Crisi dell’eurocartaigienica

Fuga dalla crisi: i lavoratori italiani tornano a cercare l’impiego in Germania.Gli uffici di collocamento tedeschi certificano un aumento del 6,5% di nuovi occupati provenienti anche da Spagna, Grecia, Portogallo. “Berlino potrebbe trarre grandi benefici da queste risorse”

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Il dissesto sociale nell’indifferenza dei politici.

Mentre i nostri politici si impegnano al mantenimento della poltrona pubblica facendo i maggiordomi del Prof.Mario Monti euro-convinto costi quel che costi tanto non sarà certamente lui a subirne le conseguenze. Monti ha affermato che con Berlusconi lo spread sarebbe a 1.200.

Ora Berlusconi ha parecchi difetti, e quello principale è che si ostina a voler fare il politico che di fatto non è una professione adatta a lui. Ci siamo vergognati tutti come Italiani per l’immagine che ha dato nei convegni internazionali. Inoltre il CD Italiano non è in grado di risolvere i problemi strutturali che sono causa della crisi attuale, le loro idee sono la causa della crisi e non la soluzione. Alle prossime elezioni, imiteranno il Tea Party Americano e come ha fatto Sarah Palin con la faccia di bronzo ma con il sorriso smagliante daranno la colpa della crisi al CS che ha sostenuto Monti “Senza se e senza ma”(Bersani docet) e per non farsi mancare nulla vista la presenza del Vaticano sul suolo Italico Enrico Letta da ex democristiano doc, ha scomodato il “Miracolo” per l’elezione del Prof. Bocconiano.

E’ legittimo sperare in un CS che risolva i nostri problemi?

Dalle affermazioni direi di no! Bersani: «Fedeli all’Europa del rigore, industria fra le politiche prioritarie». Leggere l’intervista di chi si appresta a voler diventare il leader del PD, per ricoprire l’incarico di 1° maggiordomo di Monti che equivale ad essere fedele alleato della finanza e assumere il mercato come dogma politico è desolante. L’intervista è deboluccia, è la solita serie di luoghi comuni che solo Bersani può pensare che scaldi l’anima del corpo sociale.

L’Italia e gli Italiani meritano di più! e sono stanchi di essere presi a schiaffi dai tedeschi prigionieri del sogno egemonico dell’Europea germanizzata. Siamo e saremo sempre un popolo di grandi lavoratori. La nostra Repubblica si fonda sul lavoro e ridare dignità al lavoro equivale a ridare un senso al nostro vivere sociale. Per questo sogno a Marcinelle in Belgio 56 anni persero la vita 262 minatori di cui 136 italiani. Oggi come allora, se ascoltiamo la nostra classe politica l’unica scelta che sono in grado di prospettarci è di nuovo l’emigrazione.
Purtroppo il sogno dei padri fondatori dell’Europa politica, che aveva come intento quello di integrare stati nazionali sotto una bandiera comune per debellare i mali del 900, il secolo che ha conosciuto due guerre mondiali si sta frantumando. Le generazioni cambiano,con esse cambiano anche le lederschip politiche e i relativi obbiettivi.

Per vincere la sfida bisogna debellare la sindrome del maggiordomo.

Cosa vuol dire “fedeli all’Europa del rigore”?

Vuol dire semplicemente che di politico c’è ben poco e c’è molto di economico, anche se questo lo dice Bersani che è di fatto convinto di “sapere” e come molti ex PCI pensano di essere ecumenici e profetici. Era meglio se Bersani “sapeva di non sapere” cosi magari si documentava e scopriva che L’Euro non è una AVO.

Da qui nascono buona parte dei nostri problemi attuali,venti anni fa il keynesiano Wynne Godley spiegava perché non poteva funzionare.

“industria fra le politiche prioritarie”

Per quanto riguarda l’industria, lui e D’Alema sono sempre stati con i “Capitani coraggiosi” che hanno spolpato Telecom” e con ” i furbetti del quartierino” che sono stati quasi tutti condannati. Purtroppo pero per noi, se continuiamo di questo passo di industrie in Italia ne rimarranno ben poche. Di politica industriale in questo paese non se ne vede traccia, e tutto questo agevola  l’intento dei tedeschi che è quello di colonizzarlo o distruggerlo il nostro apparato industriale.

La politica mercantilistica e di non cooperazione all’interno dell’area euro della Germania è evidente.

Fonte grafico: Gennaro Zezza

Ora è chiaro perchè la Germania non vuole uscire dalla crisi con l’inflazione, dovuta ad una maggiore quantità di moneta messa a disposizione dalla BCE. Un aumento dell’inflazione sarebbe una mazzata sul potere di acquisto dei salari teutonici. Salari che sono al limite visto che il sindacato dei metalmeccanici chiede un aumento dei salari del 6,5%.

