Dialogo fra Blogger


Fonte dati grafico: ISTAT ( 2011 occupati )

Riporto qui la mi risposta ad alcune riflessioni fra blogger avvenuta sul blog del Prof.Albero Bagnai in questo Post.

Premesso che non avevo visto la puntata di Servizio Pubblico di Santoro dal titolo “Uscita dall’euro”, di conseguenza prima di rispondere ho dovuto rimediare guardandola in rete (qui)

Da Santoro Fassina ha fatto una pessima figura, al limite del comprensibile politico.

Non solo afferma che le politiche di Monti e della Merkel sono la continuazione del Neoliberismo che di fatto ci ha condotto dritti dritti in questa crisi, ma non si rende conto che onesta intellettuale esige che non ci sia una divisione fra politica e economia. Il vecchio Marx affermava “le cose sociali sono sempre cose politiche,le cose politiche sono quasi sempre cose economiche”. Non mi sembra che Marx ma nemmeno keynes o qualsiasi economista senza virgolette dividevano se stessi.

Ognuno di noi nell’esercizio del proprio lavoro usa le proprie competenze per la soluzione dei problemi è un fatto di pura razionalità umana. Un tecnico prestato momentaneamente alla politica dovrebbe sempre avere in mente la massima di M. Weber “ la ricerca scientifica deve trarre le sue valutazioni fuori dai giudizi di valore”(1)

Tradotto: Fassina deve decidere cosa vuole fare da grande o fa l’economista momentaneamente impegnato in politica e allora deve agire secondo scienza e coscienza o fa il politico di professione e diventa una coscienza in “prestito”.

In Riferimento all’On.Cuperlo.

Non ho visto il filamto su Youtube ma ho letto la sua relazione (2), premetto che prima di conoscere questo blog ho postato per diverso tempo anche sul sito di dell’On. Cuperlo con il mio Nik name di Keynesiano (anche se avevo detto chiaramente chi ero),chiunque può verificare che per me esiste un problema nel PD e che questi problemi li ho sempre evidenziati. Per quanto riguarda L’On. Cuperlo dopo l’incontro a Pisa alla presentazione del suo ultimo libro gli ho postato la mia impressione “ ho la sensazione che moriremo di intellettualismo”, con questo intendevo dire: che di fronte ai problemi i leader la buttavano in ricerca e riflessione che per me era solo un modo per prendere tempo e ragionare all’infinito sui fatti. Intendiamoci la riflessione sui fatti è sacrosanta, ma deve avere un limite di tempo, dopo il quale,ci deve essere una sintesi politica e in base a quella si deve agire.

In merito alla sua relazione riporto questo passaggio:

“Quanto alla divisione del lavoro, il groviglio è formidabile. L’I Pod della Apple, per dirne una, è stato concepito nella Silicon Valley.Ha un software indiano e viene assemblato in Cina. Il lettore musicale è della giapponese Toshiba e monta un chip di memoria prodotto in Corea. Insomma è un mondo complicato”.

MA VA……

Milton Fredeman ha spiegato circa 40 anni fa la divisione del lavoro con un lapis dove le varie componenti, legno,gomma,metallo,mina, venivano prodotte in quattro continenti diversi e il tutto veniva assemblato in America.

Cosa c’è di nuovo sotto il sole?

Quasi niente (e sottolineo il quasi) la divisione del lavoro è nella società moderna l’evoluzione della fabbrica degli spilli di A.Smith o se volete è la rivoluzione creativa e distruttrice degli imprenditori di Schumpeter. Purtroppo per noi c’è quel quasi, cosa voglio dire: che la distribuzione del lavoro analizzata dai tre economisti di per se non creava problemi nelle economie di mercato aperte ma con stati nazionali che controllavano i capitali o imponevano dazi o contingentamenti sulle importazioni. Nell’esempio di Fredeman: l’assemblaggio veniva fatto in America e quindi è una produzione di merci a mezzo di merci secondo il principio di Sraffra, l’azienda produce merci utilizzando altre merci i semilavorati e incorpora fattori produttivi di altre unità. Le unità industriali di assemblaggio mantengono l’occupazione negli stati nazionali e sono occupati a soddisfare i consumi di massa. A. Smith: evidenzia un fatto naturale che è nella natura umana che svolgendo un lavoro ripetitivo acquisisce tutti quegli accorgimenti e disinvoltura per svolgere al meglio e con il minor dispendio di energie fisiche il proprio lavoro,ma siamo agli albori del ragionamento e l’esempio è di fatto un esempio che rimane racchiuso all’interno della fabbrica di spilli (sperando che la memoria non mi inganni). Schumpeter: è l’economista simpatico a Letta e Bersani, la sua “ forza creatrice e distruttrice” affascina. Ma cosa intendeva Schumpeter? Secondo l’economista Austriaco gli imprenditori erano il motore pulsante del Capitalismo e la loro creatività innovatrice distruggeva e ricreava in continuazione.

