Crisi: Gli squali di Wall Strett hanno rubato al mondo intero, qualcosa di più dei $.

Wall Street, le cene del “club dei derivati” così i banchieri decidono la speculazione.
Il Dipartimento di Giustizia ha aperto un’inchiesta. Ma trovare le prove è quasi impossibile. Il terzo mercoledì di ogni mese nove membri di una élite della finanza Usa fissano le strategie dal nostro corrispondente Federico Rampini.

Leggi l’articolo intero su Repubblica.it

******

« Nella corsa alla ricchezza, agli onori e all’ascesa sociale, ognuno può correre con tutte le proprie forze, […] per superare tutti gli altri concorrenti. Ma se si facesse strada a gomitate o spingesse per terra uno dei suoi avversari, l’indulgenza degli spettatori avrebbe termine del tutto. […] la società non può sussistere tra coloro che sono sempre pronti a danneggiarsi e a farsi torto l’un l’altro. » (Adam Smith, Teoria dei sentimenti morali, 1759)

Che il libero mercato autoregolatore non esiste è ormai appurato. Del resto alcuni dubbi emergevano anche dall’analisi di Adam Smith che se non ricordo male, metteva in guardia da quello che poteva uscire da una riunione fatta per i più alti motivi fra persone che  producono la stessa merce.

Insomma l’attività umana che è forza motrice del mercato,crea anche cartelli e monopoli che di fatto lo distruggono.

Il monopolio è di fatto:“Proprietà o controllo che permette il dominio dei mezzi di produzione o del mercato in una attività commerciale o in una professione solitamente per controllare i prezzi, e ciò avviene”.

I cartelli economici sono di fatto: “Accordi tra imprese operanti in un medesimo settore volto alla disciplina e spesso alla limitazione della concorrenza all’interno del settore stesso nel comune interesse delle partecipanti”.

Per evitare il pericolo dei cartelli o monopoli che danneggiano i consumatori ( I cittadini nel suo insieme e a cui dovrebbero essere rivolti i benefici della libera concorrenza), è stata creata l’antitrst.

Con il termine antitrust si definisce: il complesso delle norme giuridiche che sono poste a tutela della concorrenza sui mercati economici. Tale complesso normativo, detto anche Diritto antitrust o Diritto della concorrenza, appresta una tutela di carattere generale al bene primario della concorrenza inteso quale meccanismo concorrenziale, impedendo che le imprese, singolarmente o congiuntamente, pregiudichino la regolare competizione economica adottando condotte che integrano intese restrittive della concorrenza, abusi di posizione dominante e concentrazioni idonee a creare o rafforzare una posizione di monopolio.

E’ ovvio che il fatto stesso che per tutelare i cittadini si sia dovuti ricorrere alla creazione dell’antrust che è di fatto  una istituzione giuridica (e quindi politica), fa emergere chiaramente che il concetto di mercato autoregolatore nel senso che porta in se (nel suo DNA) i germi dell’autoregolazione non esiste.

Riproponiamo la tesi dell’economista Karl Polanyi in quanto mi sembra che ben interpreti i fatti reali e attuali, in conclusione  “sono cose gia note, che portano avanti idee già viste all’opera”.

Karl Polanyi ” La Grande Trasformazione”

Che cosa c’è di mistificato nella teoria del mercato autoregolato?

La risposta di Polanyi è limpida e inequivocabile:

Il punto cruciale è questo: lavoro, terra e moneta sono elementi essenziali dell’industria; anch’essi debbono essere organizzati in mercati poiché formano una parte assolutamente vitale del sistema economico; tuttavia essi non sono ovviamente delle merci, e il postulato per cui tutto ciò che è comprato e venduto deve essere stato prodotto per la vendita è per questi manifestamente falso. Il lavoro è soltanto un altro nome per un’attività umana che si accompagna alla vita stessa la quale a sua volta non è prodotta per essere venduta ma per ragioni del tutto diverse… La terra è soltanto un altro nome per la natura che non è prodotta dall’uomo. La moneta infine è soltanto un simbolo del potere d’acquisto che di regola non è affatto prodotto ma si sviluppa attraverso il meccanismo della banca o della finanza di stato. Nessuno di questi elementi è prodotto per la vendita. La descrizione, quindi, del lavoro, della terra e della moneta come merci è interamente fittizia. E’ nondimeno con il contributo di questa finzione che sono organizzati i mercati del lavoro, della terra e della moneta… La finzione della merce fornisce un principio di organizzazione vitale per tutta la società, il quale influisce su quasi tutte le sue istituzioni nel modo più vario: si tratta cioè del principio secondo il quale non si dovrebbe permettere l’esistenza di nessun’organizzazione o comportamento che impedisca l’effettivo funzionamento del meccanismo di mercato sulla linea della finzione della merce. Tuttavia per quanto riguarda lavoro, terra e moneta questo postulato non può essere sostenuto; permettere al meccanismo di mercato di essere l’unico elemento direttivo del destino degli esseri umani e del loro ambiente naturale e perfino della quantità e dell’impiego del potere d’acquisto porterebbe alla demolizione la società.

La presunta merce “forza-lavoro” non può infatti essere fatta circolare, usata indiscriminatamente e neanche lasciata priva d’impiego, senza influire nche sull’individuo umano che risulta essere il portatore di questa merce particolare. Nel disporre della forza-lavoro di un uomo, il sistema disporrebbe tra l’altro dell’entità fisica, psicologica e morale “uomo” che si collega a quest’etichetta… La natura verrebbe ridotta ai suoi elementi, l’ambiente e il paesaggio deturpati, i fiumi inquinati, la capcità di produrre cibo e materie prime distrutta…

Indubbiamente i mercati del lavoro, della terra e della moneta sono essenziali per un’economia di mercato, ma nessuna società potrebbe sopportare gli effetti di un simile sistema di rozze finzioni neanche per il più breve periodo di tempo a meno che la sua sostanza umana e naturale, oltre che la sua organizzazione commerciale, fossero protette dalle distruzioni arrecate da questo diabolico meccanismo” (pp. 93-95).

Una volta messo in moto dai processi sociali, vale a dire dalla spietata avidità dei capitalisti, avallato dalle forze politiche che rappresentavano i loro interessi e teorizzato dagli utilitaristi e dagli economisti classici, il meccanismo diabolico produce di fatto, nel corso dell’800, i suoi effetti: la crescita prodigiosa della ricchezza è pagata al prezzo di un enorme aumento della miseria e della degradazione umana.

Questo è un paradosso reale.

Un paradosso che nonostante sia emerso più volte nella storia dell’economia di mercato sembra che ogni tanto e a periodi alterni ritorna a colpire impietosamente facendo vittime innocenti. Di fatto le conseguenze le pagano tutti coloro che non hanno partecipato alla spartizione del bene comune, perchè il libero mercato se ben regolato e monitorato è sicuramente il nostro bene comune che ci può salvare da guerre e carestie.

Approfondimenti:

Monopolio

Cartelli economici

Antitrust

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Economia, Politica, Rassegna Stampa. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...