Il voto Greco e Francese in tempo di crisi

Rilevazione del 07/05/2012 ore.9,57

Di sicuro in tempi di crisi il governo che è in carica viene travolto dai suoi cittadini, che cercano nel cambiamento la soluzione politica ai problemi di carattere economico e di ristrettezze che ogni crisi di tipo finanziario scarica sulla maggioranza della popolazione. In questo senso il voto Greco è sicuramente più interessante di quello Francese, è la prova di quello che può succedere quando si fa l’interesse ad ogni costo del cosiddetto “mercato”, è impensabile che un paese possa pagare il 21,24% di tasso di interesse sui titoli a 10 anni.

Ripeto la mia sensazione è che ci sia un drenaggio di risorse dagli stati nazionali a enti privati internazionali.

Esiste una  una evidenza chiara in merito,le maggiori banche Americane e i maggiori gestori di fondi nonostante la crisi fanno utili e vanno a gonfie vele. Di questo sembra essersene accorto anche il governatore della BCE M.Draghi che parla apertamente di un problema che si chiama “sistema bancario ombra”. (Cosa dite? ne avete già sentito parlare….certo è quello dei mutui sub-prime i famosi titoli spazzatura quotati con tripla “A” certificata dalle agenzie di rating. Come! avete sentito parlare anche di loro….certo sono le solite che declassano gli stati dando giudizi di solvibilità sul debito pubblico. Cosa dici! “il mondo ha perso il lume della ragione” si è vero ma non è certo una novità).

Keynes scrisseLe conseguenze economiche della pace” mettendo in evidenza l’idiozia dei politici che pensavano di poter far pagare ai popoli più di quanto i popoli potessero sostenere economicamente.

Un Passaggio del pamphlet di Keynes.

«Una politica che riducesse la Germania in servitù per una generazione, o che degradasse milioni di esseri umani, o che privasse di gioia un intero popolo, sarebbe da rifuggire e con paure:da rifuggire e con paura anche se fosse attuabile, anche se ci facesse più ricchi, anche se non preparasse il crollo di tutta la civiltà europea. Vi è chi predica in nome della Giustizia. Nei grandi momenti della storia, quando più complessi appaiono i fati delle nazioni, non è così semplice distribuire la Giustizia. Ed anche se lo fosse, nulla autorizza gli stati, né la morale religiosa né quella naturale, a far ricadere sui figli dei nemici gli errori dei loro genitori o dei loro capi».

Se esiste una possibilità di frantumare l’Europa, ad attivare questo evento sarà la rivolta dei popoli affamati (la politica che manifesta il suo interesse e che non è da confondere con la partitocrazia).

Anche questa è storia,e il lascito di keynes ne è la prova empirica.

E’ una pazzia pensare che l’austerity  sia la ricetta giusta di politica economica da attuare per risolvere la crisi della disoccupazione di massa. Immettendo tasse sempre meno sostenibili da famiglie e imprese,si va nella direzione opposta! Di questo sembra che se ne sia accorto anche il Prof. Monti visto che propone all’Europa “un suo piano”  Via dal calcolo investimenti e rimborsi“.

Ma guarda un pò! per alimentare la domanda Mister Monti ha bisogno “dell’estetica” dei bilanci…..Gli investimenti, come intervento diretto dello stato per stimolare la domanda, se non vengono conteggiati nel bilancio sono investimenti sani e in linea con i più elementari principi economici di tipo keynesiano.

A chi scrive, fa sicuramente piacere che un liberista come il Prof. Monti abbia capito che contro il buon senso non si può andare. L’unica cosa che dispiace è che per fare emergere questo buon senso,si siano dovuti immolare al suicidio decine di persone e migliaia di persone stanno ancora subendo le purghe liberiste,antisociali e fraternicide.

*****

Fonte in estratto dal sito dell’editore: ” Le conseguenze economiche della pace” di J.M.Keynes

RISVOLTO
«Anche in queste ultime, angosciose settimane ho continuato a sperare che trovaste un modo qualunque per fare del trattato un documento giusto e realistico. Ma ora è troppo tardi, evidentemente. La battaglia è perduta». Il 7 giugno del 1919, con queste parole, John Maynard Keynes comunica a Lloyd George le proprie dimissioni dall’incarico di rappresentante del Tesoro alla Conferenza di Versailles. Poco dopo parte alla volta di Charleston, nel Sussex, apparentemente per un periodo di vacanza, in realtà per scrivere, in due mesi scarsi, un libro destinato ad avere vaste conseguenze: questo. Keynes non aveva mai sottoscritto la convinzione dei vincitori di avere combattuto, secondo la celebre formula di Wilson, la «guerra che avrebbe posto fine a ogni guerra»; e si era opposto invano alla miopia di Clemen- ceau, Lloyd George e dello stesso Wilson, distanti in tutto, ma concordi nel ridurre i problemi del dopoguerra a un mero fatto di «frontiere e sovranità». Prima ancora, era certo che le durissime riparazioni imposte alla Germania avrebbero portato il continente, nel giro di due o tre decenni, a un secondo conflitto – e, come scriveva alla madre già in una lettera del 1917, alla «scomparsa dell’ordine sociale come lo abbiamo fin qui conosciuto». (….)

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