una bilancia commerciale negativa fin dal 1976 ( vedi grafico storico).

Perchè accade?

Semplice nel 1971 il Presidente Nixon annuncia che gli stati Uniti non garantiranno più la convertibilità del $ in oro, venendo meno agli acordi Bretto Woods del 22 Luglio 1944.

Bretto Woods:

Nel 1944 nella cittadina del New Hampshire (Usa) fra i rappresentanti dei 44 paesi impegnati nella guerra contro l’Asse. Il problema affrontato fu il ripristino delle condizioni di convertibilità delle monete e la creazione di un sistema di compensazione multilaterale delle bilance dei pagamenti al termine della guerra. Ispiratore degli accordi fu J.M. Keynes che, in considerazione della negativa esperienza delle politiche di stabilizzazione seguite alla Prima guerra mondiale, aveva proposto nel 1942 la creazione di una Unione di compensazione internazionale. Questa doveva operare come stanza di compensazione per le bilance dei pagamenti degli stati membri e come banca per intervenire con aperture di credito a favore dei paesi in temporaneo disavanzo. L’Unione avrebbe avuto una propria unità monetaria, il bancor, che, col tempo, avrebbe potuto sostituire l’oro come strumento della finanza internazionale. Il piano fu modificato per volontà degli Stati Uniti. Gli accordi prevedevano infatti un regime di cambi fissi fra le monete sulla base della loro convertibilità in oro o in altra valuta convertibile e la creazione di due organismi di cooperazione per favorire lo sviluppo dei paesi membri e agevolare l’equilibrio delle bilance dei pagamenti: la Banca mondiale (o Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo) e il Fondo monetario internazionale. Alla fine della guerra fu il dollaro a divenire la moneta di riferimento per i pagamenti internazionali, mentre l’Unione sovietica e i paesi satelliti si ritirarono dagli accordi. Nel 1971, con la dichiarazione unilaterale statunitense di inconvertibilità del dollaro in oro ebbe fine il regime di cambi fissi instaurato dagli accordi, che nel frattempo aveva consentito uno straordinario sviluppo ai paesi che vi avevano aderito.

La pentola è in pressione e rischia di esplodere,la magia dell’albero è finita…….

Come scriveva l’economista John Kenneth Galbraith ” le tipografie di moneta possono lavorare giorno e notte, e il costo industriale della moneta è relativamente basso, ecco come un albero che vale 1.000 $ come legna da ardere, può valere 4.000 $ se trasformato in carta e 40.000.000 di $ se trasformato in moneta senza un corrispettivo equivalente di copertura in oro.

Insomma Nixon unilateralmente ha adottato nel 1971 il sistema del Bancor, con una variabile come sosteneva Keynes “si può convertire l’oro in bancor ma non viceversa”. Il $ Statunitense è l’unica miniera d’oro dove si scava in tipografia.

Il Pericolo prossimo venturo:

La crisi del dollaro e il rischio di crollo economico.

Gli USA sono il maggior importatore di petrolio della Russia e acquirente di beni cinesi. Cina e Russia negli ultimi venti anni hanno accumulato una enorme riserva di dollari presso la banca centrale, che rischiano di perdere dal 25 al 40% del loro valore, se il dollaro venisse svalutato. La Russia sta già creando un’alternativa al dollaro come moneta di riserva: grazie agli ottimi rapporti con la Germania (nonché agli storici legami tra questi due paesi), la Russia sta diversificando da circa un lustro le proprie riserve accumulando euro e cedendo dollari. La Cina, viceversa, detiene enormi riserve di dollari (così come le detengono i Paesi arabi), per cui la diversificazione monetaria è pur sempre possibile, sebbene scoraggiata dal rischio di perdere ingenti capitali qualora la diversificazione dovesse esser spinta oltre un certo limite. Pur tuttavia, la Cina ha espresso recentemente (2006) l’intenzione di diversificare maggiormente il proprio deposito di valuta straniera, in seguito a contrasti molto accentuati col governo statunitense che ha bloccato l’acquisto di un’impresa statunitense di perforazioni petrolifere off shore. La Cina si troverà inevitabilmente di fronte al dilemma se continuare ad accumulare dollari sempre meno appetibili come valuta di riserva o se diversificare in modo assai maggiore col rischio implicito di perdere parte del valore del capitale accumulato a causa della conseguente inflazione che si verificherebbe.
Viceversa, la svalutazione del dollaro avrebbe l’effetto di rendere meno convenienti le importazioni di beni (russi e cinesi) e rallentare queste economie, come quelle europee che si reggono molto sulle esportazioni e sul tenore di vita statunitense.
Svalutare il dollaro significa emettere meno dollari, ossia meno titoli di debito di quelli necessari a rifinanziare il debito attuale. La svalutazione genera allarme nei creditori che rischiano di non incassare il loro “credito commerciale” in dollari (gli interessi sui titoli di debito statunitensi).Ciò non avviene necessariamente; avviene in un sistema che emette moneta credito, ossia contro titoli di debito pubblico.La svalutazione in sé porta ad un nuovo equilibrio del saldo delle partite correnti e di una bilancia commerciale pesantemente in deficit. All’inizio del 2009 il debito degli USA ammontava a $10,6 trilioni.

