Crisi:La disoccupazione è il problema!

La disoccupazione è il problema! Altrimenti il declino sociale ne sarà l’inevitabile conseguenza. Questo era il problema da risolvere per keynes.

La nuova recessione colpisce duramente il mercato del lavoro. 
Nei dodici mesi compresi tra maggio 2011 e maggio 2012 il numero dei disoccupati cresce in Italia di cinquecentomila unità, lo stesso incremento registrato nei quattro anni precedenti e durante la recessione del 2008-09. La disoccupazione ufficiale si attesta oltre il 10% al netto della Cig ma quella reale  al lordo della Cig supera ormai il 12%. La disoccupazione giovanile è oltre il 36% (un vero spreco di risorse umane e di talenti che dovrebbe far riflettere).

I dati che vengono dall’Inps sulla Cig in aumento del 16,2% in forte crescita tendenziale del 65,7% non lasciano prevedere niente di buono.
Le ore di Cig autorizzate a giugno sono state 95,4 milioni registrando un calo del 9,6% rispetto a maggio (quando sono state 105,5 milioni di ore) e un incremento del 16,2% rispetto a giugno dello scorso anno (82,1 milioni di ore). Lo comunica l’Inps. In forte aumento, su base annua, le ore di cig ordinaria (+65,7%), invece in calo su mese del 10,6%. Il trend peggiora, e questo conferma la situazione di deterioramento del sistema economico e produttivo.

Il peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro scandisce con sistematica regolarità l’ampiezza e la profondità della nuova recessione che affligge l’economia italiana,la caduta congiunturale dei livelli produttivi, degli investimenti e dei consumi, e del rallentamento delle esportazioni sono la causa principale della disoccupazione. L’ultimo comunicato diffuso dall’Istat attesta intorno al 10,1% il livello raggiunto dal tasso complessivo di disoccupazione. A maggio del 2007, cinque anni fa e all’inizio della crisi americana dei “subprime”, la percentuale dei disoccupati sulla forza lavoro si fermava al 6%. Al momento, la crisi e le due recessioni costano all’Italia un quasi-raddoppio del tasso di disoccupazione.

Ma, più che le percentuali, contano la quantità della persone colpite da questo fenomeno che ha gravi conseguenze sociali.
Tra la metà del 2007 e la metà del 2011, in quattro anni il numero delle persone in cerca di occupazione è aumentato in Italia di mezzo milione di unità, da 1,5 a due milioni di persone. Un altro mezzo milione di disoccupati è stato registrato nei dodici mesi che vanno dalla primavera del 2011 ad oggi, da due a due milioni e mezzo di persone.

La recessione 2007-09 vide il PIL calare di sette punti e la disoccupazione aumentare di cinquecentomila unità.

La recessione del 2011-12 ferma il calo del PIL in una misura stimata intorno ai due punti percentuali, ma vede già oggi imporre un costo in termini disoccupati almeno pari a mezzo milione di unità. Il motivo di questo maggiore contraccolpo è ciò che gli economisti chiamano “isteresi”, il fatto che la persistenza nel tempo di un impulso negativo alla lunga riduce la capacità di reazione del sistema economico e rende più difficile il recupero.

Oltre al problema della disoccupazione,aumentano le evidenze circa la diffusione di forme di sotto-occupazione e di “mismatch” tra lavoro e competenze.
In Italia, ogni cento giovani laureati sono ben 39 coloro i quali svolgono mansioni inferiori o diverse rispetto a ciò per cui hanno studiato.

Sul mercato italiano del lavoro gli effetti ritardati della lunga crisi e delle due recessioni si cumulano in un circolo vizioso che combina i problemi della nuova caduta dell’attività produttiva a difetti strutturali del nostro sistema. La risultante è una miscela tra una disoccupazione crescente e un’occupazione che continua a peccare di poca efficienza e, soprattutto, a non valorizzare il capitale umano delle generazioni più giovani.

L’economia è un sistema di azioni e reazioni, di shock e di conseguenti processi di aggiustamento.
Oltre all’aumento dei disoccupati, tra gli effetti della nuova recessione c’è anche una riduzione importante del numero degli inattivi, le persone non occupate che si astengono da una ricerca attiva di un lavoro.

Negli ultimi dodici mesi il numero degli inattivi è sceso in Italia di seicentomila unità, da 15,0 a 14,4 milioni.
È la conseguenza di una crisi sempre più profonda che va assottigliando le riserve di benessere di famiglie e imprese.

Riflessione:
La disoccupazione è il vero problema da risolvere,i frigoriferi di una massa sempre più enorme di famiglie sono vuoti. Questo purtroppo non sembra preoccupare una politica politicante che guarda al mondo del lavoro al solo fine di contare le teste dei lavoratori come possibili elettori, ma di fatto: non sente i lamenti che generano quei frigoriferi vuoti. Una politica che approva il pareggio di bilancio con una maggioranza bulgara per evitare il referendum Costituzionale, ma non riesce ad approvare l’abolizione delle Provincie nascondendosi dietro al paravento della modifica Costituzionale. Si nascondono dietro la Costituzione per non licenziare se stessi, come dire:”meglio il frigorifero vuoto dell’altro che il nostro”, evitando così di riqualificare la spesa pubblica indirizzandola in quei capitoli necessari al sostentamento sociale e alla ripresa economica. Chi amministra,dovrebbe sapere, che i piccoli numeri sono la via maestra per formare i grandi numeri necessari per avviare la ripresa economica in tempi di recessione. L’obbiettivo politico non deve essere una riduzione della spesa pubblica! Ma una migliore allocazione della stessa a parità di costo,qualora non sia effettivamente possibile un suo incremento, altrimenti l’Europa la si costruisce sulle spalle degli altri. Populista? No realista e keynesiano.

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