Basta! con la germanizzazione dell’Europa

BASTA!!!! NON NE POSSIAMO PIÙ DOPO LE DIMISSIONI DI JUNKER PER INGERENZE FRANCO TEDESCHE, ORA CI MANCAVA ANCHE L’ECONOMISTA TEUTONICO H.W.SINN CHE SOGNA UNA GERMANIA IMPERIALISTA.

Sul sole24ore è stato pubblicato l’articolo dell’economista che va per la maggiore in Germania Hans Wemer Sinn.

Cosa ci dice il guru dell’economia teutonica? Semplicemente che siamo piccoli sporchi e incompetenti e solo la mitica Germania è una stella che brilla nell’economia Europea. I paesi come Spagna, Portogallo, Italia e Francia dovrebbero svalutare le loro merci dal 10% al 20% per poter penetrare i mercati con quote di competitività. La BCE sta stravolgendo l’equilibrio economico con le sue iniezioni di liquidità (Ltro). E questo comunque non fa scendere lo spread sui titoli.

Ma lasciamo la parola a Sinn:

“Il problema principale è la Spagna, dove il debito estero privato e pubblico è superiore a quello di Grecia, Portogallo, Irlanda e Italia messi insieme, e come in Grecia, si avvicina al 100% del Pil (93% per la precisione). Un quarto della forza lavoro e la metà dei giovani spagnoli sono disoccupati; questo scenario riflette la perdita di competitività del Paese sulla scia della bolla immobiliare gonfiata dal credito facile del periodo pre-crisi. Il deficit delle partite correnti si attesta al 3,5% del Pil, malgrado il calo delle importazioni indotto dalla recessione, mentre la contrazione economica spingerà la Spagna a mancare di nuovo il proprio target sul deficit di bilancio. Inoltre, il debito della Spagna con il sistema Target di finanziamenti della Bce è cresciuto di 55 miliardi di euro (72 miliardi di dollari) tra febbraio e marzo, perché bisognava prevedere una compensazione per l’esodo di capitali di tale importo. Da luglio 2011 il debito Target della Spagna è cresciuto di 199 miliardi di euro. Il capitale ha preso il volo, e non si tratta più di bilanciare gli afflussi del 2008-2010. Il totale cumulativo dall’inizio del primo anno di crisi (2008) implica che la Spagna ha finanziato l’intero deficit delle partite correnti stampando moneta.[……] L’Italia dovrà attuare una svalutazione interna del 10-15% e la Spagna del 20%. Mentre Grecia e Portogallo devono fronteggiare la necessità di deflazione rispettivamente al 30% e al 35%, i dati per Spagna e Italia sono abbastanza elevati da giustificare i timori sul futuro sviluppo dell’Eurozona. Questi squilibri possono essere corretti solo con grande impegno, ma a patto che si accetti un decennio di stagnazione. Per Grecia e Portogallo sarà un’impresa ardua restare nell’Eurozona. In molti risolverebbero il problema instradando sempre più credito a basso costo attraverso canali pubblici – fondi di salvataggio, eurobond o Bce – dai Paesi in salute dell’Eurozona al Sud Europa in difficoltà. Ma ciò spingerebbe ingiustamente i risparmiatori e i contribuenti dei Paesi in salute a fornire capitale al Sud Europa a condizioni che non condividerebbero volontariamente. I risparmi tedeschi, olandesi e finlandesi, rispettivamente pari a 15.000, 17.000 e 21.000 euro per lavoratore, sono già stati convertiti da investimenti negoziabili in puri fondi perequativi contro la Bce. Nessuno sa quanto varrebbero questi fondi in caso di tracollo dell’Eurozona. Infine, la fornitura pubblica e permanente di credito a basso costo porterebbe a una prolungata infermità, se non addirittura a un collasso economico dell’Europa, dal momento che l’Eurozona diverrebbe un sistema di gestione centrale con un controllo statale sugli investimenti. Questi sistemi non possono funzionare, perché eliminano il mercato dei capitali come principale meccanismo di comando del sistema economico. Non si può fare a meno di domandarsi con quanta sconsideratezza i politici europei abbiano imboccato questa strada così scivolosa.”

Insomma per Sinn: L’Europa deve essere a trazione tedesca in funzione della Germania, con la BCE che non deve essere una Banca centrale ma una semplice banca commerciale.

Non è chiaro in quale mondo abiti o quali obbiettivi abbia il Prof. Sinn, la sua teoria di svalutazione delle merci, di fatto nella situazione attuale si scaricherebbe sui salari e sui profitti e creerebbe una ulteriore recessione dei paesi individuati da Sinn. E tutto questo accade per il semplice fatto che la BCE non è di fatto una banca centrale con obbiettivi di politica monetaria come la Federal Reserve che deve agire trovando un equilibrio fra obbiettivo inflazionistico e occupazione, mentre la BCE ha come obbiettivo solo il controllo dell’inflazione. Con una BCE che guarda all’intero sistema con l’obbiettivo di mantenere anche l’occupazione la cosa più saggia in questa fase di crisi sarebbe quella di una svalutazione dell’euro al fine di recuperare la competitività del sistema, controbilanciata da un aumento dei salari in Germania visto le richieste e le turbolenze che anche li si stanno innescando con la programmazione di scioperi generali.