OCCHIO ALLA PENTOLA SE IL FUOCHISTA ALZA IL FUOCO ESPLODE, E DOPO RIMANGONO SOLO I COCCI CHE DI FATTO SONO $ SVALUTATI.

LA CINA ALLORA SI CHE SI GRATTA IL CAPO. MOLTO  PROBABILMENTE I SUOI LEADER  LA SMETTERANNO DI RIDERE E DI GIRARE IL MONDO DANDO LEZIONI DI ECONOMIA DI MERCATO.

L’economia di mercato:

– non si basa sull’uso schiavistico della persona,

-non si basa sulla negazione del diritto di proprietà ,

– non si basa sulla negazione con la forza delle libere opinioni,

L’economia di mercato è un sistema di relazioni che deve portare benessere e diritti di cittadinanza  ai molti, e non riccheza ai pochi. Questa è la vera lezione di keynes e il suo lascito in campo socioeconomico.

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5 risposte a Crisi:G.20,il tempo darà ragione a Keynes

  1. e_ros ha detto:

    Senti questa Key….

    G20: Accordo Su Riforma Banche e Fmi, Patto d’Onore Sui Cambi

    (ASCA) – Roma, 23 ott – Dal vertice del G20 via libera alla riforma del sistema finanziario e quella del Fondo Monetario Internazionale, sui cambi invece si continuera’ a trattare rifiutando la tentazione ”delle svalutazioni competitive” spiega il comunicato finale dei 20 grandi del pianeta. Resta congelata la proposta Usa di ridurre gli squilibri commerciali, attraverso un patto sulla dimensione dell’avanzo delle partite correnti. Washington spingeva per fissare al 4% del Pil il tetto degli avanzi commerciali. La proposta non e’ passata, i grandi dell’export mondiale, Giappone e Germania si sono messi di traverso. Il ministro dell’economia tedesco, Rainer Bruederle, ha declassato l’idea a norma da ”’economia pianificata”, insomma da socialismo reale. Cosi’ il comunicato del G20 ha ripiegato su un piu’ realistico impegno a lavorare ”per un sistema di tassi di cambio che rifletta i fondamentali dell’economia” dei singoli paesi. Nei fatti nessuna rapida rivalutazione dello yuan cinese, il vero obiettivo degli Usa, sia politico in vista delle elezioni di mid-term del Congresso,sia economico considerando che, solo ad agosto, il deficit commerciale degli Stati Uniti verso Pechino e’ stato di 28 miliardi, il maggiore incremento mensile di sempre. Ma il sasso buttato nello stagno da Tim Geithner, segretario Usa al Tesoro, ha comunque aperto il dibattito su una maggiore coordinamento delle politiche dei cambi. Mario Draghi, presidente del Financial Stabiity Board, ha spiegato come la questione sia degna di attenzione, ”gli squilibri globali possono minacciare la ripresa economica, l’obiettivo desiderato e’ quello di ridurli ma anche di avere cambi meno volatili’. Nei fatti si cerchera’ di rafforzare la cooperazione, anche scoraggiando movimenti indesiderati di valute e flussi di capitale e di tenere lontani gli antagonismi. Un patto, non numerico, ma d’onore, che smussa alcuni angoli in vista della prossima riunione del G20 del 12 novembre a Seul, quando si dovra’ ratificare quanto deciso oggi.

    Non c’è bisogno di scomodare la Teoria dei Giochi ed in particolare l’equilibrio non-cooperativo per capire che il ‘patto d’onore’ andrà a farsi benedire molto presto sotto le pressioni speculative e le pressioni politiche sul protezionismo commerciale e monetario.

