Crisi; L’italia nella morsa della disoccupazione e dei fallimenti.

Disoccupazione record: a febbraio 9,3% tra i giovani il 31,9% non lavora
Secondo l’Istat è il tasso più alto da gennaio 2004. A febbraio gli occupati sono 22.918mila, in diminuzione dello 0,1% (-29 mila unità) rispetto a gennaio: il calo riguarda la sola componente femminile.

In crescita anche il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni).
A febbraio è al 31,9%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto a gennaio e di 4,1 punti su base annua. Anche in questo caso si tratta del tasso più alto da gennaio 2004.

Allarme fallimenti: toccato il record nel 2011, oltre 11.600

Fonte:CGIA Mestre

Nel 2011 ben 11.615 aziende hanno chiuso i battenti per fallimento, un dato mai toccato in questi ultimi 4 anni di grave crisi economica. Un record che ci segnala quanto siano in difficoltà le imprese italiane, soprattutto quelle di piccole dimensioni che, come ricorda la CGIA, continuano a rimanere il motore occupazionale ed economico del Paese.
“La stretta creditizia, i ritardi nei pagamenti e il forte calo della domanda interna – segnala il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi – sono le principali cause che hanno costretto molti piccoli a portare i libri in Tribunale. Purtroppo, questo dramma non è stato vissuto solo da questi datori di lavoro, ma anche dai loro dipendenti che, secondo una nostra prima stima, in almeno 50.000 hanno perso il posto di lavoro”.
Ma, ricordano dalla CGIA, il fallimento di un imprenditore non è solo economico, spesso viene vissuto da queste persone come un fallimento personale che, in casi estremi, ha portato decine e decine di piccoli imprenditori a togliersi la vita.
“La sequenza di suicidi e di tentativi di suicidio avvenuta tra i piccoli imprenditori in questi ultimi mesi – prosegue Bortolussi – sembra non sia destinata a fermarsi. Solo in questa settimana, due artigiani, a Bologna e a Novara, hanno tentato di farla finita per ragioni economiche. Bisogna intervenire subito e dare una risposta emergenziale a questa situazione che rischia di esplodere. Per questo invitiamo il Governo ad istituire un fondo di solidarietà che corra in aiuto a chi si trova a corto di liquidità”.
Infine, il segretario della CGIA di Mestre ritorna sui dati pubblicati ieri dal ministero delle Finanze.
“Attenti a dare queste chiavi interpretative fuorvianti e non corrispondenti alla realtà. Le comparazioni vanno fatte tra soggetti omogenei, ad esempio tra artigiani e i loro dipendenti. Ebbene, se confrontiamo il reddito di un dipendente metalmeccanico con quello del suo titolare artigiano, quest’ultimo dichiara oltre il 40% in più, con buona pace di chi vuole etichettare gli imprenditori come un popolo di evasori”.

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Riflessione:

Nell’ Italia che giorno dopo giorno sprofonda nella disperazione della disoccupazione, con un dato sui fallimenti che non ha precedenti. L’Italia dei baroni, pensa di risolvere il problema gridando allo scandalo dell’evasione fiscale. Di sicuro l’evasione c’è! ma considerato, la nostra frammentazione imprenditoriale, sarebbe anche opportuno riflettere che siamo il paese con la maggiore tassazione totale del 68,5% sul PIL  20 punti in più rispetto alla Germania. Meriterebbe una riflessione il fatto: che il nostro reddito medio per unità fiscale è in linea con quello di paesi Europei più simili a noi per struttura produttiva.

Piccole imprese: ci lavorano 22 milioni di lavoratori

Un governo serio,che conosce la struttura produttiva del suo paese, si dovrebbe occupare subito di cose fattibili al fine di non distruggere il sistema produttivo che mantiene l’occupazione. Piccole riforme come:

  • Fare incassare i crediti che le piccole e medie imprese vantano dalla PA;
  • Fare in modo che l’IVA sia versata secondo la competenza di cassa e non di periodo, visto che lo stato si prende per competenza le tasse su l’imponibile fatturato;
  • Fare in modo che le banche riprendano ad erogare credito alle imprese che sono solvibili ma non liquide;
  • Ridurre la burocrazia e le leggi fiscali,di fatto anche a volerlo l’intreccio normativo Italiano non consentono di poter essere in regola neanche al Ministro delle finanze,o se volete lo stesso Befera se faceva l’imprenditore avrebbe problemi a tenere tutto a norma secondo legge dato l’eccesso di leggi,leggine,circolari e pareri.

Piccole riforme a costo zero,che darebbero subito una boccata di ossigeno a chi realmente tira la carretta e tiene in piedi il tessuto sociale e produttivo dell’Italia.

Fonte grafico:Lavoce.Info

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