Letta sfascerà l’Italia?

Purtroppo temo di si!
Letta è persona poco felice con le esternazioni, memorabile è questa ” è un miracolo che sia stato eletto” scritta su un pizino a Monti subito dopo la sua elezione.Credo che la maggioranza degli Italiani avrebbe volentieri rinunciato a tanta grazia “divina”.

Ieri da Bruxelles il primo ministro E.Letta ci ha omaggiato di un’altra sua perla.
«Adesso sta alle imprese, le imprese non hanno alibi, possono assumere giovani» con una forte defiscalizzazione, «ovviamente a tempo indeterminato»

A questo punto mi sorge un dubbio: Ma Letta ci prende per i fondelli o è proprio incompetente?
Purtroppo per noi penso che la verità sia un mix delle due perplessità.Letta è un ex Democristiano uno che si definisce un ragazzo di B.Andreatta (quello del divorzio nel 1981 insieme a Ciampi fra Ministero dell’economia e banca D’Italia che è la causa del nostro debito pubblico). Per chi vuole approfondire la questione del divorzio fra Ministero dell’economia e Banca D’Italia consiglio questi tre post dell’amico di Giorgio Di Maio Post 1Post 2 e Post 3.

Ma veniamo ai giorni nostri.
Le affermazioni di Letta fatte a Bruxelles sono esternazioni che non avranno nessun risultato sul fronte dell’occupazione giovanile. Le politiche di Letta si basano sull’assunto economico che è l’offerta che genera la domanda (legge di Say), ma la storia economica dopo Keynes, e i dati statistici attuali dell’Italia ci dicono il contrario, è la domanda che influenza l’offerta, e la domanda è strettamente collegata alla capacità di spesa di famiglie e imprese. Anzi! a dire il vero, Keynes affermava che ci poteva essere stagnazione economica anche in una situazione di apparente stabilità e questo accadeva perchè le imprese e le famiglie non avevano abbastanza fiducia nel futuro, e di conseguenza avrebbero rimandato gli investimenti (ci si limita al consumo quotidiano) a periodi migliori. In questi casi come affermava Keynes “si può portare il cammello all’abbeveratoio ma non si può obbligarlo a bere”. Per questo motivo Keynes sosteneva che in tempi di crisi economica deve essere lo Stato a dover intervenire alimentando la domanda aggregata in modo da  far ripartire l’economia, questo non vuol dire spendere a casaccio! ma più semplicemente, vuol dire anticipare o stimolare alcuni investimenti pubblici. Le opere pubbliche, sono beni della collettività e ne usufruiamo tutti, Esempio: se anticipiamo la spesa per il risanamento idrogeologico del territorio a rischio di inondazioni, non solo creiamo lavoro interno, ma evitiamo morti e danni (insomma in una economia che si basa sulla contabilità per cicli economici oltre al sacrosanto dovere che ha lo Stato di tutelare la vita umana si risparmia anche).

Capite ora, che anche la seconda affermazione di Letta ” io non sono qui per sfasciare i conti pubblici” è completamente fuori luogo per un primo Ministro che realmente vuole fare qualcosa per l’occupazione. Inoltre, il decreto varato dal governo che vuole aumentare  l’anticipazione dell’acconto IRES, è una ulteriore mazzata in una situazione già devastata dall’IMU, dalla stretta creditizia e dal calo del reddito Nazionale.

Letta spera in un miracolo che non ci sarà!

I tentennamenti e i rimandi di E.Letta mi fanno presumere che lui speri:

– nelle elezione di settembre in Germania,nella speranza che dopo la Germania sia più elastica con i vincoli Europei anche a causa del suo rallentamento economico,

– e che le misure sul lavoro giovanile diano una spinta di competitività alle imprese esportatrici facendogli abbassare il costo del lavoro.

Strategia sbagliata!

– L’obbiettivo della Germania anche dopo le elezioni,sarà quello di mantenere le sue quote di mercato e non concederà nulla ai propri avversari (non esiste l’Europa esiste L’euro che è un vincolo monetario),

– Gli sgravi sul lavoro giovanile sono vincolati all’obbligo del contratto a tempo indeterminato, di conseguenza creano un vincolo sui costi fissi dell’azienda proiettati nel futuro, in una situazione di crisi che ormai dura da anni e della quale non si vede ancora la famosa luce in fondo al tunnel di montiana memoria, sarà difficile che questa misura abbia successo !

Le aziende Italiane con la crisi o chiudono o delocalizzano, non sarà certo lo sgravio fiscale per 18 mesi che creerà un incentivo sufficiente all’assunzione, in un sistema che è affossato dalla burocrazia e dalla vessazione verso il contribuente.

Le imprese esportatrici, troveranno più conveniente andare nei paesi dell’est Europa dove un operaio costa 200 euro al mese e lo Stato da: incentivi fiscali,aree a basso costo e tassazione di favore.I piccoli imprenditori che operano su base nazionale fanno i conti a medio e lungo termine e l’obbligo del contratto a tempo indeterminato crea vincoli sulle prospettive future per l’equilibrio economico e finanziario dell’impresa. In oltre in Italia c’è l’aggiunta dell’aggravante che i benefici fiscali dovuti alla nuova assunzione vengono penalizzati dall’imposta IRAP  che è un’imposta unica al mondo di cui l’Italia ha il primato e che tassa il costo del lavoro.

Conclusione.

