Crisi: Trend della bilancia commerciale

Commercio con l’estero

Fonte: Istat

A dicembre si registra un aumento congiunturale delle esportazioni pari al 4,2%, superiore per i mercati extra Ue (+5,6%) rispetto a quelli Ue (+3%). Le importazioni calano dello 0,8%, per effetto della riduzione degli acquisti dai paesi extra Ue (-3,2%).

Nell’ultimo trimestre le esportazioni crescono dell’1,4% rispetto a quello precedente, con un incremento maggiore sui mercati Ue (+1,8%). Per gli acquisti dall’estero si osserva una flessione del 2,1%.

La crescita tendenziale delle esportazioni a dicembre (+5,7%) è quasi interamente spiegata dalle vendite sui mercati extra Ue (+11,4%), mentre verso la Ue si rileva una variazione dello 0,8%. Anche la diminuzione delle importazioni (-8,4%) dipende in gran parte dai flussi provenienti dai paesi extra Ue (-12,5%).

Nel 2011 l’incremento delle esportazioni è stato dell’11,4% (+14,9% per l’extra Ue e +8,8% per l’Ue). Le importazioni sono aumentate dell’8,9% (+12,6% dai paesi extra Ue e +5,8% dai paesi Ue). Rispetto al 2008, ultimo anno di espansione prima della crisi, nel 2011 gli scambi a prezzi correnti sono superiori del 2% circa per l’export e del 5% circa per l’import.

La dinamica tendenziale dei volumi a dicembre è positiva per l’export (+0,4%) e in forte contrazione per l’import (-16,4%). Nell’anno i volumi esportati sono aumentati del 4%, quelli importati si sono ridotti dell’1,8%; l’aumento dei valori medi unitari è stato del 10,9% per l’import e del 7,1% per l’export.

A dicembre si registra un avanzo di 1,4 miliardi di euro. Nel corso del 2011 il deficit è stato pari a 24,3 miliardi, in miglioramento rispetto al 2010 (-30 miliardi). Il saldo non energetico (+37,1 miliardi) è in forte aumento sul 2010 (+22 miliardi), mentre quello energetico peggiora (-61,4 miliardi dai -52 del 2010).

A dicembre i raggruppamenti principali di industrie più dinamici sono stati i prodotti intermedi (+7,9%) e i beni strumentali (+7%) all’export, i beni di consumo non durevoli sia all’export (+8,1%) che all’import (+6,2%). Risultano in calo l’import-export di prodotti energetici e l’import di input intermedi e strumentali.

A dicembre la crescita dell’export è trainata dalle vendite di prodotti in metallo verso la Svizzera e la Francia, di macchinari e apparecchi verso USA e paesi Mercosur e di mezzi di trasporto verso USA.

Il calo dell’import è principalmente imputabile alla riduzione degli acquisti di apparecchi elettronici e ottici dalla Cina, dalla Germania e dai Paesi Bassi, di petrolio dalla Russia e di gas naturale dall’Opec.

Commento.
I dati della bilancia commerciale evidenziati dall’Istat mettono in evidenza il recupero fatto sul 2010,ma dal grafico elaborato emerge chiaramente che il trend del disavanzo commerciale rimane a livelli elevati, segno evidente che i nostri consumi dipendono sempre di più dalle produzioni fatte all’estero.

I risvolti di un saldo negativo.
Gli effetti della bilancia commerciale non sono neutri in economia sopratutto per l’occupazione, infatti la bilancia commerciale può essere in attivo, quando il valore delle esportazioni supera quello delle importazioni, con conseguente ingresso di capitale monetario nello stato, o in passivo, quando il valore delle importazioni supera il valore delle esportazioni, con conseguente uscita di capitale monetario dalla nazione.
L’attività o la passività della bilancia commerciale di un paese è un indicatore fondamentale della sua competitività sul mercato, della sua solidità e della sua ricchezza economica.

Le nostre imprese stanno tenendo duro ma siamo vicini al limite di rottura, la competizione globale con un sistema dei cambi rigido non può essere lasciato alle sole imprese, ci sono fattori fondamentali che aiutano la competizione come le infrastrutture,una burograzia snella, un livello di tassazione accettabile, un credito agevole e a costi contenuti,la certezza del diritto e dei tempi di pagamento,questi fattori sono fondamentali e accrescono i vantaggi competitivi di sistema,che è giustappunto quello che manca all’Italia.

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