MA CHI ERANO GLI IMPRENDITORI AI TEMPI DI SCHUMPETER?

Erano gli imprenditori del patto fordista, quelli che ti “alienavano” mettendoti alla catena di montaggio (l’innovazione tecnologica e produttiva) ma dall’altra parte erano ben consapevoli che lo sbocco finale della loro merce esigeva una domanda sufficiente ai quantitativi prodotti e ai costi da loro imposti al mercato, è stato Ford a sostenere che “ogni lavoratore deve poter comprare ciò che produce” era una spazzatura politica (ebbe simpatie Hitleriane) ma è stato un genio industriale.

MA OGGI COSA STA SUCCEDENDO?

Succede qualcosa di simile ma non uguale.La Cina ( leggi anche paesi in via di sviluppo) è diventata l’officina del mondo a causa dei bassi salari, l’unità assemblatrice (la fabbrica di lapis di Fredeman) si è trasferita li, da noi ( i paesi di prima industrializzazione) è rimasto per il momento la parte creativa ( la progettazione del prodotto) e la parte commerciale, di fatto una piccola frazione dell’intero quella se vuoi più pulita,che non inquina e che occupa unità lavorative con maggior competenze, ma non certamente sufficiente a creare la piena occupazione sopratutto in presenza di forti divergenze salariali e normative ( punti essenziali come ci fa notare Bagnai delle aree valutarie ottimali).

SI POTEVA PREVEDERE TUTTO QUESTO?

Si eravamo stati avvertiti e indovinate da chi?

Da lui, Lord Keynes che negli anni 30 scrive un papers (3) dal titolo “Il problema degli alti salari”

Un passaggio di quel papers “ Supponiamo che vi siano due paesi dove i fattori della produzione abbiano esattamente la stessa efficienza e che intrattengano relazioni commerciali e finanziarie simili quelle oggi esistenti, [……]. Si supponga che il partito degli alti salari (qui Keynes intende aumento salariale a completo carico dell’imprenditore) raggiunga i suoi obbiettivi in un paese, ma non nell’altro. Ne consegue che il capitalista riceverà  una più alta remunerazione del capitale investito nel paese con bassi salari. Di conseguenza preferirà  investire i suoi capitali in quei paesi dove sono meglio remunerati. Ne consegue che il paese degli alti salari subirà  una maggiore disoccupazione[……].In conclusione le conseguenze di una estrema libertà  dei mercati che viene concessa alla finanza che investe all’estero dove viene meglio retribuito l’investimento dei capitali, a causa di una diversità  storica e socioeconomica mi a sempre turbato. “ Fino a che punto è legittimo investire in paesi con condizioni socioeconomiche diverse godendo dei vantaggi dei bassi salari, aumentando e migliorando gli utili delle nostre aziende Nazionali.”[……] “Assicurare che vi sia una disoccupazione sufficiente a esercitare un’effettiva pressione sui salari,in modo che questi cadono ad un livello che sia in equilibrio con le condizioni esterne”.  

In quel papers keynes,mette in discussione la teoria dei classici del monte salari e afferma che non esiste il salario di equilibrio ma che di fatto il livello del salario è frutto di processi storici e che questi sono diversi da paese a paese. Inoltre si parla pressioni sul salario per farlo cadere ad un livello di equilibrio con le condizioni esterne (avrà mica a che fare con il vincolo esterno di cui parla il Prof.Bagnai?).

