Crisi: La disoccupazione di massa è realtà

La disoccupazione sale 10,2% ad aprile, 10,9% nel trimestre. Emergenza giovani

Il tasso di disoccupazione ad aprile è al 10,2%, in rialzo di 0,1 punti percentuali su marzo e di 2,2 punti su base annua. È il tasso più alto da gennaio 2004 (inizio serie storiche mensili). Nel primo trimestre di ques’anno il tasso di disoccupazione è pari al 10,9%, in crescita di 2,3 punti percentuali rispetto a un anno prima.

Guardando le serie trimestrali è il più alto dal I trimestre del 2000. Non solo: il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni raggiunge il 35,2% (era il 27,3% un anno prima).

Diminuiscono gli occupati a tempo pieno
Nel trimestre gli occupati a tempo pieno, rileva l’Istat, accentuano la dinamica riduttiva (-2,1%, pari a -415.000 unità). La caduta tendenziale, settorialmente diffusa, riguarda sia l’occupazione dipendente a carattere permanente sia quella autonoma full-time. Gli occupati a tempo parziale continuano a crescere, e in misura eccezionalmente forte (+9,6%, pari a 334.000 unità), ma si tratta quasi esclusivamente di part-time involontario.

Fonte:Istat (dati mensili destagionalizzati e provvisori).

Eurostat: disoccupazione record in area euro.
Con 110mila disoccupati in più ad aprile nell’area euro, e dopo che il tasso di disoccupazione aveva già raggiunto un nuovo massimo storico aumentando all’11% a marzo, valore ripetuto ad aprile, i dati diffusi da Eurostat ribadiscono la gravità del quadro sull’occupazione in Europa. L’ente statistico comunitario ha rivisto in peggio il valore di marzo, dal 10,9 per cento precedentemente indicato. Ad aprile nell’Unione valutaria si contavano 17 milioni e 405 mila disoccupati, un nuovo massimo assoluto nelle serie storiche di Eurostat, pari a un milione e 797mila in più rispetto all’aprile del 2011.

Fonte Grafico: The Economist

Stati Uniti. La disoccupazione negli Stati Uniti, per la prima volta in un anno, è inaspettatamente tornata a salire portandosi all’8,2%. Invece dei 150.000 posti di lavoro previsti, nel mese di maggio ne sono stati creati solo 69.000. Un problema di non poco conto per il presidente Usa, dopo la frenata del Pil che nel primo trimestre 2012 si è fermato all’1,9%.

Riflessione.
Non è certo un gran merito poter affermare “io l’avevo detto”.
Oltretutto se al dato sulla disoccupazione viene aggiunto quello sulla cassa integrazione l’indice della disoccupazione reale sale a oltre il 12%. A questo dramma,si aggiunge anche il fatto che siamo il paese che spende di meno per il sostegno alla disoccupazione. A questo punto non è neanche difficile prevedere che i prossimi mesi saranno di sicuro socialmente caldi. .

Il governo dei tecnici al palo, è evidente a tutti l’incapacità del governo Monti. Un governo sorretto da politici ancora più incapaci dei tecnici stessi (e c’è ne vuole). Se l’unità di misura dei mercati verso un governo è lo spread, all’ora possiamo dire che i mercati sono preoccupati delle politiche economiche del Prof. Monti. Berlusconi esordisce che bisognerebbe ritornare alla sovranità monetaria facendo stampare la moneta alla Banca D’Italia. VISTO L’IGNORANZA DELLA SIGNORA MERKEL, FORSE E’ UNA DELLE POCHE VOLTE CHE ANDREBBE PRESO SUL SERIO, SOPRATUTTO DOPO LA CONFESSIONE DI  VINCENZO VISCO EX MINISTRO DELLE FINANZE (vedi intervista in allegato).

Il costo della disoccupazione
Estratto ns. Report Economico Marzo 2009 (da pag.37 a 41)

Tra i costi dell’economia, quello della disoccupazione è il più drammatico.Ogni disoccupato costa non solo perché è a carico della collettività, ma anche perché la sua produzione potenziale è persa.
Quando la disoccupazione è diventa di massa, essa è probabilmente il principale costo dell’economia.Se vogliamo innestare la ripresa economica, risanare i bilanci ecc., questo costo deve essere assolutamente rimosso.Nel 1945, sul finire della Seconda Guerra Mondiale, uno dei principali collaboratori di Roosevelt,Henry Wallace, elaborò un calcolo della ricchezza persa a causa della disoccupazione.Il risultato fece una tale impressione che sotto il suo impatto pubblico fu varata la Legge per la Piena occupazione che il Congresso varò nel 1946.Wallace era stato ministro dell’Agricoltura e del Commercio di Roosevelt, di cui si apprestava a raccogliere l’eredità politica e la Presidenza, ma la corrente avversaria nel Partito Democratico impose Truman e le cose presero un’altra piega.Tenace sostenitore della teoria economica di Alexander Hamilton e del suo Rapporto sulle manifatture,Wallace pubblicò un libro intitolato “60 Million Jobs”, che rilanciava l’obiettivo delineato da Roosevelt di creare 60 milioni di posti di lavoro nel dopoguerra proseguendo nel ruolo dirigistico dello stato inaugurato con il New Deal e proseguito con la mobilitazione bellica.In quel libro Wallace calcolò e illustrò con un grafico il dato secondo cui la disoccupazione seguita alla Grande Crisi del 1929 aveva provocato agli Stati Uniti la perdita di 350 miliardi di dollari, equivalenti a due volte l’intera produzione del 1942.
Questo è il grafico con cui Henry Wallace illustrò la perdita di ricchezza subita dall’economia americana a causa della Grande Depressione.


Il fondo della depressione si toccò nel 1932, con oltre 10 milioni di disoccupati. Dal 1933, anno di partenza del New Deal, la curva dell’occupazione risale decisamente, fino a oltrepassare nel 1942 la soglia della piena occupazione e della forza lavoro impiegabile. E’ un paradosso che si spiega con la mobilitazione bellica che coinvolse le donne e gli anziani normalmente non considerati come parte della forza lavoro.Ci sarà sempre una soglia strutturale di disoccupazione, e con questa bisogna convivere, mettendo in atto politiche di WELFARE STATE UNIVERSALISTICHE.
Ma solo puntando alla piena occupazione e razionalizzando i costi dello stato, si può sperare di poter attuare quelle riforme necessarie in una società basata sull’economia di mercato che è per sua natura competitiva.La competizione può essere selvaggia, se lasciata senza regole, oppure del tipo competitivo e collaborativo se controllata politicamente. La forma competitiva e collaborativa, è sicuramente più idonea per gli stati a democrazia avanzata in quanto tende alla cosiddetta pace sociale.

Approfondimenti.

Europa: una crisi di debito o di bilancia dei pagamenti?

Albero Bagnai: Euro: una catastrofe annunciata

Gustavo Piga: Spinelli 2 e l’euro leggero di Parmenide

Stiglitz: i primi a lasciare l’euro ne usciranno meglio

Paul Krugman: Eurodämmerung

Il Fatto Quotidiano:“Alla Germania nell’euro servivamo proprio perché deboli”. Parola di Visco

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Crisi Mondiale, Democrazia, Economia, Lavoro, Politica. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...