Da quando esiste L’euro il suo trend nei confronti del $ è di una netta rivalutazione e tende a mantenersi stabile e con una bassa volatilità. Tutto questo non agevola di certo le esportazioni dei paesi dell’area dell’euro ad eccezione della Germania. Una svalutazione della moneta aiuterebbe le esportazioni evitando di scaricarne l’effetto sul salario. I maggiori oneri dei costi riguardati le materie prime che sono solo una parte dei costi di produzione potrebbero essere assorbiti dalle imprese con un aumento dei volumi di vendita facendo scendere l’incidenza dei costi fissi per unità di prodotto (è u classico aumento di produttività), la compressione di una % sui margini di profitto sarebbe compensata in termini quantitativi da maggiori volumi di vendita.
Le schede sotto riportate prevedono la struttura di costi e ricavi di una singola unità produttiva prima e dopo l’ipotesi di svalutazione dell’euro del 20%.

Nel prospetto che segue si è tenuto di conto che una svalutazione del 20% dell’euro ha comportato:

  1. un incremento dei costi variabili del 25% per gli stipendi e salari a copertura della maggiore produttività,
  2. un aumentate del 25% dei volumi delle altre voci variabili,e incrementate del 20% per un maggior costo da sostenere a causa della svalutazione dell’euro.

Come si vede dalle due schede un incremento della produttività del 25% annulla l’effetto di una svalutazione del 20% dell’euro, in termini percentuali sulla struttura del prospetto un 5% viene recuperato per una minore incidenza dei costi fissi sui volumi di produzione, i ricavi in termini percentuali vengono compressi dell’1,80%, ma solo in termini percentuali i ricavi hanno una compressione perchè di fatto in termini quantitativi il loro volume in moneta è aumentato di 5 euro che corrisponde a un incremento del 4,55%, che di fatto è un incremento dei ricavi tassabili con beneficio per le casse statali.

MA E’ POSSIBILE AUMENTARE LA PRODUZIONE DEL 25%?

Direi di si non solo nei manuali di finanza industriale spesso viene riportato che in condizioni normali di mercato le aziende hanno un livello di produzione inferiore rispetto alle loro capacità di circa il 20%, ma in questo particolare momento le nostre industrie hanno perso circa il 17% della produzione rispetto ai livelli di pre-crisi.

A questo punto non è nemmeno chiaro perchè l’Europa e le politiche dellla BCE debba essere a trazione teutonica visto che il PIL della Germania è inferiore rispetto al PIL dei paesi che trarebbero maggior beneficio da una svalutazione dell’Euro.

Lasse Merkoz ha fatto danni all’unione monetaria e oggi Monti che si vuole sostituire al Napoleone Francese ripete i soliti errori.

La Grecia non è il problema dell’Europa ma L’Europa è il suo problema come emerge chiaramente da questo articolo, E QUESTO PER CERTI VERSI VALE ANCHE PER LA SPAGNA, L’ITALIA E LA FRANCIA.
Una Europa con una banca centrale che garantisce il debito pubblico dei propri stati come ha spiegato il Prof. Paolo Savona evita il default degli stati stessi.

L’ILO l’organizzazione mondiale per il lavoro, denuncia nel suo Rapporto 2012 il fatto gli stati Europei non hanno fatto nulla per risolvere i problemi della crisi aggravando le condizioni sociali che di fatto continuano a tenerci in recessione.

INSOMMA CHE COSA DEVE ANCORA ACCADERE PER CAPIRE CHE POLITICHE DI AUSTERITY SE PROLUNGATE DI FATTO DIVENTANO POLITICHE ANTISOCIALI CON TUTTE LE INEVITABILI CONSEGUENZE CHE COMPORTANO.

HA CHI INTERESSE METTERE L’EUROPA A FERRO E FUOCO?

Fonte Grafico:Michael McDonough

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2 risposte a Basta! con la germanizzazione dell’Europa

  1. Mauro Poggi ha detto:

    “Il totale cumulativo dall’inizio del primo anno di crisi (2008) implica che la Spagna ha finanziato l’intero deficit delle partite correnti stampando moneta”. ??? Mi sfugge il senso di questa affermazione. Che io sappia nessuno stato nell’Eurozona può stampare moneta (intesa come banconota, ma non credo che si riferisse alle monete metalliche!).

  2. Domenico ha detto:

    La “moneta” stampata per Sinn è quella della BCE. Il trasferimento riguarda il saldo negativo della bilancia commerciale (a preso il volo perchè ha dovuto pagare la merce all’estero che è superiore al suo export) e di conseguenza aumenta il debito complessivo che non è detto che sia tutto pubblico può anche essere privato. In sintesi: se non sei capace di produrre in termini di quantità monetaria ciò che consumi all’interno dello stato,consumi a debito, e per contrarre debiti qualcuno ti deve prestare “moneta” (le banche dei paesi in surplus). I trasferimenti di moneta fra le banche centrali dei paesi in surplus avviene tramite il sistema denominato Target 2

    Grazie per la visita 🙂

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