IN CONCLUSIONE: con la caduta del muro di Berlino ci siamo vergognati di Marx ritenevamo errato il pensiero keynesiano e ci siamo attaccati ai profeti della “Terza Via” diventando inconsapevolmente artefici del processo di distruzione democratica costruito dai nostri padri.

E’ QUESTA L’ONESTA INTELLETTUALE CHE MANCA AI LEADER DEL PD EX PCI-PDS-DS CHE DI FATTO E’ L’AMMISSIONE DEL LORO FALLIMENTO POLITICO.

PS: istwine, capisco le tue perplessità alcune di queste anno a che fare con l’intelligenza dei singoli che come scrive Bagnai non ragionano con la loro testa e sono pigri nel documentarsi. Sicuramente più passa il tempo e più faccio fatica a miltare in un partito che vuole “salvare l’Italia” dimenticandosi degli Italiani. Il grafico a inizio pagina non è casuale.L’allentamento del patto di stabilità che soffoca anche quel poco di produzione che è rimasta sui territori è sparito dall’agenda politica del PD. Siamo un partito con il 27% dei consensi e Bersani non perde occasione per ricordarlo, ma quale valore aggiunto ha portato la costituzione del PD? Il 27% è la somma del 17% dei DS e del 10% della Margherita prima della fusione.Come vedi non c’è nessun valore aggiunto in termini di consenso elettorale, vorrà pur dire qualcosa se uno lo vuole vedere. Ma vedi, io mi sono formato politicamente anche con i saggi di Duverger e sogno ancora una “Democrazia con il popolo e per il popolo” ed per questo che mi sto guardando in giro :-).

Fonte dati:ISTAT ( 2011 occupati )

Fonti:

1) Max Weber “La scienza come professione.La politica come professione”

1) Relazione di Gianni Cuperlo

2) Keynes “Come uscire dalla crisi” La Terza 2004

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Crisi Mondiale, Democrazia, Economia, Opinioni. Contrassegna il permalink.

3 risposte a Dialogo fra Blogger

  1. Alessandro Guerani ha detto:

    Ciao Domenico,

    anche io dialogo con te qua per evitare “ingorghi” sul blog di Bagnai.

    Inizio dal micro, cioè da Fassina, per andare poi sul macro.

    Tu sottovaluti la gravità delle dichiarazioni di Fassina. Un esponente politico di un partito che ha alzato di continuo alti lai sulla sacralità della carta fondamentale della Repubblica Italiana, accusando di fascismo-peronismo-populismo-mignottismo l’Innominato ogni volta che provava a modificarla a suo uso e consumo, venirmi a dire con la più bella faccia del mondo che cambiare un articolo della stessa è sbagliato economicamente ma giusto politicamente.

    A questo punto qualsiasi cosa è giustificabile in nome della real-politik e facevo appunto l’esempio del patto Molotov-Ribbentrop per la spartizione della Polonia. Quella era la mentalità allora, questa è ancora adesso. Mi pare che di democratico ci sia ben poco, se non nulla.

    Arriviamo al tema macro, cioè l’economia.

    Le considerazione di Bagnai sono esatte riguardo alle dinamiche, ma le dinamiche economiche sono appunto dettate dai rapporti di forza. Noi ci dimentichiamo sempre che siamo ancora un paese “protettorato” degli USA. Quando gli USA volevano un controllo dei movimenti di capitali avevamo il controllo dei movimenti dei capitali, quando hanno voluto la liberalizzazione abbiamo avuto la liberalizzazione, quando hanno voluto tenere i cambi fissi abbiamo avuto i cambi fissi, quando non gli conveniva più non abbiamo più avuto i cambi fissi.

    Lo so che questo è un discorso da real-politik anche esso, ma io te lo dico qui, chiaramente, pronto ad ascoltare la tua replica e a farmi convincere del contrario.

