In nome della libertà. Conservatorismo americano e guerra fredda

Autore: Donno Antonio
Prezzo: € 20,00
Anno: 2004
Pagine:304
Editore: Le Lettere (collana Biblioteca di Nuova Storia Contemporanea)

Un vasto movimento anti-statalista ed anti-New Deal fiorì tra la fine della seconda guerra mondiale e gli ultimi anni Cinquanta negli Stati Uniti. Questo movimento, che è definito genericamente conservatore e che fu strenuamente anti-comunista, raccolse le tre principali componenti che si opponevano al New Deal e alla sua eredità statalista: i conservatori tradizionalisti, il cui pensiero poneva l’accento sulla tradizione religiosa e comunitaria americana (Kirk, Hallowell, Weaver, Viereck, Vivas, Lippmann, Nisbet, Strauss, Voegelin); i liberali classici, che ripresero l’iniziativa politica grazie anche alla presenza negli Stati Uniti di Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek e che si battevano per il ripristino pieno della logica del libero mercato; infine, i libertarians, eredi della Old Right americana e del pensiero di Albert J. Nock (cui è dedicato il primo capitolo), assertori anch’essi della superiorità del capitalismo e strenui isolazionisti (Chodorov, Flynn, Rothbard), perché convinti che tutte le guerre, compresa la guerra fredda, rafforzassero i poteri dello Stato e danneggiassero le libertà individuali. Infine, l’ultimo capitolo è dedicato a quella vasta congerie di personalità e di riviste conservatrici che presero posizione contro lo statalismo e i compromessi americani con l’Unione Sovietica.

Altri scritti dell’autore:

Il conservatorismo americano

*****

Alle radici della crisi Globale.

Albert Jay Nock: una voce della ”Old Right” contro il New Deal

Nel 1933 prese forma la “Old Right” statunitense: una coalizione di ideologie eterogenee che si unirono ad uno storico nucleo individualista e libertario per combattere la minaccia socialista del New Deal.

Il nucleo principale,era composto da intellettuali individualisti e libertari che, forti della propria coerenza di lunga data, rappresentavano la parte più “estrema” del movimento, la più radicale.Tra di loro spiccano senza dubbio Mencken e Nock, in quel periodo leaders intellettuali della frangia libertaria.

Si può ben capire come il gruppo libertario originario non fosse particolarmente entusiasta di questa nuova alleanza. In pratica fecero fronte comune con gli stessi personaggi contro i quali, meno di un anno prima, avevano battagliato per la difesa della libertà individuale contro il potere statale; personaggi che animavano lo stesso partito Repubblicano responsabile per un intero secolo, a partire da metà Ottocento, della propaganda a favore di uno Stato forte e centralizzato.

Il pensiero di A,J. Nock,  uno dei maggiori  leaders della frangia libertaria.

Nock giustifica la difesa della libertà, rigorosamente intesa nella sua accezione “negativa”, da due diversi fronti: da un lato è inviolabile poiché diritto naturale dell’individuo, dall’altro è ritenuta la condizione necessaria affinché si possa sviluppare una sana moralità che conduca ad un’altrettanto sana civilizzazione. L’affermarsi del New Deal di Roosevelt viene così considerato un sostanziale attacco ad entrambe le asserzioni, offensiva che suscita il risentimento di Nock e di tutti gli intellettuali nelle fila della “Old Right”.

“Il nostro nemico, lo Stato”, saggio di Albert Jay Nock.

Lo Stato,uno dei trattati politici fondamentali per il pensiero libertario del Novecento,Albert Jay Nock, muovendo dalle tesi di Franz Oppenheimer, costruisce i concetti di “potere sociale” e “potere statale”, e li applica all’analisi della storia americana.

Nock descrive il processo per mezzo del quale il “potere sociale” viene tramutato in “potere statale” e da esso fagocitato. Il potere sociale è l’interazione volontaria degli individui che creano e scambiano la ricchezza come liberi individui; il potere statale, per converso, non è altro che il processo di confisca di quella ricchezza. Vi sono infatti solo due strumenti per procurarsi la ricchezza: i mezzi politici e i mezzi economici. Lo Stato è l’organizzazione dei mezzi politici e nasce per garantire, alla classe di individui che si sappia impadronire del suo complesso armamentario, un’illimitata possibilità di sfruttamento della ricchezza prodotta tramite i mezzi economici. La costruzione statuale si rivela dunque come la chiave di ogni relazione parassitaria in tutte le convivenze politiche. Per chi accolga queste tesi, risulterà impossibile trovare un qualsivoglia criterio di distinzione fra le attività dei fondatori, amministratori e beneficiari dell’apparato statuale e quelle di una classe di criminali per professione.

E’ CHIARO CHE ESISTONO DUE CONCEZIONI DIVERSE DEL VIVERE IN COMUNITA’

Da una parte c’è il pensiero anarcoliberista della destra Americana quella che ha portato R.Reagan ad affermare che “Lo stato non è la soluzione ma il problema” ed è sulla solita linea di pensiero l’affermazione di Margaret Thatcher che esclamo “La società non esiste, esistono gli individui”.

Il sociologo e psicoanalista E.Fromm sosteneva che una società può essere malata.

Ma di cosa si ammala una società se di fatto non è un essere organico, anche di fronte ad una epidemia non è la società che si ammala ma i singoli individui.

Una società, affermava E. Fromm, si può ammalare di idee malsane che diventano idee dominanti anche se le stesse sono sbagliate e immorali in quanto vanno contro la massa degli uomini.

“Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè, la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio. Gli individui che compongono la classe dominante posseggono fra l’altro anche la coscienza, e quindi pensano; in quanto dominano come classe e determinano l’intero ambito di un’epoca storica, è evidente che essi lo fanno in tutta la loro estensione,e quindi fra l’altro dominano anche come pensanti, come produttori di idee che regolano la produzione e la distribuzione delle idee del loro tempo; è dunque evidente che le loro idee sono le idee dominanti dell’epoca” ( K.Marx e F. Engels)

Altri Testi sull’argomento:
Wikipedia: Anarco-capitalismo

Il libertarianism: saggio bibliografico

Murray N. Rothbard e il movimento paleolibertario

Anatomia dello Stato di Murray N. Rothbard

Il capitalismo inglese e lo sciopero dei minatori del 1984-85

Le idee “universali” e le classi dominanti, K. MARX – F. ENGELS, Scritti sull’arte,

Monografie:
IL MOVIMENTO LIBERTARIO AMERICANO DAGLI ANNI SESSANTA AD OGGI:RADICI STORICO-DOTTRINALI E DISCRIMINANTI IDEOLOGICO-POLITICHE di Paolo Zanotto

Tesi di Laurea:
POLITICA E BUROCRAZIA NEL REGNO UNITO E NEGLI STATI UNITI

GLI AIUTI ALLO SVILUPPO E LE ISTITUZIONI FINANZIARIE INTERNAZIONALI:DAGLI ACCORDI DI BRETTON WOODS AI GIORNI NOSTRI

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