Crisi:Krugman, agenzie di rating “poco credibili”.

L’economista premio Nobel Paul Krugman punta il dito contro le agenzie di rating.

Krugman ha ricevuto il Nobel per i suoi studi sulla globalizzazione che hanno rivoluzionato le teorie classiche sugli scambi commerciali. Insegna economia a Princeton,è anche editorialista del New York Times.

E proprio dalle pagine del NYT che Krugman scrive questo: “agenzie rating poco credibili. Per l’economista S&P dimentica di essere fra cause crisi.”.

Agenzie di rating impudenti e una destra estremista. Sono questi i veri problemi degli Stati Uniti. La decisione attuata venerdì scorso da Standard& Poor’s abbassando la valutazione del debito degli Stati Uniti da Aaa a Aa+, dimostra solo una cosa: l’insolenza e la grandissima faccia tosta. L’articolo è stato tradotto e riportato su Repubblica del 09/08/2011 lo potete leggere qui.

Come altri commentatori liberal, Krugman accusa S&P di essere poco credibile, e quindi impudente nei suoi giudizi, perché dimentica di essere stata tra i responsabili della crisi. “S&P, insieme con le altre agenzie di rating, ha avuto un ruolo di primo piano nel causare la crisi, dando una valutazione Aaa ad assets basati su ipoteche che si sono rivelate poi spazzatura tossica”, scrive l’economista.Non solo, S&P valutava positivamente anche Lehman Brothers, proprio un mese prima del collasso che scateno’ il panico e la crisi globale. Dopo il fallimento della banca d’affari, S&P si limitò a negare di avere commesso errori. Eppure, come Krugman ricorda, qualche errore e’ stato commesso anche in questi giorni. Venerdì pomeriggio, dopo aver ricevuto una bozza della decisione di S&P, gli esperti Dipartimento del Tesoro Statunitense hanno rilevato un problema di circa 2.000 miliardi di dollari nei conti dell’agenzia. Ma, pur ammettendo di aver commesso qualche strafalcione nei calcolo, S&P ha proceduto comunque ad abbassare la sua valutazione del debito americano.

Il conflitto di interesse e la poco credibilità delle agenzie di rating non è un argomento nuovo. Nel 2008 l’economista Italiano Pierangelo Dacrema  scrive un saggio dal titolo “La Crisi della Fiducia.Le colpe del rating nel crollo della finanza globale”.

Prezzo: € 14,00 – Etas Edizioni – Pagine: 134 – Anno: 2008.

La Premessa del libro la potete leggere qui.

Insomma diamo a Cesare ciò che è di Cesare, oggi anche Krugman dice ciò che altri hanno detto prima di lui.

Ma veniamo al perchè le agenzie di rating non sono più credibili. 

Il mercato si basa sulla fiducia che è un elemento fondamentale nei rapporti economici. In America c’è una esclamazione che chiarisce bene l’idea di fiducia dei rapporti commerciali e si basa su questa domanda ” Voi comprereste un’auto usata da quest’uomo?”

Se il venditore di auto usate ha la nomina di dare fregature la risposta sarà negativa, viceversa vuol dire che è un venditore onesto che rispetta il mercato che è fatto di clienti che accedono alla sua rivendita.

E’ ovvio che le transazioni di mercato sono un equilibrio fra interessi personali e rapporti commerciali, il che comporta inevitabilmente un conflitto di interessi che nel caso specifico dei mercati finanziari, questo conflitto dovrebbe essere tenuto sotto controllo dalle Tre sorelle monopoliste del rating S&P’s, Moody’s e Fitch hanno il 95% del mercato.

Il rating è un giudizio sulla qualità delle emissioni di titoli di debito, tipicamente obbligazioni, o sull’affidabilità dei loro emittenti, formulato da parte di società dotate di notevole esperienza in materia (le cosiddette agenzie di rating).

E’ chiaro che c’è un palese conflitto di interessi se le agenzie svalutano un titolo di stato prima dell’emissione sul mercato di nuove tranche di debito, la domanda che sorge spontanea sopratutto se questo accade alla più grande economia del mondo che detiene la valuta di riferimento per le transazioni commerciali, la dove l’andamento empirico del mercato ci dice che quando il mercato è fumoso e incerto gli investitori si rifugiano al sicuro nei Treasury Bond; Chi si avvantaggia del maggior spread sui tassi di interesse, che inevitabilmente lo stato emittente deve pagare per rassicurare il mercato?, visto che il giudizio delle agenzie di rating fa salire la contropartita che assicura dal rischio di insolvenza l’acquirente professionale (I fondi pensione) i famigerati CDS.

