Crisi: Giovani senza lavoro e senza futuro

Disoccupati all’8,9%, massimo dal 2004. Fra i giovani senza lavoro uno su tre.


L’allarme Ue. Sulla disoccupazione giovanile «dobbiamo agire ora, è inaccettabile che ci sia un livello così allarmante di giovani senza lavoro».
In Europa disoccupati al 10,4%, in Germania al 5,5%,In Spagna il dato è fermo al 22,9% e in Francia al 9,9%.Il tasso di disoccupazione nella zona dell’euro nel mese di dicembre 2011 è rimasto invariato rispetto a novembre, al 10,4% (al 10% nel dicembre 2010). Lo ha comunicato Eurostat che stima 16,469 milioni di disoccupati nell’Eurozona e 23,816 milioni nell’Unione europea. Rispetto a novembre i senza lavoro sono aumentati di 20mila e 24mila rispettivamente; rispetto a dicembre 2010 sono aumentati di 751mila e di 923mila. A pagare il prezzo più alto, ancora una volta però, sono i giovani: uno su tre di quanti partecipano attivamente al mercato del lavoro, è senza impiego con un tasso di disoccupazione al 31%, in calo di 0,2 punti base rispetto a novembre, ma in aumento di 3 punti su base annua. Nel complesso, i giovani disoccupati erano 3,920 milioni nell’Eurozona e 5,493 milioni nella Ue, rispetto a dicembre 2010 sono aumentati rispettivamente di 113mila e 241mila. Il tasso di disoccupazione tra i giovani era così al 21,3% e al 22,1% rispettivamente contro 20,6% e 21% di un anno prima.

Il Presidente Napolitano:non possiamo lasciare ai ragazzi debito in eredità.


Uscire dal tunnel della crisi è possibile facendo sacrifici, dice il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nessuno può sottrarsi, aggiunge il Capo dello Stato, e occorre “coesione sociale che non può significare immobilismo”. Perché “è essenziale che esca dalla crisi un’Italia più sobria e più giusta”.”Noi non possiamo innanzitutto dal punto di vista direi perfino morale,lasciare sulle spalle delle generazioni più giovani e di quelle che verranno la spaventosa eredità del debito pubblico che si è accumulato nei decenni nel nostro paese”.

Andamento del PIL e debito pubblico.

La produzione manifatturiera mondiale.

La Cina è divenuta la prima industria manifatturieria del mondo, con una quota sulla produzione globale pari al 21,7%.
Il peso degli Stati Uniti è sceso a poco più del 15%.Dal 2007 al 2010, la quota della Cina è aumentata di 7 punti percentuali, mentre quelladegli Stati Uniti si è ridotta di quasi 3 punti percentuali. Tra le economie dell’area dell’euro, la Germania ha registrato solo una moderata flessione, rimanendo il quarto produttore mondiale con un peso pari al 6%.In questo scenario, l’Italia ha subito fortemente la severità della crisi. Il peso della produzione manifatturiera nazionale sul totale mondiale, dopo essere aumentato dal 4,1% nel 2000 al 4,5% nel 2007, è sceso al 3,4% nel 2010. Prima della crisi, l’Italia era il quinto produttore manifatturiero al mondo, dopo la recessione, è divenuto il settimo.La perdita di importanza dell’Italia nel sistema produttivo mondiale ha interessato tutti i settori del manifatturiero, sebbene con intensità differenti. Nel comparto dei metalli la quota dell’Italia sulla produzione mondiale è scesa dal 9,3% nel 2007 al 6,1% nel 2010,mentre in quello del tessile, abbigliamento, cuoio e pelli si è passati dal 10,6% all’8,1%.Nel settore del mobile la quota italiana sulla produzione mondiale è scesa dall’11,4% nel 2007 al 10% nel 2010; l’Italia rimane, comunque, il terzo produttore al mondo di mobili.

Conclusione.
A tutti compete il dovere morale e materiale di fare sacrifici per i nostri figli e nipoti. Ma compete ai politici l’etica della responsabilità morale e di attuazione della politica economica. Purtroppo constatiamo che nel momento in cui si chiedono sacrifici i telegiornali parlano di ruberie sui finanziamenti pubblici erogati ai partiti per 13 milioni di euro,parlano di sprechi di soldi pubblici come quelle del comune di Napoli che spende 100.000 euro al giorno per il deposito in custodia di motorini e macchine sotto sequestro pari a 36.500.000 l’anno. Una classe politica che non sa dove andare, e che non conosce la regola aurea dei grandi numeri che sono la somma di piccoli numeri, è molto probabile che lasci debiti da pagare per incapacità nell’amministrare la cosa pubblica.

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