Crisi: Confindustria annuncia il funerale del neoliberismo, e resuscita keynes.

Confindustria annuncia il funerale del neoliberismo e resuscita keynes.

E’ in quest’ottica che va letta la dichiarazione di Squinzi (riportata da ASCA e non ancora smentita) che chiede l’aumento dei salari per far riprendere l’economia e l’occupazione.

In Estratto dalla nota del CSC:

“In particolare, le politiche di bilancio improntate al solo rigore, invece di stabilizzare il ciclo,stanno facendo avvitare su se stessa l’intera economia europea.

Ormai non c’è più nessun economista che creda agli effetti espansivi non-keynesiani dei tagli ai bilanci pubblici attuati simultaneamente in più paesi fortemente integrati tra loro, come sono quelli dell’UE e in particolare dell’Eurozona.

L’esperimento in atto nell’Area euro di restrizione dei bilanci pubblici in presenza di un’ampia capacità produttiva inutilizzata dimostra, al rovescio, la validità delle prescrizioni contenute in ogni manuale di politica economica.

Quando c’è ampia capacità produttiva inutilizzata, pari in media al 2,6% del PIL nell’Eurozona (e addirittura 2,9% in Italia, 3,7% nei Paesi Bassi, 4,4% in Spagna, 4,6% in Portogallo e 10,7% in Grecia), le politiche restrittive abbassano il PIL effettivo e distruggono base produttiva, quindi il PIL potenziale,minando la sostenibilità dei conti pubblici nel lungo periodo.”

Il documento completo

Il centro studi di BNL mette a confronto le due recessioni 2008 e 2012 i dati confermano il pessimismo di Confindustria. 

Estratto focus economico BNL n.26 2012


In Italia, il tasso di disoccupazione si è avvicinato al 10%.

Il numero delle persone in cerca di occupazione ha nuovamente superato i 2,5 milioni, un livello che non veniva toccato dalla fine del 1999. Tra i più giovani, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 34,5%.
Il rapido aumento del tasso di disoccupazione è, però, prevalentemente il risultato della riduzione del numero degli inattivi, più che la conseguenza di un ulteriore sensibile peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro.
A differenza di quanto accaduto in tutte le precedenti recessioni, nell’ultimo anno il numero delle persone che né lavorano né cercano un’occupazione si è ridotto di 515mila unità. Nel 2008, durante i primi tre trimestri di flessione dell’attività economica, il numero degli inattivi era aumentato di 194mila unità.

L’evoluzione della situazione reddituale delle famiglie italiane sta influenzando il comportamento delle singole persone all’interno del mercato del lavoro.
Le difficoltà in termini di reddito e di patrimonio stanno riportando all’interno del mercato del lavoro persone precedentemente inattive. Il tasso di disoccupazione diviene in questo modo maggiormente rappresentativo del reale stato di salute dell’economia, inviando un’informazione più in linea con quanto da tempo rappresentato dal tasso di occupazione.
Come ogni crisi, l’attuale recessione si sta accompagnando ad un peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Una rapida lettura dei dati mostra, però, uno scenario che risulta peggiore di quello che realmente appare andando ad analizzare i numeri con maggiore attenzione. Elementi interessanti emergono confrontando l’attuale fase con quanto accaduto durante i primi tre trimestri di calo dell’attività produttiva nella precedente recessione.

Italia: Mercato del lavoro andamento di lungo periodo e variazioni

 Tabella nostra elaborazione su dati ISTAT
(clicca sulla tabella per ingrandirla)

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