Monti Premier?

Governo Monti?

Questa potrebbe essere la domanda che toglie il sonno al CS progressista,anche se:  M.Monti ha un curriculum all’altezza del mandato,laureato alla Bocconi, specializzato all’università di Yale studiando col Nobel dell’Economia James Tobin (quello della Tobin Tax sulle transazioni finanziarie), Monti ha una profonda competenza su moneta, banche e finanza. Negli anni Settanta e Ottanta osa contestarne alcune politiche della Banca d’Italia,in un’epoca in cui Via Nazionale è un’istituzione sacra e intoccabile.

Esempio: l’eccessiva acquiescenza alle nomine politiche ai vertici delle banche (allora di Stato); e una politica monetaria accomodante verso la spesa facile, all’origine del boom del debito. Monti arriva a Bruxelles grazie a un profilo tecnico al 100%, prima nominato dal governo Berlusconi (18 gennaio 1995) poi confermato dal governo D’Alema nella Commissione europea presieduta da Romano Prodi (dal 1999 al 2004).

Già allora Monti si fa carico anche del ruolo di “vigilante speciale” sull’Italia. All’epoca gli interventi di Monti frustano Roma perché raggiunga il traguardo. E al tempo stesso, giocando di sponda con Carlo Azeglio Ciampi, lui offre ai leader europei il volto di un Italia diversa, credibile e capace di mantenere gli impegni presi.

La sua sincera passione Europea ci ricorda puntualmente che nei trattati del 1957 voluti da Monnet, Schumann, Adenauer, c’era quella “economia sociale di mercato” che resta il suo faro, un modello più valido del neoliberismo nato negli Usa. E’ la componente “di sinistra” di Monti, un uomo di centro a tutto tondo che pronuncia parole come un giovane “indignati”: “La pressione fiscale si è spostata sproporzionatamente sul reddito da lavoro e d’impresa, alleggerendosi invece sulle rendite finanziarie”.

Monti non esita a denunciare un “mercatismo” che sembra volere imporre ieri alla Grecia e alla Spagna, oggi all’Italia e domani alla Francia, aggiustamenti fatti solo di tagli e austerità. “Il problema è la crescita”, ha ricordato di recente. Ma per poter parlare di crescita bisogna prima spegnere l’incendio da panico che crea sfiducia.

M.Monti ha collaborato con la Commissione Attali a Parigi, il think tank Bruegel a Bruxelles, il Libro Bianco sul mercato unico per la Commissione Barroso. Insomma non è tipo che soffre complessi di inferiorità verso nessuno.

Ma non sarà un compito facile!

I dati dell’istat appena pubblicati segnalano che la crisi ha la coda lunga,i livelli di produzione pre-crisi sono ancora lontani. La media a Settembre 2011 segna ancora un -15%. Purtroppo per noi la crescita passa da qui e oggi siamo nel 2011 un mondo leggermente diverso da quello del 1995.

La stessa ” economia sociale di mercato” dell’attuale Germania sembra sempre più economia e sempre meno sociale.

E’ sempre l’istat che ci fornisce una diversa chiave di lettura sulle prodezze tedesche.

La tabella sopra mette chiaramente in evidenza che in Germania i sottooccupati a tempo part-time sono il 5,4% della forza lavoro, un numero leggermente inferiore al 5,7% che è l’attuale tasso di disoccupazione. Mentre in Italia i sottooccupati sono 1,7% della forza lavoro e i disoccupati 8,4% .

Ora le domande cruciali sono:

1 – cosa pensa M.Monti in merito al fatto che un cattivo stipendio è sempre meglio del fatto di essere senza stipendio?

2 – quanto sarà influenzato M.Monti dalla lettera della BCE (o meglio: lui avrebbe scritto le solite cose al posto di Trichet)?

Ai posteri la risposta, io mi limito a riproporre la lettera della BCE del 4 agosto 2011, due articoli di Monti del 2011 e del 2007 e un recente video di alcune sue dichiarazioni.

Controriforma di struttura di Mario Monti

Il testo della lettera della Bce al Governo italiano

Meno illusioni per dare speranza.“Esistono in Italia due illusionismi. Essi sono riconducibili, sia detto senza alcuna ironia, alla dottrina di Karl Marx e alla personalità di Silvio Berlusconi”

Video: Il Monti pensiero

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