Crisi: La disoccupazione di massa

Un fantasma si aggira sull’Europa è la disoccupazione di massa.

Fonte: ANSA.

BRUXELLES – La disoccupazione giovanile ”ha raggiunto il punto critico”, ha detto Jose’ Manuel Barroso. Il presidente della Commissione Ue ha annunciato che lunedi’ al vertice chiedera’ ”azione immediata in tre aree”: ”Affrontare la disoccupazione, specialmente quella giovanile, approfondimento del mercato unico e sostegno alle Pmi”. La Ue deve ora concentrarsi sulla disoccupazione giovanile, sul mercato unico e sulle imprese, ha detto invece il presidente della Ue Herman Van Rompuy nella lettera con cui invita i leader europei al summit del 30 gennaio.

Fonte: ISTAT noi Italia 100 statistiche

L’esigenza ora, spiega Van Rompuy, è di “prendere misure soprattutto per creare posti di lavoro”. E mentre il vertice di marzo darà agli Stati linee guida per le loro politiche a lungo termine, “voglio che questa volta ci concentriamo su azioni immediate da prendere su disoccupazione giovanile, mercato unico e imprese”. Van Rompuy vuole vedere un dibattito tra i leader “che consenta di condividere le esperienze sulle diverse strategie per promuovere l’occupazione e la crescita”. In particolare l’introduzione del presidente della Commissione José Barroso sarà dedicata proprio alla disoccupazione giovanile. Il presidente Ue ricorda poi che i leader discuteranno anche del trattato che istituisce il fondo salva-Stati permanente Esm e del Patto di bilancio (fiscal compact), “due nuovi strumenti che assicureranno consolidamento e sviluppo della zona Euro.

Italia: l’esercito della disoccupazione c’è di fronte il nulla.E, purtroppo, da quest’anno saranno sempre meno i lavoratori rimasti senza posto che potranno transitare alla pensione; l’innalzamento dell’età pensionabile, infatti, rende sempre più un miraggio questo approdo mentre il mercato del lavoro respinge gli ultra cinquantenni.

Il punto cruciale è come si creano posti di lavoro in un sistema a competizione globale? Basta leggere cosa afferma Tim Cook numero uno della Apple.

Apple si difende dalle critiche del New York Times. Abbiamo a cuore ogni lavoratore nella nostra catena di rifornimento globale», scrive nel messaggio. E indica come «palesemente false»

L’opinione di Paul Krugman.“Facciamo un po’ di luce sul made in China”

Apple e agglomerazione. 
Il recente articolo del New York Times sulla produzione della Apple, intitolato «Perché gli Stati Uniti ci hanno rimesso sull’iPhone», di Charles Duhigg e Keith Bradsher, era eccellente e ci tornerò sopra quando avrò un po’ di tempo. Una cosa però vale la pena dirla subito, ed è che l’articolo è soprattutto un saggio sulle economie di agglomerazione. «‘Ormai tutta la catena logistica sta in Cina’, ha detto un altro ex alto dirigente della Apple. ‘Ti servono mille guarnizioni in gomma? Vai alla fabbrica accanto. Ti servono un milione di viti? Vai alla fabbrica un isolato più in là. Ti serve che quella vite sia fatta in maniera leggermente diversa? Bastano tre ore’».

Conclusione.
Insomma in Cina si scopre l’acqua calda l’economia di agglomerazione non è altro che la riproduzione dei nostri distretti industriali, quelli che fino a ieri fior di economisti si affannavano a dire che erano ormai superati. Come del resto i problemi riscontrati negli stabilimenti della Focxonn dove il numero dei suicidi fra i lavoratori si fa preoccupante è purtroppo un fenomeno ben conosciuto da noi Europei visto che E.Durkheim nel 1987 pubblica uno studio sul suicidio individuandone quattro tipi e quello anomico è tipico delle società moderne, sembra collegare il tasso dei suicidi con il ciclo economico: il numero dei suicidi aumenta nei periodi di sovrabbondanza come in quelli di depressione economica. Insomma niente di nuovo sotto il sole perché a questo punto l’unico vero motivo per cui le multinazionali  delocalizzano si chiama costo del lavoro che è l’unico fattore non riproducibile nei paesi industrializzati a democrazia avanzata che coniugano diritti dell’impresa con diritti dei lavoratori.  Per  Tim Cook il lavoro umano non è un valore in sé ma un oggetto alla stregua di viti e bulloni. Questa è l’unica cosa certa dei valori che stanno dietro ai manager delle multinazionali globali e globalizzanti.

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