Cipro potrebbe togliere la sete a Angela Merkel?

Angela Merkel all’inaugurazione dell’Oktoberfest nel 2008 

Angela Merkel beve alla salute dell’Europagermanica, di fatto la cancelliera tedesca sembra più preoccupata delle elezioni tedesche che si terranno a settembre che ai destini dell’Unione europea (sarebbe più giusto dire unione monetaria).

Ognuno è responsabile delle proprie azioni politiche e chi semina vento, inevitabilmente raccoglie tempesta.

In Europa crescono gli euroscettici come dimostra questo Dossier.

Dopo i famigerati PIIGS ora è la volta di Cipro.

Guardando il grafico sopra si rimane sbalorditi….il mantra dei nostri politici è che senza crescita economica non ci può essere stabilità e benessere. Ma Cipro nel periodo 2000/2011 è cresciuta mediamente più della Germania e anche la Spagna,la Grecia e il Portogallo hanno una crescita media di tutto rispetto, ma questo non le ha salvate, sono considerati insieme all’Italia soggetti a rischio di default (fallimento).

Il costo del risanamento bancario in % del PIL

Si grida allo scandalo perchè nelle banche di Cipro ci sono depositi superiori di 8 volte il PIL dell’isola ( ma i capitali esteri non facevano bene alle economie locali).

Il rating di Cipro è dal 2011 al livello di spazzatura, il che ha impedito da allora il rifinanziamento sul mercato del debito pubblico in scadenza (Cipro ha ottenuto un prestito bilaterale dalla Russia e non è riuscita a finalizzarne un altro con la Cina). Il rapido dissesto economico cipriota deriva dall’implosione del sistema bancario locale. Nel 2011 il Fmi aveva verificato che gli asset delle banche erano 152 miliardi di euro, ben oltre otto volte il Pil: su quasi 94 miliardi di depositi, quasi 34 provenivano dall’estero e oltre 17 dalla Grecia. La assoluta dipendenza da capitali esteri e in particolare la pesante esposizione verso la Grecia (complessivamente, nel 2011, pari al 160-170% del Pil cipriota) sono state la causa principale del dissesto bancario. Si pensi che le filiali e succursali di banche estere (in prevalenza greche e russe) nel 2011 avevano asset per quasi il 250% del Pil (43 miliardi), pur senza intessere sostanziali relazioni creditizie con l’economia reale locale. Da tempo a livello internazionale si puntava il dito contro un sistema bancario che sembrava fatto apposta per attrarre (grazie alle basse tasse e all’altrettanto bassa trasparenza) capitali dall’estero. In sintesi: il sistema creditizio è entrato in crisi non a causa di derivati o investimenti rischiosi, ma per l’eccessiva esposizione sull’estero, la ristrutturazione del debito greco ha comportato una perdita di sistema per circa quattro miliardi, gli affidamenti all’economia reale greca (sembra intorno ai 22 miliardi) stanno provocando l’impennata delle sofferenze. In sostanza il default cipriota è un effetto collaterale della soluzione al fallimento greco. Vanno aggiunti a questo scenario il potente deflusso di capitali esteri in corso da mesi (crisi di liquidità) e l’elevata esposizione debitoria privata cipriota, che sta portando, causa recessione, ad un’ulteriore impennata delle sofferenze di origine interna. Ma tutto questo non ci sembra una grande novità, il caso Islandese fa scuola e nel mondo la dimensione della finanza è 12,9 volte maggiore il PIL mondiale, una dimensione esplosa a partire dal 2003 sopratutto nel settore dei derivati.

SE SALTA IL BANCO EUROPEO LA GERMANIA SCOPPIA.

La Germania è il maggior creditore in europa e sta segando il ramo su cui è seduta, se l’euro scoppia la Germania lo segue.

EuroCrisisMonitor small

I saldi dei Target2 parlano chiaro e nel grafico sopra si vede bene.