    Ma a dire la verità anche la proposta di Geithner era molto ‘limitata’. Va bene il limite al surplus commerciale ma questo va inserito in un quadro più coerente di ‘compensazione’ di quote di credito e debito, in modo da dare la possibilità di accumulare ‘quote’ di riserva e contemporaneamente rimettere in circolo la valuta fisica in eccesso.

    Insomma, la strada è ancora lunga….

    • keynesiano ha detto:

      L’articolo da te postato si da anche la risposta ” la strada è amcora lunga” e io aggiungo purtroppo.

      Qui sono gli egoismi che dettano le regole economiche, la Germania ha un surplus commerciale del 6,1% il Giappone del 3,1%. Loro per il momento mantegono i posti di lavoro che pagano altri.

      Di contro: L’India segna un deficit del 3,1%, gli Stati Uniti del 3,2% L’Italia del 2,9% il Brasile del 2,6 e la GB del 2,2%.Questi paesi mantengono i postio di lavoro fuori dal territorio nazionale.

      PUO’ DURARE ANCORA PER MOLTO?

      Io penso di no tranne l’Italia gli altri non sono vincolati a nessun patto di stabilità monetaria e le svalutazioni competitive potrebbero essere una via di uscita temporanea.

      Quindi rassegnati, perchè in questa situazione anomale fatta di egoismi anche la stabilità della zona Ue (fra l’altro molto precaria ultimamente) potrebbe avere qualche scossone.

      Ricordati sempre che la Cina è un grande popolo con una tradizione millenaria, ma l’economia sta di casa negli States, altrimenti Wen Jiabao si laureava in economia a casa sua e non in America.

      PS: se hai delle posizioni in $ vendi ora è un consigli da amico 🙂

  2. e_ros ha detto:

    http://online.wsj.com/article/SB10001424052702304023804575566573119083334.html

    In un modo o in un altro dovresti riuscire a vedere il link.

    Buon relax.

    ps. ti consiglio di nn avventurarti nelle scommesse sul mkt dei cambi di questi periodi. ;D

  3. keynesiano ha detto:

    J.K.Galbraith sosteneva che la politica monetaria era sopravvalutata e sopratutto era inefficente se non supportata da altre misure di sostegno. L’articolo da te postato mi sembra che individui quelle misure, non solo bassi tassi di interesse ma ache sgravi fiscali mirati. Interessante poi l’incentivo fiscale al mantenimento dell’occupazione.

    Ma mi sorge un dubbio atroce e_ros.

    In questi giorni pensavo che nonostante l’enorme quantità di moneta immessa nel sistema la ripresa è lenta e sopratutto in America non riprende, perchè?

    Ecco io ho immaginato il denaro immesso nel sistema come l’acqua che entra in una vasca senza tappo,di fatto l’acqua che entra nella vasca non sarà mai sufficente a riempirla ammenochè il rubinetto non abbiaun gettito superiore a quella che può uscire dal foro del tappo.

    TRadotto per riempire una vasca di mille litri è probabile che c’è ne vogliano 1.500, e quando chiudi il rubinetto la vasca si risvuota.

    Ma l’acqua non va persa, entra nelle condotte e se ne rivà in mare aperto tramite le fogne (è il ciclo dell’aqua).

    Se sostituisci l’acqua con il denaro,il foro del tappo con la tubazione ai mercati aperti, ti rendi conto che immetti denaro in un posto e questo viaggia in un’altro posto e da solo benefici momentanei al paese che tiene il rubinetto aperto.

    Oggi assistiamo a un paradosso, I paesi cosidetti emergenti stanno limitando le entrate di capitale nei loro paesi perchè non saprebbero come getire quell’enorme massa di liquidità ( il denaro non si mangia e quindi la sua quantità rimane nel sistema, come l’acqua del rubinetto).

    Io penso ( ma è un mio pensiero personale)che keynes avesse chiaro questo concetto ed è per questo motivo che ha scritto Autarchia economica e propose il Bacor, non tanto perchè credeva che fosse la cosa migliore da fare (altri suoi scritti affermano che i paesi esportatori devono fare il loro mestiere di esportare e vendere i loro prodotti) ma voleva mettere in evidenza il limite delle sue politiche che funzionano bene in mercati chiusi o aperti ma omogeni, di fatto critico anche l’eccessivo investimento all’estro finalizzato al solo fine di far crescere i profitti azziendali a causa del basso costo della manodopera locale.