I CDS sono quelle cosucce che Warren Buffett l’oracolo di Omaha ha chiamato ” armi di distruzione di massa”. Di fatto poi è lo stesso Buffett che grida “alzatemi le tasse” lanciando al mercato un chiaro segnale morale dell’integrità dell’uomo nei confronti della società umana (gli attori ipotetici del mercato) , cosa c’è di più pulito di un ricco miliardario filantropo che grida “TASSATE ME CHE POSSO PAGARE”.

L’America è un grande paese, ma spesso i grandi uomini americani sono degli emeriti ipocriti. E’ chiaro che il giudizio di ipocrisia è dato dal mio punto di vista. Loro probabilmente non si considerano tali, in quanto fra i simpatici proverbi americani uno è emblematico e chiarisce bene l’idea “è il mercato bellezza” questa è la risposta che danno a chi rimane con il cerino in mano quando una bolla o un bidone si sgonfia facendo accumulare perdite in denaro.

E’ tutto normale?

Lo sarebbe se il mercato fosse l’insieme di una moltitudine di persone che liberamente e senza influenze effettuano  transazioni. Insomma se il mercato finanziario fosse come il mercato rionale sotto casa dove acquisti un prodotto previo controllo visivo e transazione libera all’ora ognuno rimarrebbe con il cerino in mano in base alle proprie capacità di valutazione. Ma il mercato finanziario non è il “libero mercato” asse portante “dell’economia di mercato” (Il Capitalismo), è qualcosa di completamente opposto e come afferma l’economista Giorgio Lunghini “non esiste il mercato, esistono gli speculatori”.

Vediamo perché.

Fonte in estratto Corriere della Sera

Gli azionisti delle tre sorelle del rating: il più noto è il «guru» miliardario Warren Buffett che attraverso la sua Berkshire Hathaway è il primo investitore singolo in Moody’ s con una quota del 12,47%.

Ma i veri signori del rating a ben guardare sono i grandi fondi Usa: Capital World Investors, Blackrock, State Street, Vanguard Group e T Rowe Price Associates tutte insieme controllano il 29,69% di McGraw Hill, la società che possiede S&P’ s, e il 31,2% di Moody’ s. Sommare le quote non è formalmente corretto visto che non ci sono patti di sindacato. Ma le battaglie per la trasparenza nei dati delle grandi società Usa di Poor, un avvocato che diventò anche editorialista del New York Times , di Blake e di John Moody sembrano lontane.

La minore delle tre sorelle, Fitch, non è invece quotata e pur essendo stata fondata a New York è controllata per il 60% dal gruppo francese Fimalac e per il resto dalla Hearst Corporation, il gruppo editoriale fondato dal mitico magnate Hearst alla cui figura si ispirò Orson Wells per girare Citizen Kane (Quarto potere) nel ‘ 41.

È solo nel Dopoguerra che i rating nati nel ‘ 22 quando Poor’ s iniziò a giudicare i corporate Bond americani e Standard le municipalizzate  si sono insinuati nel delicato meccanismo della crescita mondiale mentre tra economia reale e finanziaria il rapporto passava a pendere irreversibilmente verso la seconda.

Ma l’ origine dell’ oligopolio risale comunque ai primi anni. Nel 1914 Roy W. Porter che aveva acquistato dal cugino Babson la The Babson Stock & Bond Card System, un’ altra società che passava al radar i conti la cedette a sua volta a Blake. Poi acquistò Moody’ s e iniziò a corteggiare la Poor’ s che però prima andò in bancarotta e dopo essere stata rilevata da Babson venne fusa con la Standard nel ‘ 41. Tutte le altre agenzie più piccole chiusero o vennero rilevate. Ora imperi finanziari, industrie e stati dipendono da «tre sorelle».

E come affermava il leader indiscusso del liberalismo Americano Milton Friedman nel suo articolo sul New York Times Magazine del 13 settembre 1970 ” I Manager devono fare gli interessi degli azionisti,che consiste nel fare profitti”.

In conclusione: le agenzie di rating fanno gli interessi di chi li paga,W.Buffet fa beneficenza con i soldi che guadagna dal surplus generato dal monopolio delle informazioni economiche e speculando in borsa (ora non mi dite che Buffet è cassettista e non è G.Soros, perchè  non centra niente l’approccio al mercato), di conseguenza per la beneficenza spende i soldi di quel gregge di pecore che crede ancora negli “oracoli” e nel mito del libero mercato.

Approfondimenti:

Tesi di Laurea:Le agenzie di rating e la crisi finanziaria

Quaderni Consob:L’IMPATTO SUI PREZZI AZIONARI DELLE REVISIONI DEI GIUDIZI DELLE AGENZIE DI RATING.EVIDENZA PER IL CASO ITALIANO.

Articoli: Agenzie di rating troppo influenti.Un monopolio che va limitato.

Università di Trieste: Credit Rating ed il ruolo delle ECAI nell’approccio standar

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