    L’unico stato europeo che ha mantenuto una finzione di indipendenza nazionale piena (e ti dico finzione perché non ha i mezzi militari per supportarne la pretesa come la vicenda libica ha dimostrato) sarebbe la Francia, che infatti fece lei cadere il sistema di BW, che è fuori dalla NATO, che ha un seggio permanente in consiglio di sicurezza dell’UN ecc…

    Anche il buon Bagnai quando gli ho fatto notare che uscire dall’Euro presupporrebbe un blocco dei capitali e che non vedevo il rappresentante italiano al WTO battere i pugni sul tavolo imponendo la questione mi ha risposto “ah ma anche negli USA si sta pensando di reintrodurre una regolamentazione al riguardo”. Perfetto. Ci stanno pensando. Ma se ci pensano e decidono di no? Usciamo dall’Euro, dalla UE, blocchiamo i capitali, reintroduciamo i dazi e i limiti alle importazioni, quindi usciamo anche dal WTO e ci prepariamo a fare la Corea del Nord ma senza armi atomiche e la Cina che ci spalleggia nell’ombra?

    Anche la beatificazione delle politiche economiche argentine mi appare che non abbia i presupposti. E’ oramai ridotto ad essere un paese esportatore agricolo, l’industria sopravvissuta al default fa da “azienda cacciavite” per il vicino Brasile. Mah, io spero che se la cavino ma riescono a stare in piedi finché hanno le partite correnti positive e per tenerle così stanno riducendosi a bloccare tutte le importazioni con vari espedienti (significativo l’aneddoto dei libri di Amazon che uno se li deve sdoganare di persona all’aeroporto pagando un dazio mostruoso).

    In poche parole, per concludere, un partito che abbia una pretesa di programma economico dovrebbe spiegare chiaramente agli Italiani la situazione, con i limiti imposti dalla realtà, anche se è doloroso, anche se è pure un poco umiliante dire che non contiamo un piffero perché l’ultima guerra la abbiamo persa. Capisco che dovremmo buttare via anche quelle tonnellate di retorica, che siamo stati noi a sollevarci contro il tedesco invasore e cavolate storiche affini, ma solo così si potrebbe veramente ripartire con un discorso politico serio.

    Serio, realistico e senza paternalismi antidemocratici del tipo “è sbagliato ma ci conviene”.

    • Domenico ha detto:

      Ciao Alessandro, Leggendo il tuo commento mi è venuto in mente un passaggio di “Diari Europei” di Dahrendor, c’è un passaggio dove racconta un dialogo con un suo amico filosofo al primo incarico al parlamento Polacco che deve prendere una decisione, l’amico in questione è in pieno conflitto con se stesso, i suoi valori etici gli direbbero di votare contro quella norma di legge, ma la situazione contingente e la ragion di partito gli indicano che deve votare a favore. L’amico in questione chiede consiglio a Dahrendor che gli risponde “ benvenuto nella politica”.

      Mi è venuto in mente quel passaggio perchè anche tu fra la prima parte del tuo commento (Fassina) e la seconda (L’Europa) sei in contraddizione, da Fassina pretendi morale e coerenza democratica (anche se sulle decisioni Europee in Italia hanno sempre deciso in Parlamento per non rischiare), sell’Europa sei politico,insomma quando Kissinger scriverà le sue memorie ammesso che lo faccia, scopriremo quanto è brutta e poco democratica la politica internazionale 🙂

      Detto questo comunque ti dico come la penso io.

      Fassina ma direi il PD si stanno giocando la partita Europa sulla possibilità politica di un cambio ai vertici dei vari paesi Europei, nel senso che se alle prossime elezioni e non solo in Francia i governi Europei diventano di CS loro sperano di poter fare un passo avanti con l’integrazione politica a livello Europeo eliminando alcune disfunzioni rendendo l’Europa più compatibile dal punto di vista delle aree valutarie ottimali (quelle che Bagnai ci ricorda sempre e a giusta ragione) e con un cambio allo statuto della BCE che dovrebbe diventare simile alla Federal Reserve ( ricordi l’articolo di Savona se la valuta non è straniera non c’è possibilità di default dello Stato) in sintesi una Europa più europea e meno germanizzata, non in contrasto con L’America che comunque è consapevole che con il tempo a causa della globalizzazione perderà buona parte delle sua supremazia economica ma è altrettanto consapevole della sua supremazia militare e questo fa di lei ancora per molti anni una superpotenza in grado di pilotare la politica internazionale.