Il mito della produttività tedesca è una invenzione!

Fonte grafico: Appunti di Giorgio D.M.

I maggiordomi stanno facendo bene gli interessi dell’industria tedesca, visto le richieste di aumento dei salari, gli mandiamo “l’esercito industriale di riserva“. Di fatto le industrie tedesche competono sul mercato posizionandosi su una leaderschip di costo (leggi teoria del vantaggio competitivo di M.Porter)

Per Il Prof. Monti e i suoi maggiordomi, ci sono solo tre verità:

  • Il debito pubblico,
  • Il nanismo industriale,
  • l’evasione fiscale segno del poco affetto civico dell’uomo italico,

Chi ragiona fuori da questi schemi per loro è populista e incivile. Fra l’altro,sono difetti che loro reputano antropologici nell’Italiano medio, di qui la loro preferenza per i vincoli esterni che mettono in  riga il popolo incivile. Per loro noi siamo il problema e non parlano mai delle virtù dell’Italiano ma al massimo parlano a fasi alterne delle virtù della Costituzione italiana. Insomma i Tedeschi sono migliori di noi e noi dobbiamo assomigliare a loro per migliorarci. E noi poveri illusi che pensavamo di essere entrati in una comunità politica ed economica per contaminarci a vicenda e non per essere colonizzati.

Ma l’erba del vicino è davvero la più bella? La Germania predica bene ma razzola male:

Come sistema paese sono più indebitati di noi….

Chi l’avrebbe ami detto! I tedeschi sono i più indebitati in Europa.

il rigore è d’obbligo in casa altrui, ma loro spendono per sostenere l’economia reale.

l’incremento del debito pubblico tedesco sono soldi veri, essendo la loro economia in crescita, mentre il nostro peggioramento % debito/PIL è dovuto in gran parte alla contrazione del PIL.

Le famiglie sono più indebitate delle nostre!

Le famiglie tedesche sono più povere di quelle Italiane , di conseguenza danno meno garanzie sulla capacità di poter far fronte ai debiti in caso di contrazione del sistema economico.

Ma come! sono più indebitate e pagano 20 punti di tasse in meno come sistema paese.

TOTAL TAXE RATE

Curiosità economiche….

Ma il conto lo pagano gli adulti!

Composizione dell’export Tedesco nell’Eurozona (1° cinque paesi di sbocco)

L’Euro zona, insomma, pesa per il 40% sul totale dell’export Tedesco.

Dal 2005, anno in cui era considerata la malata del Vecchio Continente, come ha scritto il Wall Street Journal, in sei anni la Germania ha compiuto il miracolo. Grazie a quelle riforme che hanno alleggerito il welfare, tolto di mezzo gli eccessivi lacci e lacciuoli normativi e fronteggiato la disoccupazione. Ma anche grazie all’ingresso nella moneta unica. Che per Berlino, però, è stato un po’ come firmare il patto col diavolo: per godere di sei lunghi anni (e ancora in futuro) di export vivace, è stata condannata a convivere con una più elevata instabilità. E ora i tedeschi rischiano di pagare il conto, anche per i paesi periferici. Del resto con il marco (o con i due euro), come ha scritto Milano Finanza, i dati sarebbero stati decisamente diversi. Anche se la Germania è stato l’unico paese europeo in grado di penetrare i mercati asiatici: la Cina è al sesto posto tra i maggiori partner commerciali. C’è chi ancora oggi sogna il marco forte e l’intransigenza tedesca (leggi l’articolo).

I nostalgici del marco tedesco hanno adesso materiale sul quale riflettere. Si tratta di uno studio realizzato dal gruppo bancario statale KfW  non lascia dubbi sui vantaggi assicurati alla Germania dall’adozione dell’euro: «Il contributo dato dalla moneta unica all’economia tedesca negli ultimi due anni è quantificabile in una cifra che oscilla fra i 50 e i 60 miliardi di euro, un risultato che sarebbe stato inimmaginabile qualora la Germania avesse ancora avuto il marco».

L’Italia dei giganti!

Nonostante tutto l’export rimane il motore dell’Italia

La nostra industria mantiene il passo e non molla nonostante l’Italia sia un paese ostile al settore imprenditoriale con una tassazione fra le maggiori al mondo, una burocrazia elefantiaca, costo dell’energia superiore, norme che si sovrappongono  creando incertezza.L’Italia delle imprese esportatrici tiene ed è eccellenza in diversi settori come ha evidenziato questa ricerca della Fondazione Edison.

Per chi avesse dubbi in merito sulla forza della nostra industria,può leggere questa intervista rilasciata al Fatto Quotidiano da Vincenzo Visco.

