Crisi: Dibattito fra Keynesiani e Marxiani a Napoli

Qui trovate il resoconto dell’incontro di Napoli: il link alla pagina allestita da Ecodellarete, e sotto in ordine, i link ai vari interventi:

  1. la presentazione di Roberta Russo (che con l’occasione ringrazio);
  2. l’intervento di Gennaro Zezza;
  3. quello di Ugo Marani;
  4. quello di Alberto Bagnai
  5. quello di Riccardo Bellofiore;
  6. il dibattito, Riflessione di  ecodellarete “Il breve dibattito che si è sviluppato al termine degli interventi, interrotto per mancanza di tempo, è stato, a mio avviso, l’elemento più importante della giornata. Non per sminuire l’importanza di quello che ci hanno detto l’autore dei libri presentati, Riccardo Bellofiore, e gli altri economisti intervenuti, né per la particolare profondità delle domande poste dagli studenti presenti. Il dibattito ha avuto, però, un pregio inestimabile: da esso traspare, in lucida filigrana, lo stato di disorientamento di una generazione di studenti che ha appena cominciato a prendere coscienza della gravità della crisi, tenta di liberarsi dall’angoscia cercando dei capri espiatori e, facendo molta confusione tra dottrina economica e azione politica, crede assurdamente di trovarli proprio tra coloro che, inascoltati, per anni hanno cantato fuori dal coro.”

Nota:
“Il breve spezzone che precede ogni clip è un libero montaggio di alcune scene di “Fragole e sangue“, un film del 1970 diretto da Stuart Hagmann, tratto dal libro “Strawberry Statement” di James Simon Kunen. Il film narra le vicende di un gruppo di studenti che, mossi da un generico spirito di contestazione, ma privi di consapevolezza e preparazione politica, danno inizio all’occupazione del campus universitario, spingendosi fino al drammatico esito finale.”

Il dibattito continua sul Web:

Alberto Bagnai: Mi piacerebbe trarre qui alcune conclusioni in un modo più organico. Non c’è tempo, devo organizzare il convegno di Pescara. Alcune brevi provocazioni però me le permetto.LINK

Riporto la risposta di Riccardo Bellofiore qui sotto in quanto la sua pagina FB non consente il link diretto al commento.

Economisti di classe: Riccardo Bellofiore & Giovanna Vertova Ammiro le sue energie e la sua vitalità (di Bagnai), ma mi è impossibile seguire la discussione on-line, e per di più di qui alle poche meritate ferie non ho un secondo libero. Chi mi segue, dovrebbe conoscere alcune risposte da sé, cmq telegraficamente:

1. In verità io ho detto che il PROGETTO era di determinare una convergenza nominale che forzasse ad una convergenza reale, ma si sapeva che questo avrebbe determinato divergenza reale. Nel mio libretto cito Jean Luc Gaffard, Le Monde Diplomatique: leggetelo. A Napoli, come nel libro, ricordo che la convergenza nominale che si è vista è anche quella etero-determinata: una illusione ottica, appunto.

2. Competitiva, forse. Strutturale, no. Ma le due cose sono legate. E il fatto che Alberto B non le capisca lo si vede dal punto 4. Su benecomunismo e MMT ho scritto e detto a sufficienza per non tornarci.

3. Che la crisi all’Europa sia venuta dall’esterno, è un fatto; che per un po’ l’Europa, in primis la Germania, abbiano reagito discrezionalmente (e “keynesianamente”), è un altro fatto; che la BCE e le istituzione europee si siano date una mossa, altrettanto. Che il disegno istituzionale e le contraddizioni della moneta unica abbiano determinato un avvitamento, e il rischio di una Grande Depressione globale, è un altro fatto ancora. “Could be raining”. Ma la sequenza è quella che ho detto. Le prospettive pure.

4. NO. La Germania ha fatto sì deflazione competitiva, ma NON deflazione salariale, nel senso che non è quello il punto chiave, se ci si fissa lì si capisce poco (conta il denominatore! Capitale, libro primo). Inlotre, chi non capisce che il nodo della vicenda sta negli schemi di riproduzione (Capitale, libro secondo), nella qualità dunque delle esportazione tedesche (“macchine”, etc.) e nella sua posizione “monopolistica”, beh, sta nell’insieme dei “keynesiani” di sinistra italiani. E non è un complimento.

Alberto, non prendertela ma NON seguirò il dibattito on-line oltre perché proprio non ho il tempo (non sono superman come te). Ma ci sarà un tempo.

Grazie per il bell’intervento a Napoli, e per i commenti.

rb

Riporto sotto i link di un’altro dibattito fra Bellofiore e Cesaratto

Sergio CesarattoPresentazioni libri Bellofiore e Giacché

Riccardo Bellofiore: Risposta a Sergio Cesaratto

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Una breve riflessione personale sul blog del Prof. Alberto Bagnai “Goofynomics”.

Mi sono visto tutti i video messi in rete da ecodellarete ( che ringrazio per il lavoro divulgativo).