GLI SQUILIBRI FRA BANCHE CENTRALI

Gli squilibri nelle bilance dei pagamenti di parte corrente dei Paesi europei che non sono stati un problema finchè i mercati finanziari hanno ritenuto che l’appartenenza stessa all’area euro garantisse la solvibilità degli Stati membri. Finchè è durata la compattezza dell’euro, i Paesi in disavanzo hanno potuto finanziare facilmente, con afflussi di capitale dall’estero (anche intraUE), la crescita dei loro disavanzi commerciali e di capitali. La situazione odierna è molto diversa rispetto a quando è stato introdotto l’euro: gli squilibri nelle bilance dei pagamenti fra i principali Paesi si sono gonfiati a dismisura. Vi sono paesi strutturalmente in surplus (Germania, Olanda, Austria, Finlandia) e altri strutturalmente in deficit (Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia): lo squilibrio complessivo era già lievitato da 32 miliardi di dollari nel 2002 a 351 miliardi nel 2008 (il disavanzo della Spagna è passato da 22 a 153 miliardi di dollari, quello della Grecia da 9 a 51). Finchè è stato facile per tutti i Paesi finanziare il debito sul mercato dei capitali, i saldi dei conti Target2 hanno avuto poco significato, seppur in crescita. Dal 2008 in poi la crisi finanziaria ha profondamente modificato il quadro europeo: è sorta nei mercati la percezione dell’esistenza di un rischio Paese anche nell’ambito dell’UE, sia per l’esplosione dei disavanzi di parte corrente di alcuni Stati, sia per il deflagrare dei debiti pubblici nazionali. Il venir meno della fiducia sul debito pubblico ha generato un deflusso di capitali privati (come oggi evidente in Grecia e Spagna), il che rende molto più difficile finanziare il disavanzo corrente della loro bilancia dei pagamenti. Nel complesso, a fine 2011 il sistema registra uno sbilancio di circa 800 miliardi, di cui la gran parte è costituito da crediti della Germania e il resto da crediti di altri Paesi del Nord Europa: i debitori sono soprattutto i Paesi mediterranei (600 miliardi tra Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda).

La BCE non rende pubblici i saldi Target2, visto che a livello europeo crediti e debiti fra singoli Stati si compensano; tuttavia, a livello di singole banche centrali, i dati sono riportati in bilancio poiché si possono avere posizioni a credito o a debito.

Abbiamo detto che il Target2 è stato concepito come un semplice strumento tecnico-contabile per il regolamento delle partite contabili e dei pagamenti. Tuttavia, in seguito allo scoppio delle crisi dei mutui sub-prime nel 2008 e dei debiti sovrani nel 2010, il Target2 è stato impiegato anche per mantenere solvibile l’Eurosistema, ovvero per sostenere i sistemi bancari nazionali più in difficoltà. Le banche centrali nazionali hanno notevolmente aumentato i loro crediti verso le rispettive banche commerciali; per finanziare i prestiti, le banche centrali di Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna hanno reperito liquidità dagli altri istituti centrali europei, in particolare dalla Bundesbank. Dal canto suo, la Bundesbank ha ridotto i finanziamenti a favore delle banche tedesche (che non chiedevano nuovi prestiti) e ha concesso più fondi alle banche centrali dell’Eurosistema.

Questo processo di accumulo di crediti in Germania e di debiti nei Paesi mediterranei ha un limite? Non esiste alcun limite massimo all’accumulo di crediti Target2; al contrario l’ammontare dei debiti Target2 è limitato dal credito complessivo che la BCE eroga a favore dei Paesi in disavanzo, mediante concessione di crediti alle banche (e acquisti di titoli di Stato sul mercato). Quindi la possibilità di compensare surplus e disavanzi di bilancia dei pagamenti all’interno dell’area euro dipende dai limiti imposti dalla BCE. Le operazioni LTRO da mille miliardi di euro (530 miliardi netti) costituiscono prestiti della BCE al sistema bancario. Il credito a tre anni concesso fra dicembre 2011 e febbraio 2012 è finito prevalentemente alle banche dei Paesi con maggiori difficoltà a finanziare il disavanzo della loro bilancia dei pagamenti (Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna, Italia): con ogni probabilità i saldi dei conti Target2 sono lievitati ulteriormente negli ultimi mesi come semplice conseguenza contabile della politica espansiva della BCE. La liquidità ha dato respiro ai Paesi in disavanzo strutturale consentendo loro di continuare a coprire i crediti dei Paesi strutturalmente in surplus.