Crescita PIL Mondiale

Fonte grafico Rapporto ICE  2012 sul commercio internazionale

In un contesto dove il commercio internazionale aumenta ma la crescita del PIL mondiale ristagna si subisce l’effetto torta,se una torta è per dieci persone e a tavola siamo in 12 è ovvio che le fette di torta che toccano a ciascuno sono inevitabilmente più piccole. Durante le crisi economiche purtroppo  nel commercio internazionale accade una cosa sgradevole la torta diminuisce e gli Stati pensano ognuno ai loro problemi cercando di accaparrarsi tramite le imprese nazionali più fette di torta possibile (quote di PIL mondiale). In questa competizione spesso vincono le imprese che si posizionano su una leaderschip di costo inferiore ai loro concorrenti. In una competizione che si basa solo sul costo del prodotto spesso vincono i paesi con un costo del lavoro basso,o paesi come la Germania che hanno effettuato un mix fra riduzione del salario  nazionale con l’introduzione dei contratti di lavoro definiti Mni Job, ma offre comunque un prodotto con un rapporto prezzo/qualità sopratutto nel settore automobilistico alto. Queste due combinazioni consentono alla Germania di cogliere le opportunità del commercio internazionale posizionandosi su nicchie di mercato con prodotti che non sono in competizione  con quelli dei paesi emergenti.

PIL reale per area geografica

Fonte grafico Rapporto ICE  2012 sul commercio internazionale

Cosa deve fare l’Italia?

Pensare di imitare la Germania nel brave periodo è sbagliato, noi non siamo tedeschi e il Capitalismo renano  in Germania ha una storia di circa settanta anni. In tempi di crisi con il mercato mondiale che non cresce a sufficienza bisogna puntare sui due assi keynesiani.

Nel breve periodo: riduzione del cuneo fiscale per abbassare il costo del lavoro in maniera da rendere più competitive le imprese nazionali, riduzione dell’imposizione fiscale sui redditi bassi per alimentare la domanda interna con un aumento dei consumi, allentamento del patto di stabilità per attuare un piano di opere pubbliche a livello nazionale in tutti i comuni , una normativa bancaria che penalizzi le banche che non sono funzionali alla crescita economica, quest’ultima soluzione si può ottenere  con un tassazione differenziata e di vantaggio per le banche che concedono credito a imprese e famiglie per  effettuare investimenti in misura non inferiore all’80% dei loro impieghi. Revisione della legge sui tassi di interesse effettivi globali medi ( soglia tassi di usura) che non dovono superare 3 punti percentuale dell’Euribor, cosi come è attualmente la legge sui tassi di interesse è di fatto una legalizzazione all’usura bancaria. Chi chiede credito per fare investimenti di fatto contribuisce allo sviluppo economico e al benessere sociale.

Nel lungo periodo: Per il commercio internazionale vale la massima di keynes “ Supponiamo che vi siano due paesi dove i fattori della produzione abbiano esattamente la stessa efficienza e che intrattengano relazioni commerciali e finanziarie simili quelle oggi esistenti, [……]. Si supponga che il partito degli alti salari ( qui Keynes intende aumento salariale a completo carico dell’imprenditore) raggiunga i suoi obbiettivi in un paese, ma non nell’altro . Ne consegue che il capitalista riceverà una più alta remunerazione del capitale investito nel paese con bassi salari. Di conseguenza preferirà investire i suoi capitali in quei paesi dove sono meglio remunerati. Ne consegue che il paese degli alti salari subirà una maggiore disoccupazione[……].In conclusione le conseguenze di una estrema libertà dei mercati che viene concessa alla finanza che investe all’estero dove viene meglio retribuito l’investimento dei capitali, a causa di una diversità storica e socioeconomica mi a sempre turbato. “ Fino a che punto è legittimo investire in paesi con condizioni socioeconomiche diverse godendo dei vantaggi dei bassi salari, aumentando e migliorando gli utili delle nostre aziende Nazionali.”

Tradotto: I paesi occidentali che sono di fatto le maggiori economie Democratiche devono pretendere che nel commercio internazionale siano introdotte regole che limitino la competizione che si basa solo sul costo del salario e sullo sfruttamento dell’uomo. Nelle fabbriche Cinesi i lavoratori percepiscono 200 euro al mese per 60 ore settimanali e consentono lo sfruttamento della manodopera minorile (Bimbi schiavi nelle fabbriche dell’iPad). Nelle fabbriche dell’est Europeo i lavoratori percepiscono 200 euro al mese per 40 ore settimanali, ma per vivere anche in Bulgaria una famiglia di 4 persone necessita almeno di 900 euro al mese, insomma anche qui nel cuore della civile Europa il Capitalismo pretende che i minorenni lavorino se voglio mangiare. Sul versante delle banche: bisogna separare le banche commerciali dalle banche di affari, in maniera che il rischio di fallimento non ricada sul contribuente, nessuno deve più essere To Big To Fail a spese dei contribuenti. Le BCE anche se non monetizza il debito pubblico deve comunque indicare una soglia oltre il quale è disposta a comprare il debito degli Stati, non è ammissibile il giudizio sul merito di credito degli stati sovrani sia il solito che viene usato per le imprese private, non è così l’aggettivo “Sovrano” significa che ha il controllo e la disponibilità illimitata della sua moneta e di conseguenza può sempre ripagare il suo debito pubblico se è contratto in moneta nazionale, e questo taglia alla fonte ogni possibilità di speculazione sul debito pubblico .

Approfondimenti.

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