Prima di scrivere ho contato fino a 100 per non rischiare di essere cacciato dal blog.Non dirò le cose nella maniera in cui vorrei esprimerle da uomo che si ritiene di sinistra perchè mi sembra che per prima cosa bisognerebbe definire che cosa distingue un pensiero di sinistra da uno di destra (noi non possiamo essere loro leggi qui), l’aggettivo Marxiano andrebbe usato con cautela, perchè  si può mettere in discussione il Marxismo come interpretazione errata del pensiero di Marx, come ha fatto Maximilien Rubel negli anni 80 con “Marx critico del marxismo” ( leggi anche qui se ti interessa il pensiero di Rubel) arrivando ad affermare: che se c’era un disonesto intellettuale sulla faccia della terra quello si chiamava Lenin. Oggi visto che siamo in Italia paese strano che ha consentito di fare i Comunisti in democrazia, bisognerebbe dire in quegli anni da che parte del globo si guardava. PUO’ SEMBRARE UNA BISCHERATA MA SE TI DEFINISCI MARXIANO L’UNICA COSA CHE NON PUOI METTERE IN DISCUSSIONE DEL PENSIERO DI MARX E’ IL RUOLO DELLO STATO, CHE A MEMORIA SE NON RICORDO MALE PER MARX AVEVA UNA SUA FUNZIONE NELL’INTERESSE DI UNA CLASSE BEN PRECISA, E LA SUA ESPRESSIONE IN MERITO FU RADICALE. TRADOTTO: SE IL PROLETARIATO O IL SOTTOPROLETARIATO PRENDEVA IL POTERE POLITICO E MANTENEVA LO STATO, ALLA FINE NASCEVA INEVITABILMENTE UNA NUOVA CLASSE BORGHESE CHE ASSOGGETTAVA LO STATO AI PROPRI INTERESSI. L’interpretazione è mia e si appoggia su una definizione di Rubel che si definiva “Utopisticamente Comunista”.

Quindi mi limito a una breve riflessione sugli interventi.

  • Alberto ha la sua idea che non nasconde ed è chiara si può condividere o meno ma è così.
  • Zezza ha dato una voce più chiara a come vedo le cose.
  • Di Bellofiore l’unica cosa che ho capito e il concetto di keynesismo privato perchè va ha braccetto con la mia riflessione fatta in tempi non sospetti che affermava ” in America hanno rovesciato keynes” per il resto secondo me sbaglia,e sono convinto che ha ragione Brancaccio quando afferma che “è una crisi da bassi salari” qui l’economista (Brancaccio) da corpo a una mia riflessione che affermava (provocatoriamente) ma chi guadagna 200 euro al mese per comprare una lavatrice si deve associare in cooperativa?.Inoltre nella riflessione di Bellofiore non c’è traccia dell’effetto che ha la cartolarizzazione (evidenzia solo l’aspetto etico del trasferimento del rischio dalla banca al mercato) intesa come maggiore rotazione del capitale circolante (quello che per i ragionieri è la rotazione di magazzino) che porta indubbi benefici alla crescita economica.La crescita economica  c’è solo e soltanto se alla fine del ciclo esiste un surplus (ricordo che keynes ha criticato il fatto che la quantità di moneta non poteva essere soggetta alla quantità di oro, in quanto legava il nostro benessere alla scoperta di nuovi giacimenti). Bellofiore dimentica che la crescita globale c’è stata (Vedi anche qui), ma quello che si è verificato è stato uno spostamento dei luoghi di produzione nei paesi a basso salario e a beneficio della remunerazione del capitale (anche qui la cosa non è nuova e per keynes era chiara) in sintesi un Maxiologo dovrebbe URLARE e dire:l’attuale delocalizzazione dei luoghi di produzione ha modificato i rapporti di produzione a discapito delle migliori conquiste fatte dalla classe operaia. Insomma la delocalizzazione delle unità produttive è finalizzata ad avere un vantaggio competitivo basato su una leadership di costo. Non so dove abbia preso l’affermazione che la crisi del 29° e una crisi dovuta a una caduta tendenziale del saggio di profitto, a memoria non mi sembra che nel “grande crollo” Galbraith affermi la stessa cosa.

«Durante tutto il decennio (1919-1929) …. salari, stipendi e prezzi erano rimasti tutti relativamente stabili, in ogni caso non avevano subito un apprezzabile aumento. Di conseguenza … i profitti erano aumentati. Tali profitti sostenevano le spese dei ricchi e inoltre alimentavano, almeno in parte, le speranze che erano dietro al boom del mercato azionario. Soprattutto essi incoraggiavano un livello molto elevato di investimenti in beni capitali. … Quindi tutto ciò che interrompeva il flusso degli investimenti poteva causare dei guai … perché non ci si sarebbe potuto aspettare automaticamente una compensazione mediante un incremento delle spese di consumo». John Kenneth Galbraith

«La grande depressione del 1929 fu preceduta e in un certo senso causata da un periodo in cui aveva avuto luogo un’eccessiva espansione dei profitti … dovuta alle straordinarie variazioni nella distribuzione del reddito». Paolo Sylos Labini

Un Omaggio: Guardatevi questa breve intervista di un vecchio ma lucido Galbraith (purtroppo in rete la RAI ha tolto il DVD completo).

Un Consiglio: M.Rubel consigliava ” Leggete Marx e non i marxisti” questo è un buon consiglio vale anche per Keynes.

PS: Sto leggendo L’ultimo saggio di krugman “Fuori da questa crisi adesso!” sono alle prime pagine, ma sono stato colpito da due cose: la prima, è la sua affermazione “questo non è un saggio che analizza le cause della crisi ma si propone il compito di come uscirne” la seconda, inizia ogni capitolo con un passaggio di keynes e subito fa la correlazione alla situazione attuale.

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