In Conclusione,visto che:

  • La Germania con il rigore fiscale imposto e con la moderazione salariale attuata, penalizza i consumi interni all’Europa,deteriorando il mercato di sbocco delle sue merci,
  • Nessun paese è in grado di restituire il debito pubblico comprensivo di interessi e capitale se non viene sottoscritto da altri soggetti o rinnovato. L’ipotesi di garanzia contro l’insolvenza del debito pubblico, deve prendere in considerazione  che la Banca centrale restituisca il debito contratto in valuta nazionale stampando moneta. Di fatto,la sottoscrizione del debito pubblico senza l’impegno della Banca centrale a stampare moneta se necessario, si basa sulla fiducia concessa al paese emittente in considerazione del fatto: che l’economia cresca in maniera sufficiente da poter pagare gli interessi di periodo, e nel ritrovare la fiducia dei sottoscrittori alla scadenza,

La mia opinione: se continuerà così la prossima bolla si chiamerà Bund, perché l’eurocartaigienica la vuole solo la Germania e qualche politico infiltrato nel C.S. progressista Italiano.

Aggiornamento del 26/08/2012

Riportiamo sotto un video dell’economista Premio Nobel Joe Stiglitz segnalato da keynesblog dal titolo “Zero probabilità di default per gli Stati Uniti”

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Approfondimenti.

Global Employment Trends 2012: Prevenire una crisi più profonda posti di lavoro.
Il rapporto annuale Global Trends occupazione offre le ultime informazioni globali e regionali delle proiezioni su diversi indicatori del mercato del lavoro, tra occupazione, disoccupazione, povertà, lavoro e occupazione vulnerabile. Esso presenta inoltre una serie di considerazioni politiche alla luce delle nuove sfide che i responsabili politici devono affrontare nel corso del prossimo anno.

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Fonte: Banca D’Italia

Le strategie di prezzo delle imprese esportatrici italiane

1. Introduzione

Nel corso degli anni novanta il tasso di cambio della lira ha fluttuato sensibilmente rispetto alle principali valute. Tra il 1992 e il 1995 il tasso di cambio nominale effettivo si è deprezzato di circa il 30 per cento; all’apprezzamento del 10 per cento registrato nel 1996, facevano seguito ulteriori recuperi fino al 1998.

Successivamente, dall’introduzione dell’euro e fino al 2001 il tasso di cambio nominale effettivo dell’Italia si è deprezzato.

Le quantità esportate dalle imprese italiane hanno seguito andamenti in larga parte speculari:sono cresciute a tassi elevati in occasione dei deprezzamenti per rallentare successivamente. Le quote di mercato mondiale dell’Italia, valutate a prezzi costanti, si sono espanse nella prima metà degli anni novanta, raggiungendo un picco (4,6 per cento) nel 1995, e si sono poi ridotte costantemente fino al 2,9 per cento nel 2004.

La performance delle esportazioni di un paese dipende da tanti fattori, microeconomici e macroeconomici. Tra questi, un ruolo rilevante spetta senza dubbio al tasso di cambio, le cui fluttuazioni innescano mutamenti nei prezzi relativi e quindi nelle quantità esportate. In particolare, la relazione tra tassi di cambio e prezzi relativi si complica in presenza di mercati imperfettamente concorrenziali e segmentati a livello internazionale, poiché le imprese esportatrici possono seguire politiche attive di discriminazione del prezzo.

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Una risposta a Crisi dell’eurocartaigienica

  1. barbara ha detto:

    “Berlino potrebbe trarre grandi benefici da queste risorse”
    Cioè? per fare del dumping sociale? Non capisco come la presenza di persone nel paese possa essere per default in automatico un vantaggio a prescindere. Mah. La sinistra lo dice ancora per l’italia, perfino con i dati sull’occupazione, precariato e redditi che abbiamo insistono a dire che ci vuole più forza lavoro straniera per “la crescita”. Crescita di che? Non è dato sapere.
    Non molta, ma anche in Germania ne hanno di cittadini disoccupati, non credo che altri disperati in fuga “porterebbero vantaggi”.

    “Le famiglie tedesche sono più povere di quelle Italiane , di conseguenza danno meno garanzie sulla capacità di poter far fronte ai debiti in caso di contrazione del sistema economico.”

    Questa è un’emerita bestialità, basta dare un’occhiata al welfare tedesco, parliamo della sanità, del suo livello qualitiativo, del REDDITO MINIMO DI CITTADINANZA che in Italia non esiste?
    Tra riceverlo o meno significa vivere o morire per strada. D’altra parte la Fornero è stata chiara, riconoscere tale diritto significa abituare gli italiani a mangiare spaghetti e non fare niente.

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