    Oggi gli Stati competono su più fronti, costo della manodopera,bassa tassazione, incentivi agli ivestimenti, e infrastrutture.

    Sulle infrastrutture abbiamo ancora un vantaggio rispetto ai paesi emergenti, ma per il resto i tubi dell’acqua scaricano nei loro mari la moneta immesa nel sitema a vario titolo.

    Qundo paesi che hanno un terzo della popolazione mondiale da mettere in fabbrica a produrre, se il PIL mondiale non aumenta in proporzione adeguata, qualcuno perde altrettante quote di produzione, e in ” una economia monetaria di produzione” la perdita di quote di PIL equivale alla crescita della disoccupazione che diventa strutturale fin tanto che il PIL mondiale non riassorbe tutta la potenzialità della forza lavoro.

    Ecco perchè, dal momento che si vuole regolare la finanza a livello mondiale dovremmo regolare anche i rapporti fra capitale e lavoro, che non devono e non saranno mai uguali per tutti, ci mancherebbe, ma devono ripettare alcuni standars retributivi e di sicurezza a livello globale.

    Questo: eviterebbe che lo sviluppo economico sia solo incentrato sullo sfruttamento dell’uomo, e di conseguenza crerebbe nuovi lavoratori in grado di poter accedere a maggiori consumi, e sopratutto, a consumi globali.

    Se aspettiamo che questo fenomeno sia frutto di un percorso naturale di democratizzazione del sistema tramite il mercato, questo averrà sicuramente, ma come ha detto un noto economista “io non ne vedrò la nascità e intendo campare altri 40 anni”.

    La vecchia regola di Schumpeter sulla ” creazione distruttrice del capitalismo” oggi non funziona, per il semplice fatto che Schumpeter quando ha scritto “Teoria dello sviluppo economico” aveva davanti a se, imprenditori che si basavano sul fordismo, che di fatto era un sistema di produzione di massa, ma nello stesso tempo creava consumtaori di massa per il consumo della stessa produzione.

    E’ probabile che io abbia scritto un sacco di stronz…. e_ros ,ma è di fatto come io vedo la situazione attuale, sono fortemente convinto che non ci sarà ripresa mondiale equilibrata fintanto che ci saranno paghe da 200/300$ al mese e questo accade anche nella civica europa.

    Ci sono aziende che hanno investito in innovazione e in ricerca, ma che non riescono a piazzare i loro prodotti, per il semplice fatto che nei paesi dell’est Europa non ci sono sufficenti salari. Allora gli rimane una cosa da fare, riccollocarsi, dislocando per abbassare i costi indutriali, riposizionandosi su un taghet di clientela con salari più bassi, e eliminando di fatto le resistenze economiche che incontrano se producono nei paesi di prima indutrializzazione. Fa eccezione per il momento la Germania, ma li il discorso è diverso,loro nella difficoltà della crisi, colgono anni di politiche sociali che sono mirate al benessere collettivo e fra capitale e lavoro c’è una competizione collaborativa che di fatto mira alla responsabilità sociale verso l’intero sistema. Ma non ti illudere alla lunga anche loro soffriranno, non c’è forza propulsiva che possa competere contro, basi salari, incentivi alla produzionee bassa tassazione soprattutto se il paese che ha un gap infrastrutturale investe i ricavi per eliminare quel gap.

    Ciao spero di non averti annoiato 🙂

  4. e_ros ha detto:

    Ma va…non mi annoio mica…

    Si lo conosco il tuo punto di vista, Key. L’hai chiarito più volte. Ma io più volte ti rispondo allo stesso modo. tu parli di riequilibri in termini nominali MENTRE dovresti ragionare in termini RELATIVI.

    Nel tuo esempio sui salari devi aggiungere il deprezzamento delle valute e/o l’inflazione di beni.

    Il punto secondo me è che mentre la Cina, per fare un esempio, ha il controllo dei capitali e può decidere tra l’apprezzamento della valuta e l’inflazione ( un mix dei due in modo tale da nn avere il collasso della sua economia ), in Europa in particolare siamo ‘esposti’ a tutti gli shock dall’estero ( mentre negli USA hanno chiaramente deciso di svalutare e creare inflazione, se ci riescono ). Al momento possiamo agire solo sulla produttività totale dei fattori. Ma non è semplice.

    Ne riparleremo, buona serata.

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