Crisi:Commissione Ue taglia le stime di Pil e deficit per l’Italia

La Commissione europea ha rivisto al ribasso le stime di crescita per l’economia italiana nei prossimi due anni ma prevede un miglioramento dello stato delle finanze pubbliche del Paese. 

Il prodotto lordo dell’Italia dovrebbe crescere dell’1% quest’anno e dell’1,3% nel 2012, spiega la Commissione nel suo rapporto di primavera, mentre le

stime di novembre vedevano un aumento rispettivamente dell’1,1% e dell’1,4%. Il Pil italiano e’ cresciuto dello 0,1% nel 1° trim, sotto le attese e a un ritmo inferiore di quello francese e tedesco nello stesso periodo.

Il debito italiano dovrebbe crescere quest’anno fino al 120,3% del Pil, per poi calare al 119,8% l’anno prossimo.

Il deficit di bilancio dovrebbe scendere al 4% del Pil quest’anno e al 3,2% nel 2012, rispetto al 4,3% e al 3,5% delle previsioni di novembre, spiega la Commissione nel rapporto.

Produzione Industriale

Il tasso di risparmio delle famiglie, un fattore chiave nell’economia del Paese soprattutto durante la crisi finanziaria, dovrebbe essere piu’ basso delle attese: secondo la Commissione scendera’ dal 14,9% del 2009 al 13,2% quest’anno e al 13,1% nel 2012.

I consumi pubblici e privati dovrebbero espandersi meno dell’economia in generale, e il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere molto lentamente, dal momento che i primi ad essere reintegrati nei loro ruoli saranno gli impiegati cassa-integrati delle industrie che non sono tenuti in conto nel tasso di disoccupazione.

Andamento delle Vendite

Cgil: Cassa integrazione, ore in calo ma in quasi mezzo milione sono in Cig


Il rapporto di aprile stilato dal dipartimento settori produttivi del sindacato, su dati Inps, segnala un -10,1% del monte ore rispetto a marzo, – 21,4% dall’inizio dell’anno. Ma sono 460mila i lavoratori coinvolti. “Il trend rispecchia l’andamento altalenante dell’economia. Non ha senso parlare di ripresa”

Alimentari Vendite al commercio fisso e al dettaglio

I dati sui consumi alimentari di Gennaio e Febbraio 2011 sono in linea con i rispettivi  mesi dell’anno 2010, probabilmente il dato di fine anno si attesterà intorno al -2%.

In conclusione.

Il quadro economico non è certo dei più rosei! La CIG rimane alta, la disoccupazione non rientra e questo porta a una decurtazione del reddito delle famiglie che si ripercuote sui consumi e sulla capacità di risparmio.

Come ho già  scritto nel post del 30/04/2011 , “la ripresa della domanda viene soddisfatta aumentando la quota di valore aggiunto importato. Come conseguenza di questo processo, la composizione delle importazioni italiane appare meno legata al processo produttivo nazionale e più orientata al soddisfacimento diretto della domanda interna mediante le importazioni”.

Alcuni  nodi che bloccano la crescita:

– La dislocazione della produzione nei paesi in via di sviluppo al solo fine di aumentare il vantaggio competitivo dovuto al minor costo del lavoro (questo aumenta i profitti delle imprese, ma  non agevola i consumi interni di quei paesi e la relativa capacità di spesa pro-capite),

– il limitato credito concesso dal sistema bancario a sostegno della produzione reale,e verso quelle imprese con progetti di sviluppo interni ( questo farebbe  si che  il risparmio degli Italiani diventi funzionale allo sviluppo del territorio che è necessario per il consolidamento dell’occupazione interna),

– il blocco delle infrastrutture ( lo stato, non  investe per la competitività del sistema paese, ed è assente nello svolgere uno dei suoi compiti fondamentali in tempi di crisi, che è: quello di alimentare la domanda aggregata),

– l’eccessiva tassazione che grava sugli attori regolari del sistema economico ( le imprese e i lavoratori regolari mantengono il sistema, una tassazione eccessiva penalizza gli investimenti e i consumi) ,

– Il  Welfar non è idoneo ai tempi moderni ( la flessibilità e funzionale alla competizione, ma la precarietà e sinonimo di sfruttamento e impoverimento sociale. Il Welfar va riformato per  dare sicurezza sociale all’intero sistema),

– Il blocco illiberale delle professioni ( le professioni vanno liberalizzate, non è accettabile! che dopo anni si studio ci devono essere anni di tirocinio con esami senza senso e discrezionali  in mano al baronato professionale),

– la burocrazia elefantiaca ( L’Italia è il paese con la maggior burocrazia a livello Europeo che soffoca imprese e cittadini),

La poca attenzione della politica verso i problemi reali che bloccano lo sviluppo economico, è il male maggiore che affligge l’Italia.

PS:

– Vi invito a leggere il bell’articolo dell’economista A. Sen. L’articolo da numerosi spunti di riflessione su come si misura il fine sociale dello sviluppo economico “Non solo Pil: tra Cina e India la sfida ad aumentare la ricchezza ma anche la felicità”.

– I grafici e le tabelle del post se non diversamente riportato sono di nostra elaborazione su dati ISTAT

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