BCE SENZA ALTERNATIVE

Di fatto in Italia e negli altri Paesi debitori dell’Eurozona già da molti anni si accumulano deficit delle partite correnti (commerciali), che comunque tendono a ridursi, anche se negli ultimi tempi in maniera non molto pronunciata. Invece è cambiato il comportamento degli investitori (flussi di capitali), che non sono più disponibili a investire nei Paesi a rischio; anche i residenti nei Paesi in difficoltà finanziaria stanno facendo affluire i risparmi in Germania. Assistiamo quindi ad una fuga di capitali intraUE e internazionali dai Paesi percepiti a rischio verso la Germania, in questo contesto solo attraverso la garanzia fornita dalla BCE è possibile il rinnovo dei crediti alle banche dei Paesi in difficoltà. La BCE non ha avuto scelta nel suo operato, e lo si comprende chiaramente considerando le alternative. Se la BCE avesse assistito alla fuga di capitali senza concedere credito al sistema, le banche del sud Europa (le uniche che avevano bisogno di credito) sarebbero state obbligate a ridurre pesantemente gli attivi nei loro bilanci. Il credit crunch (e forse anche l’insolvenza) delle banche dell’Europa meridionale sarebbe stato inevitabile. Come conseguenza, gli investitori tedeschi avrebbero perso una parte del loro capitale investito in questi Paesi e gli effetti della crisi sarebbero stati forti anche nell’economia reale tedesca. E’ necessario confrontare l’immissione di liquidità della BCE criticata dalla Bundesbank (di cui l’esplosione dei saldi Target2 è una conseguenza contabile) con uno scenario di insolvenza generalizzata: l’alternativa al LTRO sarebbe stata una ridotta offerta di liquidità e gli esiti per l’Europa (ma anche per la Germania) sarebbero stati devastanti. La BCE, quindi, ha sterilizzato temporaneamente gli effetti degli squilibri commerciali cui si sono aggiunti i deflussi di capitali; ma è evidente che nel medio termine la sopravvivenza dell’euro dipende dal superamento degli squilibri strutturali, quindi dalla rimozione del divario di competitività accumulato all’interno dell’unione monetaria.

Sfatiamo un mito, euro non è obbligatoriamente Stai Uniti  D’Europa.

LA TEORIA DELLE AREE VALUTARIE OTTIMALI (AVO)

“La teoria mundelliana dell’OCA dice in sostanza che se regioni economiche strutturalmente diverse per produttività e/o per propensione inflattiva adottano una stessa moneta, gli squilibri economici fra le regioni stesse aumenteranno invece di diminuire e aumenteranno anche perche’ viene tolta la possibilità del riaggiustamento della competitività fra regioni (paesi) attraverso il tasso di cambio. La moneta unica sara’ possibile e benefica solo in presenza di politiche di convergenza strutturale delle economie stesse, cioe’ di convergenza della produttività dei fattori produttivi nelle varie regioni pur mantenendo esse stesse delle specializzazioni diverse. Senza questa convergenza la moneta unica penalizza sempre il più debole che deve fare continue svalutazioni interne del valore dei suoi fattori di produzione: salari e capitale fisso tangibile e intangibile. Il paese debole deve cioè accettare un impoverimento relativo fino a quando la sua economia diventa competitiva. Purtroppo politiche deflattive/depressive, sopratutto in presenza di un demoltiplicatore sul debito pubblico (surplus di bilancio) inducono ulteriori indebolimenti e perdite di produttività. Quindi? Senza la flessibilità del cambio non si hanno strumenti che nel breve periodo possano invertire la rotta. I dati economici sull’export, sviluppo del PIL, valore dei salari e del capitale fisso fra Germania e Italia fra il 1999 e oggi indicano empiricamente che sta accadendo esattamente come previsto dall’OCA.”

Rendimento Obbligazioni

In conclusione: La Germania sta tirando troppo la corda con il rigore dell’austerità, siamo al limite del Puritanesimo Protestante assunto Teologicamente a modello per purificare L’Europa. Con il risultato che si è creato un differenziale dello spread che sta a significare che per i mercati esiste già un euro per ogni singolo stato. E A QUESTO PUNTO, LA DOMANDA E’: CHE CI STIAMO A FARE NELL’EURO (INTESO COME MONETA) PORTATORE DI LACRIME, SANGUE E MISERIA?

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Approfondimenti.

Un viaggio nell’oscuro mondo delle banche di Éric Toussaint

UE: Adesione di Cipro e Malta all’euro (2008)

Repubblica: Cipro e Malta adottano l’euro moneta unica in 15 Paesi

Fisco Oggi: Cipro, l’euro non fa paura al Fisco

Il Corriere Della Sera: Cipro, un’ isola da conquistare

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