      Da qui nasce la risposta di Fassina che ha poco di democratico, ammazza l’economista ma è dettata da una strategia politica.

      L’uscita dall’euro.

      A Bagnai gli va riconosciuto quello che è un economista e in quanto tale ha tutto il diritto di provare a dimostrare che la sua teoria è dal punto di vista della scienza economica fattibile,e questo è indipendente dai fattori politici perchè saranno quelli che poi determineranno le scelte politiche e si spera che siano anche democratiche.Bisognerebbe comunque sempre avere in mente che noi siamo una democrazia di tipo rappresentativo e non diretto,di fatto:per le scelte prese dagli eletti in Parlamento puoi solo dire NON LE CONDIVIDO “MA OBBEDISCO” per il semplice fatto che sono democraticamente valide. Tocqueville a chiarito il fatto che in Democrazia c’è sempre una parte che subisce le scelte dell’altra parte è un sistema non perfetto ma è sicuramente il miglior sistema di convivenza sociale che attualmente conosciamo.

      Bagnai è un uomo estremamente colto e non solo in campo economico e queste cose le sa perfettamente.

      Non conosco i dati dell’Argentina, ma dal punto di vista del sistema economico il fallimento in un sistema basato sull’economia di mercato è un fatto naturale e questo lo riconosce anche Giannino quando parla delle unità produttive non più competitive. Essendo però il fallimento un atto estremo ( e la morte e la resurrezione della nazione o dell’imprenditore) ne andrebbero di volta in volta valutate le conseguenze in termini di costi e benefici e questo tipo di analisi è sicuramente la più difficile,keynes affermava che le analisi economiche che si basano sui dati del passato non danno certezza a riguardo degli eventi futuri (altrimenti il sistema capitalistico sarebbe un sistema stabile e non instabile come purtroppo stiamo constatando).

      Ciao per ora e ti auguro un buon 1° Maggio.

  2. Alessandro Guerani ha detto:

    Io avrò un 1^ maggio di lavoro (da buon libero professionista) per cui ti rispondo ora.

    Certo che la mia seconda parte è “politica”, io non imputo a Fassina di essere “politico”, imputo (al PD, non a lui di persona) di prendere decisioni importanti senza esplicitare i fatti da cui partono e senza spiegare la strategia dietro. Strategia che, se è vero che è quella che tu affermi (ma anche tu vai a deduzione perché NON E’ stata esplicitata in modo chiaro) sarebbe pure una boieria: ti giochi una carta negoziale importante come la modifica costituzionale con la Merkel per avere in cambio cosa? Una che continua a dirti che il Fiscal Compact, cioè il suicidio economico di tutta l’Eurozona, non si può cambiare.

    Bravi, bene, bis.

    Giocarsela eventualmente dopo le elezioni francesi, magari in accordo con Hollande e con contropartite quelle che indichi tu, allora avrebbe, forse, un senso. Invece si fa ora, col retro-pensiero che tanto in pratica non cambia nulla (c’era già il divieto di spesa senza copertura in Costituzione e abbiamo visto come ha funzionato), un po’ di fumo negli occhi alla pubblica opinione tedesca e speriamo che ce la caviamo.

    Nel mentre trattiamo la Costituzione come un “copia-incolla” a seconda di come ci fa comodo nell’immediato, continuiamo a prendere in giro gli elettori come abbiamo fatto dal ’45 prima con la Rivoluzione, poi con la Terza Via, poi con la Responsabilità nazionale e intanto teniamo su Monti a fare il lavoro sporco così, se per caso c’è una botta di fortuna e l’economia mondiale riparte o Hollande riesce a portare un po’ di keynesismo in Europa, possiamo tornare al governo e fare quelli che si “intestano” il recupero del PIL.

    Sinceramente, ma un partito che ha questa NON-strategia a che ci serve?

    Ho sentito invece Boccia, di cui non ho un’estrema stima, l’altro giorno dire a Omnibus “i tedeschi ci devono dire se vogliono fare gli Stati Uniti d’Europa oppure no.”

    Ecco finalmente un barlume di “pensiero”. Guarda caso è un ex-democristiano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...